Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 34042 del 19/12/2019

Cassazione civile sez. I, 19/12/2019, (ud. 23/10/2019, dep. 19/12/2019), n.34042

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – rel. Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. SCORDAMAGLIA Irene – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso 7459/2018 proposto da:

G.B., elettivamente domiciliato in Roma Viale Di Vigna

Pia, 60 presso lo studio dell’avvocato Ivan Pupetti che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, domiciliato ex lege in Roma Via Dei

Portoghesi 12 Avvocatura Generale Dello Stato che lo rappresenta e

difende;

– controricorrente –

avverso il provvedimento del GIUDICE DI PACE di ROMA depositato il

5/2/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

23/10/2019 dal cons. Dott. Marco Marulli.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. G.B., cittadina nigeriana, ricorre a questa Corte avverso l’epigrafata ordinanza con la quale il Giudice di Pace di Roma, attinto dalla medesimo ai sensi del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 13, comma 8 e D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, art. 18 ha respinto il ricorso avverso il decreto di espulsione del Prefetto di Roma e ne chiede la cassazione sul rilievo 1) della violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 2, lett. b), posto che il decidente, nel rigettare il gravame in punto di motivazione dell’impugnato provvedimento, aveva ravvisato nella specie la sussistenza dell’ipotesi di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 2, lett. a), sebbene l’espulsione fosse stata decretata in relazione alla diversa ipotesi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 2, lett. b); 2) della violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 3 e 7, posto che il decidente, nel rigettare il gravame in punto di motivazione dell’impugnato provvedimento, aveva ritenuto che con esso si fosse voluta eccepire la nullità del decreto per non essere stato tradotto in lingua madre, sebbene, al contrario, si fosse eccepito che la contestazione del fatto fosse stata operata mercè il solo richiamo alle norme violate e senza descrizione della condotta.

Al proposto ricorso resiste il Ministero dell’Interno.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

3. Poichè il proposto ricorso risulta notificato alla Prefettura di Roma presso l’Avvocatura Generale dello Stato, che non consta abbia assunto la difesa della detta amministrazione nella pregressa fase di merito per mezzo dell’Avvocatura distrettuale competente, deve essere dichiarata la nullità della predetta notifica e ne va ordinata perciò la rinnovazione in assegnando termine posto che “in analogia con il modello procedimentale delineato, in tema di sanzioni amministrative, dalla L. n. 689 del 1981, art. 13, comma 3 e 7, il ricorso per cassazione avverso il provvedimento emesso all’esito del giudizio di opposizione al decreto prefettizio di espulsione dello straniero deve essere proposto, a pena di inammissibilità, nei confronti dell’autorità che ha emanato il decreto impugnato e notificato presso di essa, salvo che nella precedente fase di merito il patrocinio non sia stato assunto dall’Avvocatura dello Stato. Ne consegue che, nel caso in cui il ricorso sia stato proposto nei confronti del Prefetto ma notificato all’Avvocatura dello Stato, benchè questa nella precedente fase di merito non ne abbia assunto la difesa, detta notificazione è da ritenersi nulla e, come tale, rinnovabile, ai sensi dell’art. 291 c.p.c., presso l’ufficio dell’autorità amministrativa intimata, dovendosi d’altra parte escludere, stante l’autonomia funzionale specificamente attribuita al Prefetto nei giudizi regolati dal D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, artt. 13 e 13-bis che la eventuale costituzione del Ministero dell’interno, in persona del Ministro, possa comportare la sanatoria della nullità rilevata” (Cass., Sez. I, 29/12/2005, n. 28852).

3. La trattazione della causa va perciò rinviata a nuovo ruolo con assegnazione al ricorrente di termine per provvedere all’incombente.

P.Q.M.

Dichiara la nullità della notificazione, ne ordina la rinnovazione entro il termine di giorni sessanta dalla comunicazione della presente ordinanza e rinvia la causa a nuovo ruolo.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione prima civile, il 23 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 19 dicembre 2019

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