Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 34008 del 19/12/2019

Cassazione civile sez. trib., 19/12/2019, (ud. 07/11/2019, dep. 19/12/2019), n.34008

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. ZOSO Liliana Maria Teresa – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16927-2014 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

SERVIZI AMBIENTALI PIEMONTESI SRL, elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA DI VILLA SACCHETTI 9, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE

MARINI, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato

ERNESTINA POLLAROLO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 198/2013 della COMM.TRIB.REG. di TORINO,

depositata il 20/12/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

07/11/2019 dal Consigliere Dott. MAURA CAPRIOLI.

Fatto

RITENUTO

che:

Con sentenza nr 198/2013 la CTR di Torino accoglieva l’appello proposto da Servizi Ambientali Piemontesi s.r.l. avverso la sentenza nr 168/2010 della CTP di Alessandria con cui era stato respinto il ricorso proposto dalla contribuente in ordine all’avviso di liquidazione relativo alla revoca dell’agevolazione fiscale prevista dalla L. n. 388 del 2000, art. 33, comma 3, in occasione dell’acquisto di terreno del 19.7.2004 compreso in area soggetta a piani urbanistici particolareggiati.

Il Giudice di appello riteneva sussistenti le condizioni previste dalla legge per fruire del beneficio fiscale dell’aliquota ridotta anche nel caso,come nella specie, di ricorso allo strumento del leasing immobiliare nella forma di” lease back” in cui il primo acquirente è il soggetto del contratto di lease back connesso al contratto di sale.

Avverso tale sentenza l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo cui resiste con controricorso la società contribuente.

Diritto

CONSIDERATO

che:

La ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione della L. n. 388 del 2000, art. 33, comma 3, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Critica in particolare il ragionamento seguito dalla CTR che muovendo da un non corretto inquadramento dei rapporti commerciali intercorsi fra la società Servizi Ambientali Piemontesi s.r.l. e la società Hypo Vorarberg Leasing ha ritenuto che non fossero venute meno le condizioni per fruire dell’agevolazione fiscale in capo alla società contribuente.

Contesta la qualificazione data al suddetto rapporto che, ad avviso della ricorrente,non sarebbe riconducibile alla figura negoziale del sale and lease back non rivenendosi in esso gli elementi che contraddistinguono tale modello contrattuale.

Osserva comunque anche a voler inquadrare l’operazione conclusa dalla contribuente nell’alveo del contratto di sale and lease back la CTR avrebbe omesso di considerare che la proprietà dell’immobile ceduto alla società di leasing si trasferisce a pieno titolo in capo a quest’ultima,la quale stipula un contratto di vendita del bene e ne paga il prezzo al cedente.

Sostiene pertanto che la cessione alla Hypo Vorarlberg Leasing s.p.a. delle aree fabbricabili in precedenza acquistate dalla Servizi Ambientali Piemontesi s.r.l. e da quest’ultima non edificate prima della conclusione di tale operazione, avrebbe fatto decadere la contribuente dalle agevolazioni richieste.

La questione controversa,a prescindere dall’inquadramento giuridico del rapporto, è data dalla legittimità di un provvedimento di decadenza dall’agevolazione di cui alla L. n. 388 del 2000, art. 33, comma 3, nel caso in cui l’acquirente che ne ha usufruito provveda entro il termine quinquennale non direttamente alla edificazione del terreno acquistato ma per il tramite di una società di leasing cui viene trasferito il diritto di superficie e con la quale viene contestualmente stipulato un contratto di leasing che preveda la concessione in locazione finanziaria alla cedente di immobili ancora non realizzati ma da effettuare ad opera della stessa società di leasing.

Il motivo è fondato.

Ai fini di una corretta soluzione del problema è necessario muovere dal quadro di riferimento normativo.

In questa prospettiva giova ricordare che la L. n. 388 del 2000, art. 33, comma 3, come modificato dal D.L. n. 4 luglio 2006, n. 223, conv. con modificazioni dalla L. 4 agosto 2006, n. 248, consente le agevolazioni ai trasferimenti di immobili in piani urbanistici particolareggiati, diretti all’attuazione dei programmi prevalentemente di edilizia residenziale convenzionata pubblica, comunque denominati, realizzati in accordo con le amministrazioni comunali per la definizione dei prezzi di cessione e di canoni di locazione, a condizione che l’utilizzazione edificatoria avvenga entro cinque anni dal trasferimento. Questa Corte, con numerose decisioni (ex plurimis v. Cass. sent. n. 16835 del 2008; id. n. 11786 del 2008, id. n. 28010 del 2009, id. n. 829 del 2012; ord. n. 7438 del 2009, sent. n. 29612 del 20119) ha dedotto la ragione della norma nella “inequivoca intenzione del legislatore di agevolare non solo l’attività propriamente edificatoria (per i noti riflessi economici anche collettivi), ma anche in quella di favorire, apprestando un incentivo fiscale, lo sviluppo equilibrato del territorio” (Cass. n. 20864 del 2008, ord. n. 7438 del 2009; Cass. 6-5 ord. n. 722 del 16.1.2015).

In altri termini, scopo dell’agevolazione fiscale sull’imposta di registro è quello di favorire l’armonica urbanizzazione di lotti inutilizzati attraverso l’attuazione di piani edilizi convenzionati, e dunque incentivare lo sviluppo del territorio secondo i parametri e gli schemi individuati dall’ente locale nello strumento urbanistico.

Orbene, sulla base di tali premesse, con indirizzo costante di questa Corte, a cui si intende dare continuità: “Il beneficio dell’assoggettamento dell’imposta di registro nella misura dell’1 per cento ed alle imposte ipotecarie e catastali in misura fissa, previsto dalla L. n. 388 del 2000, art. 33, comma 3, per i trasferimenti di immobili situati in aree soggette a piani urbanistici particolareggiati, comunque denominati, si applica a condizione che l’utilizzazione edificatoria avvenga, ad opera dello stesso soggetto acquirente, entro cinque anni dall’acquisto.

La disposizione agevolativa, ispirata alla “ratio” di diminuire per l’acquirente edificatore il primo costo di edificazione connesso all’acquisto dell’area, appare, infatti, di stretta interpretazione, ai sensi dell’art. 14 preleggi, e sarebbe sospetta di incostituzionalità se il predetto beneficio potesse essere ricollegato alla tempestività dell’attività edificatoria di un successivo acquirente” (v. Cass. n. 7438 del 2009, n. 18679 del 2010, n. 722 del 2015; Cass. 2017 nr 21815).

Nella specie, individuato lo scopo primo della norma nell’assicurare l’equilibrato assetto del territorio e nell’incentivazione dello sviluppo urbanistico, secondo i parametri e gli schemi individuati dall’ente territoriale nello strumento urbanistico, è incontestato al di là della qualificazione giuridica da dare al rapporto che la società acquirente, che ha beneficiato dell’agevolazione fiscale, non abbia realizzato integralmente le potenzialità edificatorie dell’area al fine della compiuta realizzazione della condizione risolutiva legale posta dal medesimo art. 33, comma 3 (“a condizione che l’utilizzazione edificatoria avvenga entro cinque anni dal trasferimento”) a nulla rilevando la circostanza che l’acquirente/cedente e l’utilizzatore degli immobili costruiti sull’area coincidano.

Ai fini della concessione del beneficio fiscale è rilevante l’identità soggettiva dell’acquirente che ne usufruisce e di colui che provvede entro il quinquennio all’utilizzazione edificatoria del bene.

Da quanto sopra consegue che non si possono ritenere realizzati i presupposti per poter usufruire dell’agevolazione di cui alla L. n. 388 del 2000, art. 33, comma 3.

In conclusione, il ricorso va accolto e la sentenza va cassata e non essendo necessari ulteriori accertamenti va decisa nel merito con il rigetto dell’originario ricorso della contribuente.

Tenuto conto del recente consolidarsi della giurisprudenza di legittimità sulle questioni oggetto del ricorso, rispetto all’epoca dell’introduzione del giudizio, si compensano le spese di lite.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso,cassa la decisione impugnata e decidendo nel merito rigetta l’originario ricorso della contribuente; compensa le spese del merito e della legittimità

Così deciso in Roma, il 7 novembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 19 dicembre 2019

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