Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3399 del 08/02/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. VI, 08/02/2017, (ud. 24/11/2016, dep.08/02/2017),  n. 3399

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – rel. Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2124/2016 proposto da:

F.G., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la

CANCELLERIA della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato MARCELLO DI VIVO, giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

N.F.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1089/2015 del TRIBUNALE di FOGGIA, depositata

il 12/05/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

24/11/2016 dal Consigliere Dott. MARCO DELL’UTRI.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Ai sensi dell’art. 38o-bis c.p.c., è stata depositata la seguente relazione:

“1. Il Tribunale di Foggia, in accoglimento dell’appello proposto da N.F. avverso un’ordinanza del giudice di pace di Foggia (nella parte in cui, pur rilevando il difetto di competenza del giudice adito, ha erroneamente disposto la compensazione delle spese del giudizio intercorso tra il medesimo N. e F.G.), ha condannato quest’ultimo a rimborsare al N. le spese di entrambi i gradi della lite.

“2. Avverso la sentenza d’appello, ha proposto ricorso per cassazione F.G. sulla base di due motivi d’impugnazione.

“3. N.F. non ha svolto difese in questa sede.

“4. Osserva il relatore che il ricorso può essere trattato in Camera di consiglio, in applicazione degli artt. 375, 376 e 380-bis c.p.c., in quanto appare destinato ad essere dichiarato inammissibile.

“5. Con il primo motivo, il ricorrente censura la sentenza impugnata per nullità della sentenza o del procedimento (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4), per avere il Tribunale di Foggia omesso di adempiere ai doverosi accertamenti processuali circa l’ammissibilità dell’appello in relazione alla relativa tempestività, nonchè in relazione ai diversi adempimenti concernenti la regolare formazione del fascicolo d’appello, incorrendo nelle ulteriori irregolarità specificamente segnalate nel corpo del ricorso.

“6. Con il secondo motivo, il ricorrente si duole della violazione dell’art. 306 c.p.c., in cui sarebbe incorso il Tribunale di Foggia, per aver omesso di valorizzare l’avvenuta rinunzia all’appello da parte del N., con la conseguenza estinzione del giudizio di secondo grado erroneamente non pronunciata con il provvedimento impugnato.

“7. Entrambi i motivi sono inammissibili per difetto di autosufficienza.

“Secondo l’art. 366 c.p.c., n. 6, il ricorso deve contenere, a pena di inammissibilità, la specifica indicazione degli atti processuali, dei documenti e dei contratti o accordi collettivi sui quali il ricorso si fonda.

“Tale prescrizione postula – secondo il costante e consolidato insegnamento di questa Corte (cfr., ex plurimis, Sez. 5, Sentenza n. 26174 del 12/12/2014, Rv. 633667) – che, dovendo provvedersi all’individuazione di tali atti con riferimento alla sequenza dello svolgimento del processo inerente alla documentazione, come pervenuta presso la Corte di cassazione (Sez. 3, Sentenza n. 8569 del 09/04/2013, Rv. 625839), il ricorrente, anche in unione a quanto previsto dall’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4 (che sanziona in termini di improcedibilità il ricorso, il cui deposito non sia accompagnato pure dal deposito degli atti processuali, dei documenti e degli accordi collettivi su cui si fonda) sia chiamato ad assolvere un duplice onere processuale. Ove, invero, egli intenda dolersi dell’omessa o erronea valutazione di un documento da parte del giudice del merito, il requisito in parola s’intende soddisfatto, allorchè il ricorrente produca il documento agli atti e ne riproduca il contenuto. Il primo onere va adempiuto indicando esattamente nel ricorso in quale fase processuale e in quale fascicolo di parte si trovi il documento; il secondo deve essere adempiuto trascrivendo o riassumendo nel ricorso il suo esatto contenuto (v. Sez. L, Sentenza n. 2966 del 07/02/2011, Rv. 616097). In altri termini, occorre non solo che la parte precisi dove e quando il documento asseritamente ignorato dai primi giudici o da essi erroneamente interpretato sia stato prodotto nella sequenza procedimentale che porta la vicenda al vaglio di legittimità; ma al fine di consentire al giudice di legittimità di valutare la fondatezza del motivo senza dover procedere all’esame dei fascicoli di ufficio o di parte, occorre altresì che detto documento ovvero quella parte di esso su cui si fonda il gravame sia puntualmente riportata nel ricorso nei suoi esatti termini.

“L’inosservanza anche di uno soltanto di questi oneri viola il precetto di specificità di cui al citato art. 366, comma 1, n. 6 e rende il ricorso conseguentemente inammissibile (Sez. 5, Sentenza n. 26174 del 12/12/2014, cit.).

“E’ appena il caso di ricordare come tali principi abbiano ricevuto l’espresso avallo della giurisprudenza delle Sezioni Unite di questa Corte (cfr, per tutte, Sez. Un., Sentenza n. 16887 del 05/07/2013), le quali, dopo aver affermato che la prescrizione dell’art. 366 c.p.c., n. 6, è finalizzata alla precisa delimitazione del thema decidendum, attraverso la preclusione per il giudice di legittimità di porre a fondamento della sua decisione risultanze diverse da quelle emergenti dagli atti e dai documenti specificamente indicati dal ricorrente, onde non può ritenersi sufficiente in proposito il mero richiamo di atti e documenti posti a fondamento del ricorso nella narrativa che precede la formulazione dei motivi (Sez. Un., Sentenza n. 23019 del 31/10/2007, Rv. 600075), hanno poi ulteriormente chiarito che il rispetto delle citata disposizione del codice di rito esige che sia specificato in quale sede processuale nel corso delle fasi di merito il documento, pur eventualmente individuato in ricorso, risulti prodotto, dovendo poi esso essere anche allegato al ricorso a pena d’improcedibilità, in base alla previsione del successivo art. 369, comma 2, n. 4 (cfr. Sez. Un., Sentenza n. 28547 del 02/12/2008 (Rv. 605631); con l’ulteriore precisazione che, qualora il documento sia stato prodotto nelle fasi di merito e si trovi nel fascicolo di parte, l’onere della sua allegazione può esser assolto anche mediante la produzione di detto fascicolo, ma sempre che nel ricorso si specifichi la sede in cui il documento è rinvenibile (cfr. Sez. Un., Ordinanza n. 7161 del 25/03/2010, Rv. 612109, e, con particolare riguardo al tema dell’allegazione documentale, Sez. Un., Sentenza n. 22726 del 03/11/2011, Rv. 619317).

“7.1. Nella violazione dei principi sin qui rassegnati deve ritenersi incorso l’odierno ricorrente, atteso che lo stesso, nel dolersi che il giudice di secondo grado avrebbe omesso di verificare l’intempestività dell’appello o la relativa rinuncia ad opera della controparte, trascurando l’adempimento dei diversi oneri allo stesso imposti ai fini della regolarità del procedimento, ha tuttavia omesso di allegare al ricorso tutti gli atti processuali e i documenti attestanti l’effettività delle omissioni e degli inadempimenti denunciati a carico del giudice d’appello, con ciò precludendo a questa Corte ogni possibilità di apprezzare il contenuto delle doglianze proposte al fine di giudicarne l’eventuale fondatezza.

“8. Si ritiene, pertanto, che il ricorso vada trattato in camera di consiglio per essere dichiarato inammissibile”;

2. Le parti non hanno presentato memorie ex art. 380-bis c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

3. A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella Camera di consiglio, ritiene il Collegio di condividere i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione trascritta e di doverne fare proprie le conclusioni.

4. Il ricorso dev’essere pertanto dichiarato inammissibile.

5. Non vi è luogo all’adozione di alcun provvedimento in ordine alla regolazione delle spese del giudizio di legittimità, non avendo l’intimato svolto alcuna difesa in questa sede.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Nulla sulle spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3, il 24 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 8 febbraio 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA