Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3396 del 03/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 03/02/2022, (ud. 30/11/2021, dep. 03/02/2022), n.3396

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCODITTI Enrico – Presidente –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – rel. Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 444-2021 proposto da:

I.R., B.M.M., B.A.,

domiciliati presso la cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE, PIAZZA

CAVOUR, ROMA, rappresentati e difesi dall’avvocato MUSTO PASQUALE;

– ricorrenti-

contro

VERTI ASSICURAZIONI SPA, in persona del procuratore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA F. CORRIDONI 25, presso lo

studio dell’avvocato CIARALLI MARCO, che la rappresenta e difende;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

contro

BR.SO.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1815/2020 del TRIBUNALE di LATINA, depositata

l’08/10/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 30/11/2021 dal Consigliere Relatore Dott. PELLECCHIA

ANTONELLA.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. B.M.M. convenne in giudizio, dinanzi al Giudice di Pace di Latina, Br.So. e la Direct Line Insuance (oggi Verti Assicurazioni S.p.a.) al fine di sentirli condannare al risarcimento dei danni subiti in occasione del sinistro stradale verificatosi in seguito ad un tentativo di sorpasso della convenuta Br.So..

Nel giudizio così introdotto intervennero B.A. e I.R., in qualità di terzi trasportati nel veicolo condotto dall’attore, deducendo di aver subito dei danni e chiedendone il risarcimento.

Il Giudice di pace, essendo gli attori rimasti privi di procuratore per rinuncia al mandato, non ammise la istanza istruttorie formulate in citazione dichiarando l’attore decaduto. Trattenuta la causa in decisione, con sentenza n. 288 del 21 febbraio 2019, rigettò la domanda attorea.

2. Il Tribunale di Latina, con sentenza n. 3143 del 9 ottobre 2020 ha rigettato l’appello proposto da B.M.M., B.A. e I.R..

3. Avverso tale pronuncia B.M.M. e B.A. e I.R. propongono ricorso per cassazione sulla base di un unico motivo.

Resiste la Verti Assicurazioni S.p.a. con controricorso proponendo altresì ricorso incidentale condizionato.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

4. Con l’unico motivo di ricorso i ricorrenti lamentano violazione e falsa applicazione degli artt. 177,178,188 e 189 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 per aver la Corte d’Appello confermato la decadenza dalle richieste istruttorie e per non aver rilevato che gli attori non avrebbero potuto avanzare alcuna istanza di revoca in sede di precisazione delle conclusioni essendo sprovvisti di un procuratore.

5. Il ricorso non rispetta il requisito della esposizione sommaria dei fatti, prescritto a pena di inammissibilità del ricorso per cassazione dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3, che, essendo considerato dalla norma come uno specifico requisito di contenuto -forma del ricorso, deve consistere in una esposizione che deve garantire alla Corte di cassazione, di avere una chiara e completa cognizione del fatto sostanziale che ha originato la controversia e del fatto processuale, senza dover ricorrere ad altre fonti o atti in suo possesso, compresa la stessa sentenza impugnata (Cass. sez. un. 11653 del 2006). La prescrizione del requisito risponde non ad un’esigenza di mero formalismo, ma a quella di consentire una conoscenza chiara e completa dei fatti di causa, sostanziali e o processuali, che permetta di bene intendere il significato e la portata delle censure rivolte al provvedimento impugnato (Cass. sez. un. 2602 del 2003). Stante tale funzione, per soddisfare il requisito imposto dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3, è necessario che il ricorso per cassazione contenga, sia pure in modo non analitico o particolareggiato, l’indicazione sommaria delle reciproche pretese delle parti, con i presupposti di fatto e le ragioni di diritto che le hanno giustificate, delle eccezioni, delle difese e delle deduzioni di ciascuna parte in relazione alla posizione avversaria, dello svolgersi della vicenda processuale nelle sue articolazioni e, dunque, delle argomentazioni essenziali, in fatto e in diritto, su cui si è fondata la sentenza di primo grado, delle difese svolte dalle parti in appello, ed in fine del tenore della sentenza impugnata.

Nel caso di specie il ricorso è inammissibile in quanto nell’esposizione del fatto, non rispetta alcuno dei principi sopra esposti, trattandosi di mero assemblaggio degli atti senza alcuna forma di esposizione sommaria.

6. Il ricorso incidentale condizionato è assorbito dalla dichiarazione di inammissibilità del ricorso principale.

7. Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza.

7.1. Infine, poiché il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è dichiarato inammissibile, sussistono i presupposti processuali (a tanto limitandosi la declaratoria di questa Corte: Cass. Sez. U. 20/02/2020, n. 4315) per dare atto – ai sensi della L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, che ha aggiunto al testo unico di cui D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater (e mancando la possibilità di valutazioni discrezionali: tra le prime: Cass. 14/03/2014, n. 5955; tra le innumerevoli altre successive: Cass. Sez. U. 27/11/2015, n. 24245) – della sussistenza dell’obbligo di versamento, in capo a parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per la stessa impugnazione.

P.Q.M.

la Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità in favore della controricorrente che liquida in complessivi Euro 2.200 oltre 200 per esborsi, oltre accessori di legge e spese generali.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso principale, a norma del citato art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte suprema di Cassazione, il 30 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 febbraio 2022

 

 

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