Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 33924 del 19/12/2019

Cassazione civile sez. trib., 19/12/2019, (ud. 17/04/2019, dep. 19/12/2019), n.33924

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO DI NOCERA M.G. – rel. Consigliere –

Dott. ANTEZZA Fabio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

Sul ricorso iscritto al n. 962 del ruolo generale dell’anno 2014,

proposto da:

Agenzia delle dogane e dei monopoli, in persona del Direttore pro

tempore, domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

Contro

Energas s.p.a. in persona del legale rappresentante pro tempore;

– intimata –

per la cassazione della sentenza della Commissione tributaria

regionale della Campania, n. 335/46/2012, depositata il 13 novembre

2012, non notificata.

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

17 aprile 2019 dal Relatore Cons. Maria Giulia Putaturo Donati

Viscido di Nocera.

Fatto

RILEVATO

che:

– con sentenza n. 335/46/2012, depositata il 13 novembre 2012, la Commissione tributaria regionale della Campania ha rigettato l’appello proposto dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli nei confronti di Energas s.p.a. avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Napoli 1 n. 147/45/2011, che aveva accolto il ricorso proposto dalla società avverso l’atto di contestazione di sanzioni n. (OMISSIS), notificatole per aver versato in data 31 dicembre 2007 l’Iva afferente a una serie di operazioni doganali effettuate tra il 1 e il 24 dicembre 2007, in violazione, secondo l’Ufficio, della L. n. 213 del 2000, art. 5, comma 3, che stabilisce che ” il pagamento deve essere eseguito non oltre il successivo 30 dicembre di ciascun anno”;

– la CTR, per quanto di interesse, ha affermato che: 1) la indubbia perentorietà del termine fissato dalla L. n. 213 del 2000, art. 5, non ne escludeva la differibilità – al pari di altri termini perentori previsti dall’ordinamento giuridico- al giorno lavorativo successivo nel caso (verificatosi nella specie, cadendo il 30 dicembre 2007 di domenica) di sua scadenza in giorno festivo; 2) non poteva conferirsi natura di norma derogatoria all’art. 5 cit. in mancanza di una esplicita previsione in tal senso;

– avverso la sentenza l’Agenzia delle dogane propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi; rimane intimata Energas s.p.a.;

– il ricorso è stato fissato in camera di consiglio, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., comma 2 e dell’art. 380 – bis 1 c.p.c., introdotti dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, art. 1 – bis, convertito, con modificazioni, dalla L. 25 ottobre 2016, n. 197.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– con il primo motivo, la ricorrente denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione della L. n. 213 del 2000, art. 5, comma 3, per avere la CTR- pur riconoscendo la natura perentoria del termine di cui all’art. 5 cit. -erroneamente ammesso – nel caso in cui, come nella specie, esso venga a scadere in un giorno festivo – la sua differibilità al giorno lavorativo successivo, in contrasto con la ratio della norma, che è quella di soddisfare esigenze di bilancio di cassa, con conseguente necessità, in tale ipotesi, che il pagamento venga anticipato al giorno precedente quello di scadenza, secondo quanto precisato nella circolare emessa dall’Ufficio delle dogane 23/D del 19 febbraio 2000;

– il motivo è infondato;

– la questione è stata di recente affrontata e decisa da questa Corte, che, con l’ordinanza n. 8155 del 2019, ha enunciato il principio, che il collegio pienamente condivide, secondo cui: “In tema di IVA afferente le operazioni doganali compiute tra il 10 e il 24 dicembre, la L. n. 213 del 2000, art. 5, comma 3, nel disporre che il pagamento debba avvenire “non oltre il successivo 30 dicembre di ciascun anno”, contiene un termine perentorio, che è prorogato “ipso iure” al giorno successivo, qualora la predetta data ricada in un giorno festivo”; al riguardo, nella pronuncia, si è precisato che, se da un lato la perentorietà è immanente a detto termine – nonostante difetti la fissazione esplicita di una decadenza – in ragione del suo correlarsi ad esigenze pubblicistiche di buon andamento dell’azione amministrativa, essendo lo scopo perseguito dalla disposizione in questione quello di assicurare il versamento del tributo in un termine utile ad imputarlo all’esercizio finanziario in corso, dall’altro, la proroga della scadenza di un termine, che venga a coincidere con un giorno festivo, al giorno successivo non festivo, rappresenta un principio immanente nel nostro ordinamento(v. Cass. nn. 11391 del 1995; Cass. n. 10112 del 2006; Cass. n. 12998 del 2007), che non può ritenersi derogato dalla locuzione “non oltre” contenuta nell’art. 5 cit., comma 3, atteso che la deroga, anche in materia tributaria, deve essere espressa e non ricavabile in via interpretativa e che l’art. 79, comma 1 TULD (così come riformato dall’art. 5) consente usualmente al contribuente di ottenere il pagamento differito dei tributi doganali fino ad un massimo di 90 giorni: in questa cornice, pertanto, la previsione che per le sole operazioni compiute fra il 1 ed il 24 dicembre di ciascun anno il pagamento debba avvenire “non oltre” il 30 dicembre, risponde alla ratio di creare una restrizione del termine dilatorio di cui all’art. 79 anzidetto, al fine di evitare che il pagamento sia imputato all’anno finanziario successivo, e non certo di introdurre una deroga al principio del differimento al giorno successivo del termine scadente nel giorno festivo;

– con il secondo motivo, la ricorrente denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 6, comma 2, per avere la CTR, nel ritenere sussistere “altre vie” per la non irrogabilità delle sanzioni, fondato la decisione di rigetto dell’appello sull’ulteriore erronea ratio decidendi della ravvisabilità, nella specie, di obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione della normativa, che diversamente, ad avviso della ricorrente, difetterebbero alla stregua dei chiari parametri interpretativi delineati dalla giurisprudenza di legittimità;

– il motivo è inammissibile in quanto non coglie la ratio decidendi, essendo la decisione della CTR fondata sul rilievo assorbente della differibilità del termine perentorio di cui all’art. 5 cit., nel caso di scadenza in giorno festivo, al giorno successivo lavorativo ed essendo il rilievo conclusivo circa “l’esistenza di tesi contrastanti sui termini dell’adempimento” svolto ad abundantiam a conferma, anche “per altre vie”, della non debenza delle irrogate sanzioni;

– in conclusione, il ricorso va rigettato;

– essendo rimasta la società contribuente intimata, nulla sulle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso;

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 17 aprile 2019.

Depositato in Cancelleria il 19 dicembre 2019

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