Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 33899 del 19/12/2019

Cassazione civile sez. trib., 19/12/2019, (ud. 07/10/2019, dep. 19/12/2019), n.33899

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE MASI Oronzo – Presidente –

Dott. PAOLITTO Liberato – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

Dott. PEPE Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso iscritto al n. 4352/2018 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (C.F.: (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato

(C.F.: (OMISSIS)), presso i cui uffici in Roma, Via dei Portoahesi

12, è domiciliata;

– ricorrente –

Contro

SEA S.r.l.;

– intimata –

– avverso la sentenza n. 2653/06/17 della Commissione tributaria

Regionale della Puglia, depositata il l’11/9/2017;

udita la relazione della causa svolta nella adunanza pubblica del

7/10/2019 dal Consigliere Dott. Stefano Pepe;

udite le conclusioni scritte rassegnate dal Procuratore Generale

della Repubblica Dott. Giovanni Giacalone, che ha concluso per

l’accoglimento del ricorso;

udite le conclusioni rassegnate dall’Avv. Massimo Bachetti per la

ricorrente.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. Con distinti avvisi di accertamento l’Agenzia del territorio di Bari notificava ai proprietari e alla superficiaria SEA S.r.l. di un terreno adibito a campo fotovoltaico sito nel Comune di Campomassina la rettifica del classamento da questi proposto con procedimento DOCFA e, in particolare, attribuiva al suddetto bene una diversa rendita catastale.

2. Avverso tali avvisi i contribuenti proponevano autonomi ricorsi, non riuniti, e la CTP di Bari, con sentenza n. 2013/7/15, in accoglimento parziale di quello avanzato dalla SEA S.r.l., attribuiva all’area la rendita catastale di Euro 32.081,96, proposta in via subordinata dall’Agenzia del territorio.

3. Con sentenza n. 768/7/16, passata in giudicato, la CTP, nell’ambito del giudizio promosso dal proprietario dell’area e, successivamente, riassunto dagli eredi, confermava la rendita oggetto della sentenza n. 2013/7/15.

4. La SEA S.r.l. impugnava la sentenza di primo grado e la CTR, con la sentenza n. 2653/6/17, in accoglimento dell’appello proposto, annullava l’avviso di accertamento in quanto privo di adeguata motivazione.

5. Avverso tale pronuncia l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione affidato a quattro motivi; l’intimata non ha svolto attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Con il primo motivo, la ricorrente deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, la violazione degli artt. 112 e 115 c.p.c., avendo il giudice di merito omesso di valutare l’esistenza di una sentenza passata in giudicato che, seppure emessa tra parti, era afferente lo stesso immobile; sentenza che non sarebbe stata neanche esaminata quale elemento di prova ai fini del decidere.

2. Con il secondo motivo, l’Agenzia delle entrate deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione del D.M. n. 701 del 1994, art. 1, comma 3, in quanto ai fini della modifica della rendita catastale proposta dai contribuenti non era necessario effettuare alcun sopralluogo, avendo l’Agenzia proceduto ad una stima diretta del bene.

3. Con il terzo motivo, la ricorrente deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione della L. n. 212 del 2000, art. 7 e dell’art. 115 c.p.c., risultando l’avviso di accertamento adeguatamente motivato alla luce dei dati comparativi contenuti nello stesso.

4. Con il quarto motivo, la ricorrente rileva, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione dell’art. 115 c.p.c. per avere la CTR omesso l’esame circa le caratteristiche stimali del cespite, quale la rendita attribuita a cespiti similari.

5. Il secondo, terzo e quarto motivo di ricorso, da trattarsi congiuntamente stante la loro stretta connessione, sono fondati.

La ricorrente si duole, sostanzialmente, del fatto che l’attribuzione della nuova rendita catastale era legittima in quanto avvenuta a seguito di stima diretta del bene, che non richiede alcun sopralluogo da parte dell’Ufficio, risultando il relativo atto di accertamento adeguatamente motivato circa i criteri seguiti per l’attribuzione del valore indicato.

6. Secondo quanto prescritto dal R.D.L. n. 652 del 1939, art. 10, conv. in L. n. 1249 del 39: “la rendita catastale delle unità immobiliari costituite da opifici ed in genere dai fabbricati di cui alla L. 8 giugno 1936, n. 1231, art. 28, costruiti per le speciali esigenze di una attività industriale o commerciale e non suscettibili di una destinazione estranea alle esigenze suddette senza radicali trasformazioni, è determinata con stima diretta per ogni singola unità. Egualmente si procede per la determinazione della rendita catastale delle unità immobiliari che non sono raggruppabili in categorie e classi, per la singolarità delle loro caratteristiche”. In base al D.P.R. n. 1142 del 1949, art. 30 (Regolamento per la formazione del nuovo catasto edilizio urbano): “Le tariffe non si determinano per le unità immobiliari indicate nell’art. 8. Tuttavia la rendita catastale delle unità immobiliari appartenenti a tali categorie si accerta ugualmente, con stima diretta per ogni singola unità”. Ai fini della determinazione del reddito dei fabbricati, il D.P.R. n. 917 del 1986, art. 37, stabilisce che: “Il reddito medio ordinario delle unità immobiliari è determinato mediante l’applicazione delle tariffe d’estimo, stabilite secondo le norme della legge catastale per ciascuna categoria e classe, ovvero, per i fabbricati a destinazione speciale o particolare, mediante stima diretta”.

Dal quadro normativo sopra riportato si evince che ai fini della determinazione della rendita catastale per i fabbricati a destinazione speciale si deve procedere con la stima diretta che può fondarsi su elementi valutativi in possesso dell’Amministrazione indipendentemente dall’effettuazione di un sopralluogo del bene che, dunque, non costituisce presupposto indefettibile per la legittimità della suddetta stima (Cass. n. 3103 del 2015).

L’avviso di accertamento della rendita catastale in tali casi, dunque, può fondarsi su una stima diretta intesa quale valutazione mirata sulle specifiche caratteristiche dei singoli immobili integranti l’opificio e senza automatica estensione di parametri standardizzati eventualmente riferibili ad altri immobili, ancorchè limitrofi, potendo il contribuente contestare tale avviso in quanto emesso in assenza di elementi di stima diretta e mirata sulle caratteristiche dei singoli beni (Cass. n. 6633 del 2019).

L’avviso oggetto di impugnazione è stato emesso dall’Amministrazione nel rispetto delle norme sopra indicate, avendo essa provveduto alla nuova classificazione del bene a seguito di stima diretta dello stesso e con riferimento alle unità tipo e/o analoghe previste nel quadro di classamento della relativa zona censuraria.

7. Per quanto più direttamente riguarda l’onere motivazionale che in siffatti casi l’avviso di accertamento deve soddisfare, questa Corte (Cass. n. 3394 del 2014) ha, condivisibilmente, ritenuto che, in ipotesi di classamento di un fabbricato mediante la procedura disciplinata dal D.L. 23 gennaio 1993, n. 16, art. 2, convertito, con modificazioni, in L. 24 marzo 1993, n. 75 e dal D.M. 19 aprile 1994, n. 701 (cosiddetta procedura DOCFA), esso deve contenere un’adeguata – ancorchè sommaria – motivazione che delimiti l’oggetto della successiva ed eventuale controversia giudiziaria, affermando, appunto, che l’Ufficio “non può limitarsi a comunicare il classamento che ritiene adeguato, ma deve anche fornire un qualche elemento che spieghi perchè la proposta avanzata dal contribuente con la Dofca viene disattesa”.

Tale principio contrasta, solo in apparenza, con la giurisprudenza (Cass. n. 2268 del 2014) secondo cui in tali ipotesi l’obbligo di motivazione è soddisfatto mediante la mera indicazione nell’atto di rettifica dei dati oggettivi e della classe attribuiti dall’Agenzia, trattandosi di elementi conosciuti o comunque facilmente conoscibili per il contribuente e tenuto conto della struttura fortemente partecipativa dell’atto.

Questa Corte ha, infatti, precisato che l’obbligo di motivazione dell’avviso di classamento è soddisfatto con la mera indicazione dei dati oggettivi e della classe attribuita solo se gli elementi di fatto indicati dal contribuente non siano stati disattesi dall’Ufficio e l’eventuale discrasia tra rendita proposta e rendita attribuita derivi da una valutazione tecnica sul valore economico dei beni classati, mentre, in caso contrario, la motivazione dovrà essere più approfondita e specificare le differenze riscontrate sia per consentire il pieno esercizio del diritto di difesa del contribuente sia per delimitare l’oggetto dell’eventuale contenzioso (Cass. n. 31809 del 2018, n. 23237 del 2014, n. 21532 del 2013). Nel primo caso, infatti, gli elementi di fatto indicati nella dichiarazione presentata dal contribuente non disattesi dall’Ufficio risultano immutati, di tal che la discrasia tra la rendita proposta e la rendita attribuita si riduce ad una valutazione tecnica sul valore economico dei beni classati. In simili ipotesi risulta evidente che la presenza e la adeguatezza della motivazione rilevino, non già ai fini della legittimità dell’atto, ma della concreta attendibilità del giudizio espresso. Diversamente, laddove la rendita proposta con la DOCFA non venga accettata in ragione di ravvisate differenze relative a taluno degli elementi di fatto indicati dal contribuente, l’Ufficio dovrà, appunto, specificarle per i motivi sopra indicati.

8. Nel caso in esame la commissione tributaria regionale non ha fatto corretta applicazione di tali principi, assumendo che l’avviso di accertamento opposto non poteva ritenersi congruamente motivato in quanto non ha tenuto conto della circostanza che nel caso di specie l’Agenzia non ha accettato la rendita proposta, non in ragione di differenti valutazioni circa gli elementi di fatto indicati dalla contribuente, ma per una diversa valutazione economica del bene effettuata a seguito di stima diretta dello stesso e, dunque, sulla base di una diversa valutazione tecnica (nello specifico relativa al valore dei pannelli fotovoltaici). Poichè non sono necessari ulteriori accertamenti in fatto, sussistono i presupposti per la decisione nel merito ex art. 384 c.p.c., dovendosi rideterminare la rendita secondo quanto stabilito dalla CTP in Euro 32.081,96.

9. Le spese del doppio grado di merito e del giudizio di legittimità si compensano interamente tra le parti, stante il progressivo consolidarsi in corso di causa dell’indicato orientamento della giurisprudenza di legittimità.

PQM

La Corte:

accoglie il secondo, terzo e quarto motivo di ricorso, assorbito il primo.

Cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito ex art. 384 c.p.c., conferma la rideterminazione della rendita catastale in Euro 32.081,96.

Spese compensate.

Così deciso in Roma, il 7 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 19 dicembre 2019

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