Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3385 del 11/02/2011

Cassazione civile sez. lav., 11/02/2011, (ud. 18/01/2011, dep. 11/02/2011), n.3385

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIANI CANEVARI Fabrizio – Presidente –

Dott. STILE Paolo – Consigliere –

Dott. IANNIELLO Antonio – Consigliere –

Dott. BANDINI Gianfranco – rel. Consigliere –

Dott. DI CERBO Vincenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

I.N.P.G.I. – Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti

Italiani “GIOVANNI AMENDOLA”, in persona del legale rappresentante

pro tempore, domiciliato in ROMA, VIALE DELLE MILIZIE 34, presso lo

studio dell’avvocato PETROCELLI MARCO GUSTAVO, che lo rappresenta e

difende, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

GRUPPO EDITORIALE L’ESPRESSO S.P.A.,(gia’ S.P.A. EDITORIALE LA

REPUBBLICA), in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE MAZZINI 126, presso lo

studio dell’avvocato PUJATTI MARIA CRISTINA, che la rappresenta e

difende, giusta delega in atti;

– controricorrente –

e contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA FREZZA N. 17, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati CALIULO LUIGI,

CORRERA FABRIZIO, SGROI ANTONINO, giusta delega in calce alla copia

notificata del ricorso;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 7580/2005 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 12/05/2006 R.G.N. 10319/03+1;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

18/01/2011 dal Consigliere Dott. GIANFRANCO BANDINI;

udito l’Avvocato PETROCELLI MARCO GUSTAVO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

BASILE Tommaso, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Spa Editoriale La Repubblica (ora Gruppo Editoriale L’Espresso spa) propose opposizione avverso il decreto ingiuntivo emesso nei suoi confronti dal Pretore di Roma su istanza dell’Inpgi – Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani “Giovanni Amendola” per contributi, somme aggiuntive, interessi e spese, in relazione alla posizione previdenziale, relativamente al periodo 9/92-10/94, del giornalista B.M., per il quale il Consiglio regionale dei giornalisti della Liguria aveva disposto, con decorrenza retroattiva, l’iscrizione al registro dei praticanti, sostenendo l’irrilevanza del predetto provvedimento rispetto alla realta’ fattuale e giuridica del rapporto di lavoro, che mai era stato instaurato, o si era in concreto svolto, in termini qualificabili di praticantato giornalistico e per il quale essa opponente aveva sempre regolarmente versato i contributi (tra l’altro piu’ onerosi) all’Inps.

Sulla resistenza dell’opposto e sull’adesione dell’Inps, il primo Giudice, in parziale accoglimento dell’opposizione, revoco’ il decreto ingiuntivo, condannando peraltro l’opponente a versare all’Inpgi i contributi relativi al periodo intercorrente tra la data della delibera del Consiglio regionale dei giornalisti della Liguria e quella di iscrizione del B. al Registro dei giornalisti professionisti; condanno’ inoltre l’Inps a restituire all’opponente i contributi versati per il medesimo periodo.

La Corte d’Appello di Roma, con sentenza del 7.11.2005 – 12.5.2006, accogliendo l’appello incidentale proposto dal Gruppo Editoriale L’Espresso spa (e implicitamente disattendendo quello principale dell’Inpgi), dichiaro’ che nulla era dovuto dalla Societa’ e condanno’ l’Inpgi alla restituzione di quanto versato in ottemperanza della sentenza di primo grado, osservando non essere luogo a pronunciare, in difetto di impugnazione, sulla condanna inflitta in prime cure all’Inps di restituzione dei contributi versatigli. A sostegno del decisum la Corte territoriale osservo’ quanto segue: il B. era stato assunto come pubblicista, con rapporto di collaborazione fissa e con esercizio esclusivo dell’attivita’ giornalistica in forza della deroga consentita dall’art. 36, comma 2, CCNLG;

– all’epoca per cui e’ causa (anteriormente quindi alle modifiche introdotte dalla L. n. 388 del 2000, art. 76) era previsto l’obbligo di iscrizione all’Inpgi per i giornalisti professionisti e praticanti (L. n. 416 del 1981, art. 38 come sostituito dalla L. n. 67 del 1987, art. 26);

– benche’ il provvedimento di iscrizione all’Albo professionale, costituente atto di accertamento costitutivo da cui deriva uno status professionale, sia impugnabile soltanto dai soggetti legittimati dalla L. n. 63 del 1969, i terzi interessati, come il datore di lavoro, non abilitati ad intervenire nel procedimento d’iscrizione, possono agire giudizialmente per verificare l’effettiva corrispondenza dell’attivita’ svolta a quella giornalistica, al fine di ottenere una diversa qualificazione della natura del rapporto, corrispondente a quella pattuita;

– alla luce delle emergenze probatorie, correttamente valutate nella sentenza di primo grado, doveva ritenersi confermata la coincidenza tra e mansioni svolte dal B. e quelle stabilite pattiziamente, essendo rimasto escluso l’espletamento di quelle attivita’ di desk o di cucina redazionale tipiche del praticante;

– era stato dunque corretto l’assolvimento degli oneri previdenziali operato dalla Societa’ datrice di lavoro fino all’iscrizione del B. al Registro dei giornalisti professionisti.

Avverso l’anzidetta sentenza della Corte territoriale l’Inpgi ha proposto ricorso per cassazione fondato su un unico motivo e illustrato con memoria.

La Gruppo Editoriale L’Espresso spa ha resistito con controricorso.

L’Inps ha depositato procura.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con l’unico motivo di ricorso l’Istituto ricorrente denuncia violazione di norme di diritto (L. n. 416 del 1981, art. 38; D.Lgs. n. 503 del 1992, art. 17, comma 3; L. n. 63 del 1969, artt. 33 e 34), nonche’ vizio di motivazione, deducendo che, ai fini della sussistenza dell’obbligazione contributiva nei riguardi dell’Inpgi e’ necessario e sufficiente accertare che il giornalista sta iscritto al registro dei praticanti e che abbia svolto, in regime di subordinazione, lavoro giornalistico assoggettabile alla disciplina del CCNLG, non rilevando, una volta accertata (o non contestata) la natura giornalistica delle mansioni svolte dall’iscritto al registro dei praticanti, il concreto contenuto dei compiti affidatigli.

2. La questione all’esame e’ gia’ stata oggetto di reiterate disamine da parte della giurisprudenza di questa Corte (cfr, tra le piu’ recenti, Cass., nn. 16383/2008; 21112/2009), dai cui esiti (con cio’ dissentendo da Cass., n. 14944/2009), il Collegio non ravvisa ragioni per discostarsi. Deve infatti rilevarsi che:

– ai sensi della L. n. 69 del 1963, art. 45 l’iscrizione nell’Albo dei giornalisti e’ requisito di validita’ del contratto di lavoro del giornalista (cfr, ex plurimis, Cass., n. 27608/2006), cosicche’ l’attivita’ svolta in assenza di iscrizione, in quanto resa da soggetto privo di questo requisito, e’ attuazione d’un contratto nullo (cfr, ex plurimis, Cass., n. 13778/2001) e tale nullita’ sussiste fino all’iscrizione e non e’ sanata (giusta la previsione dell’art. 1423 c.c.) dalla successiva retrodatazione dell’iscrizione stessa (cfr, ex plurimis, Cass., nn. 7461/2002; 7016/2005);

– tuttavia, in applicazione dell’art. 2126 c.c., la nullita’ (non essendovi illiceita’ della causa o dell’oggetto) non esclude che l’attivita’ svolta (fino al provvedimento di iscrizione) conservi, nell’ambito dei suoi naturali e strutturali caratteri, giuridica rilevanza ed efficacia, determinando il diritto del lavoratore al trattamento economico e previdenziale (cfr, ex plurimis, Cass., n. 7020/2000); ma il fondamento di questi effetti non e’ la (pur retrodatata) iscrizione, bensi’ l’attivita’ svolta, con i suoi naturali caratteri, cosicche’ e’ funzione del giudice valutare autonomamente la natura e la struttura di questa attivita’, non al fine di disapplicare l’atto amministrativo di iscrizione (che conserva la sua funzione ed i suoi effetti), bensi’ di accertare la sussistenza di diritti del datore di lavoro (cfr, ex plurimis, Cass., n. 536/1993) e degli Istituti previdenziali (cfr, ex plurimis, Cass., nn. 3716/1997; 13778/2001);

– deve quindi riaffermarsi che, poiche’ l’obbligo di iscrizione all’Inpgi presuppone che il lavoratore, quale giornalista professionista o praticante giornalista, sia regolarmente iscritto al rispettivo Albo o Registro (L. n. 1564 del 1951, L. n. 69 del 1963, L. n. 67 del 1987; L. n. 27491) e abbia un rapporto di lavoro subordinato avente per oggetto attivita’ giornalistica, la retrodatazione dell’iscrizione nell’Albo dei praticanti giornalisti, non sanando la nullita’ del contratto di lavoro, non elimina, per il periodo per cui e’ disposta, la mancanza del requisito dell’iscrizione e che, nel periodo corrispondente alla retrodatazione, il presupposto per l’iscrizione all’Inpgi non sussiste; a maggior ragione, l’obbligo di iscrizione a tale Istituto non sussiste ove l’attivita’ non abbia i caratteri normativamente previsti per il lavoro del praticante giornalista (cfr, Cass., n. 16383/2008, cit). Il precedente di questa Corte richiamato dall’Istituto ricorrente (Cass., n. 11944/2004) non appare pertinente, non risultando che, nella fattispecie esaminata, si fosse in presenza di un’iscrizione con effetti retroattivi al registro dei praticanti e fermo restando che, comunque, anche con tale pronuncia venne riconosciuto che l’obbligo dell’iscrizione e della contribuzione all’Inpgi puo’ essere negato a seguito della prova che il possesso dei necessari requisiti sia illegittimo.

Osservato che il profilo di doglianza inerente al preteso vizio di motivazione, cosi’ come svolto, e’ inammissibile, siccome limitato alla generica prospettazione di una difforme lettura delle risultanze istruttorie (cfr, ex plurimis, Cass., SU, nn. 13045/1997; 5802/1998), il motivo di ricorso, previa correzione nei termini anzidetti della motivazione in diritto della sentenza impugnata (art. 384 c.p.c., comma 4), non puo’ essere accolto.

3. Il ricorso va dunque rigettato.

Le spese, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza; non e’ luogo a provvedere al riguardo quanto all’Inps, che non ha svolto attivita’ difensiva.

P.Q.M.

LA CORTE rigetta ricorso e condanna il ricorrente alla rifusione delle spese in favore della controricorrente, che liquida in Euro 32,00 oltre ad Euro 3.000,00 (tremila/00) per onorari, spese generali, Iva e Cpa come per legge; nulla per le spese quanto all’Inps.

Cosi’ deciso in Roma, il 18 gennaio 2011.

Depositato in Cancelleria il 11 febbraio 2011

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