Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3384 del 03/02/2022

Cassazione civile sez. I, 03/02/2022, (ud. 21/01/2022, dep. 03/02/2022), n.3384

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ACIERNO Maria – Presidente –

Dott. VANNUCCI Marco – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso n. 24251/2018 r.g. proposto da:

F.W., elettivamente domiciliato presso l’avvocato Antonio

Fraternale, che lo rappresenta e difende, con procura speciale in

calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro p.t.;

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di ANCONA, depositato il 20/07/2018;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

21/1/2022 dal Consigliere Dott. Roberto Amatore;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.ssa

Dott. CERONI Francesca, che ha chiesto l’inammissibilità del

ricorso.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Il Tribunale di Ancona, con decreto depositato in data 20/07/2018, ha respinto la richiesta di F.W., cittadino della Guinea Bissau, a seguito di diniego da parte della competente Commissione territoriale, del riconoscimento dello status di rifugiato, nonché della protezione sussidiaria e per ragioni umanitarie.

In particolare, i giudici del Tribunale hanno rilevato che: la vicenda personale narrata dal medesimo, quand’anche credibile, non integrasse i presupposti richiesti per il riconoscimento dello status di rifugiato, con riguardo a rischi di persecuzione o di danno grave in caso di rientro nel Paese d’origine, trattandosi di una vicenda di vita privata e di giustizia comune; quanto alla richiesta di protezione sussidiaria, il Paese non risultava interessato da situazione di violenza indiscriminata o generalizzata (come emergeva dai Report, tra gli altri, del UNHCR, EASO e OSAC); non ricorrevano poi le condizioni per la concessione del permesso per ragioni umanitarie, non emergendo ragioni di particolare vulnerabilità dello straniero o situazioni di significativo inserimento nel territorio italiano.

2. Avverso il suddetto decreto, F.W. propone ricorso per cassazione, affidato ad un unico motivo, nei confronti del Ministero dell’Interno (che non svolge attività difensiva).

3. Con una prima ordinanza interlocutoria del 18 aprile 2019, la Sesta Sezione – 1 ha rimesso la causa alla discussione in pubblica udienza.

Con successiva ordinanza interlocutoria del 20 settembre 2019, il Collegio ritenuto necessario acquisire il fascicolo d’ufficio del procedimento svoltosi dinanzi al Tribunale di Ancona, non presente in atti – ha rinviato la causa a nuovo ruolo, sempre in pubblica udienza, per tale incombenza.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo ed unico motivo il ricorrente lamenta la nullità del decreto per vizio di costituzione del giudice, in violazione dell’art. 276 c.p.c., nonché del D.I. n. 13 del 2017, artt. 1 e 2, essendo stato il provvedimento emesso (all’esito di adunanza con rito camerale) da un organo collegiale (composto da giudici togati facenti parte della Sezione specializzata nella materia dell’immigrazione), che non aveva partecipato all’unica udienza di comparizione delle parti, tenutasi davanti al G.O.T. Dott.ssa P.F. (non facente oltretutto parte della Sezione specializzata istituita nella materia dell’immigrazione presso il Tribunale di Ancona), il quale aveva, all’esito concesso termine per note scritte e rimesso gli atti “avanti al Giudice tutelare”.

2. Occorre in limine rilevare l’inammissibilità del ricorso in esame, poiché risulta viziata la procura all’uopo conferita.

Il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 13, nella parte in cui prevede che “La procura alle liti per la proposizione del ricorso per cassazione deve essere conferita, a pena di inammissibilità del ricorso, in data successiva alla comunicazione del decreto impugnato; a tal fine il difensore certifica la data di rilascio in suo favore della procura medesima” richiede, quale elemento di specialità rispetto alle ordinarie ipotesi di rilascio della procura speciale regolate dagli artt. 83 e 365 c.p.c., il requisito della posteriorità della data rispetto alla comunicazione del provvedimento impugnato, prevedendo una speciale ipotesi di “inammissibilità del ricorso”, nel caso di mancata certificazione della data di rilascio della procura in suo favore da parte del difensore.

Nella procura predetta, pertanto, deve essere contenuta in modo esplicito l’indicazione della data successiva alla comunicazione del provvedimento impugnato ed il difensore può certificare, anche solo con una unica sottoscrizione, sia la data della procura successiva alla comunicazione che l’autenticità della firma del conferente (Cass. S.U., sentenza n. 15177 del 1.6.2021).

Nel caso di specie la procura speciale rilasciata al difensore in calce al ricorso per cassazione su foglio congiunto indica soltanto la data di rilascio (26 luglio 2018), risalente a epoca successiva alla comunicazione del provvedimento impugnato, ma non contiene alcuna espressione dalla quale risulti che il difensore abbia inteso certificare che tale data fosse successiva alla comunicazione del provvedimento impugnato, recando soltanto l’autenticazione della firma con la formula “per autentica”.

Va aggiunto che, da ultimo, la Corte Cost., con sentenza n. 13/2022, ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 35-bis, comma 13, sesto periodo, sollevate, in riferimento agli artt. 3,10,24,111 Cost. e art. 117 Cost., comma 1, agli artt. 46,18 e art. 19, paragrafo 2, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (CDFUE), nonché agli artt. 6, 13 e 14 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), sollevate dalla Corte di cassazione, sezione terza civile, con l’ordinanza del 23 giugno 2021.

Il rilievo ha carattere assorbente e rende superfluo l’esame delle doglianze presentate.

Nessuna statuizione è dovuta per le spese del giudizio di legittimità, stante la mancata difesa dell’amministrazione intimata.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 21 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 3 febbraio 2022

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