Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3376 del 12/02/2010

Cassazione civile sez. III, 12/02/2010, (ud. 22/01/2010, dep. 12/02/2010), n.3376

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MORELLI Mario Rosario – Presidente –

Dott. PETTI Giovanni Battista – Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Adelaide – rel. Consigliere –

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 28947/2005 proposto da:

B.F. (OMISSIS), C.M.,

(OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA, LARGO

TRIONFALE 7, presso lo studio dell’avvocato MANNUCCI Luigi, che li

rappresenta e difende con delega a margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

INTESA GESTIONE CREDITI SPA (OMISSIS), elettivamente domiciliato

in ROMA, VIA BISSOLATI 76, presso lo studio dell’avvocato GARGANI

Benedetto, che lo rappresenta e difende con delega a margine del

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 997/2005 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

emessa il 16/02/2005; depositata il 30/06/2005; R.G.N. 2301/A/2004;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

22/01/2010 dal Consigliere Dott. ADELAIDE AMENDOLA;

udito l’Avvocato LUIGI MANNUCCI;

udito l’Avvocato PIER AURELIO COMPAGNINI (per delega Avvocato

BENEDETTO GARGANI);

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MARINELLI Vincenzo, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

L’iter processuale può essere così ricostruito sulla base della sentenza impugnata.

Intesa Gestione Crediti s.p.a., in proprio, quale cessionaria dei rapporti giuridici già facenti capo a Banca Commerciale Italiana s.p.a., e quale mandataria di Intesa B.C.I. s.p.a., con ricorso ex art. 447 bis cod. proc. civ., riassumeva innanzi al Tribunale di Grosseto il giudizio, già incardinato innanzi al Tribunale di Roma (che si era dichiarato territorialmente incompetente a conoscere la controversia), volto alla declaratoria di nullità per simulazione assoluta o, in subordine, di inefficacia, ex art. 2901 cod. civ., del contratto di locazione stipulato il 1 agosto 1997 tra B. F. e C.M., della durata di anni nove, avente ad oggetto due appartamenti e un fondo adibito a magazzino, ubicati nel Comune di (OMISSIS), località (OMISSIS), oggetto di procedure esecutive immobiliari pendenti nei confronti di B.F..

Resistevano le convenute, contestando il fondamento delle avverse domande.

La causa veniva decisa dal Tribunale di Grosseto con sentenza del 24 aprile 2002, dichiarativa della nullità, per simulazione assoluta, del contratto di locazione avente ad oggetto gli appartamenti e, quanto alla porzione immobiliare ad uso magazzino, della sopravvenuta carenza di interesse di parte ricorrente al giudizio, stante l’avvenuto trasferimento di proprietà del cespite.

Proponevano gravame le soccombenti e la Corte d’appello di Firenze, in data 16 febbraio 2005, lo respingeva.

Avverso detta pronuncia propongono ricorso per cassazione B. F. e C.M., articolando due motivi.

Resiste con controricorso Intesa Gestione Crediti s.p.a., in proprio e quale mandataria di Banca Intesa s.p.a. (nuova ragione sociale di Intesa B.C.I. s.p.a, incorporante di Banca Commerciale Italiana s.p.a.).

Le parti hanno depositato memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.1 Col primo motivo le impugnanti denunciano violazione degli artt. 1415, 1417 e 1421 cod. civ., nonchè dell’art. 100 cod. proc. civ., ex art. 360 cod. proc. civ., n. 3. Sostengono che il giudice di merito avrebbe valorizzato solo alcuni degli elementi probatori acquisiti, omettendo di valutare in maniera unitaria il complessivo comportamento delle parti. Così l’assunto che la locatrice aveva concesso in locazione beni immobili in procinto di essere subastati, era smentito dal rilievo che il contratto era stato registrato nell'(OMISSIS), e cioè oltre un anno prima della notifica del precetto, avvenuta nel (OMISSIS).

Quanto poi al rilievo che la locazione comportava una diminuzione del valore patrimoniale dei beni staggiti, che avrebbe reso più incerto, difficile e oneroso il soddisfacimento del credito, esso era basato su una fuorviata lettura dell’elaborato peritale, atteso che il c.t.u. nominato nell’esecuzione immobiliare non aveva affermato che, per effetto del contratto di locazione, vi era un deprezzamento degli immobili in misura compresa tra il cinque e il dieci per cento, ma aveva genericamente esposto le variabili che incidono nella determinazione del valore venale del bene, quali, insieme alla ubicazione e alle caratteristiche costruttive, anche lo stato locativo dell’immobile, segnatamente evidenziando che tra i prezzi di alloggi offerti in vendita, e i prezzi ai quali la vendita si concretizza effettivamente, può esservi una differenza in meno del 5 o 10%. Peraltro il giudice di merito, pur avendo dato atto che l’effetto determinato dal negozio pretesamente simulato non era definitivo, aveva omesso di valutare che il diritto di credito della resistente aveva trovato tutela giurisdizionale senza essere minimamente pregiudicato dal contratto di locazione in atto. Il provvedimento impugnato aveva pertanto violato gli artt. 1415 e 1421 cod. civ. nonchè l’art. 100 cod. proc. civ., non essendo stata accertata la carenza di interesse ad agire in capo ad Intesa Gestione Crediti s.p.a. in aderenza al consolidato insegnamento del Supremo Collegio, secondo cui l’azione di simulazione da parte del terzo in confronto delle parti, ai sensi dell’art. 1415 cod. civ., comma 2, postula un interesse correlato all’esercizio di un proprio diritto e, pertanto, qualora un tale diritto risulti inconfigurabile, o comunque non pregiudicato dall’atto che si assume simulato, il terzo difetta di interesse a far dichiarare la simulazione del contratto o di uno dei suoi elementi (confr. Cass. civ., 3^, 13 febbraio 2002, n. 2085).

1.2 Col secondo motivo le ricorrenti lamentano illogicità, mancanza e insufficienza della motivazione in relazione a un punto decisivo della controversia, ex art. 360 cod. proc. civ., n. 5, per avere la curia fiorentina ritenuto fondata la domanda di simulazione sulla base di elementi quali il vincolo di affinità esistente tra le parti del contratto di locazione e la pretesa inverosimiglianza del negozio, senza considerare che la scelta della conduttrice era stata motivata dalla comprensibile esigenza di affidare gli immobili a persona di fiducia e che la misura dei canone era in linea con quelli praticati allorchè il godimento veniva ceduto per l’intero anno solare, piuttosto che solo per i mesi estivi.

2.1 I motivi, che si prestano a essere esaminati congiuntamente per la loro evidente connessione, sono entrambi inammissibili.

Merita evidenziare che il giudice di merito ha motivato la scelta operata in dispositivo evidenziando le seguenti circostanze.

Intesa Gestione Crediti s.p.a., resasi cessionaria pro soluto dei crediti di Banca Commerciale Italiana s.p.a., tra i quali quelli da questa vantati nei confronti di talune società per le quali la B. aveva prestato fideiussione, aveva iscritto ipoteca sugli immobili della garante siti in (OMISSIS). Promossa azione esecutiva, in sede di stima era emerso che i cespiti, con contratto registrato il (OMISSIS), erano stati dati in locazione per la durata di nove anni a C.M., nuora della debitrice, al canone mensile, quanto agli appartamenti, di L. 250.000 ciascuno, e quanto al magazzino, di L. 100.000.

Sulla base di tali elementi, ha ritenuto la Corte Territoriale che potesse ritenersi dimostrato non solo che la debitrice aveva inteso, attraverso la locazione dei beni ipotecati, alterare in senso peggiorativo la garanzia patrimoniale costituita dal suo patrimonio, ma anche che il contratto di locazione fosse solo apparente.

L’intento di opporre ad eventuali aggiudicatari il contratto di locazione, disincentivando l’acquisto, costituiva la trasparente ragione dell’attuata operazione.

Quali ulteriori elementi indiziari del carattere simulato di questa, il decidente ha poi richiamato: la già intervenuta emissione, al momento della conclusione del finto contratto di locazione, di tre decreti ingiuntivi; l’obiettiva esiguità del canone, che smentiva l’intento di reperire somme per far fronte alle spese di gestione degli immobili; l’implausibilità che la C. prendesse in locazione ben due appartamenti e un magazzino per soggiornarvi quasi esclusivamente nel solo mese di agosto, salvo qualche sporadico fine settimana. Significativo era anche, secondo il giudice d’appello, che le convenute non avessero chiesto di dimostrare che il contratto aveva avuto effettiva esecuzione, con acquisizione della disponibilità dei beni, da parte della conduttrice, e corresponsione dei relativi canoni.

2.2 Ritiene il collegio che siffatto apparato motivazionale, plausibile e convincente, esente da aporie e da contrasti disarticolanti tra emergenze fattuali e qualificazione giuridica adottata resista alle critiche formulate in ricorso.

In realtà i motivi, deducendo in termini puramente assertivi la violazione dei principi in materia di prova della simulazione nonchè vizi motivazionali, tendono surrettiziamente a introdurre una revisione del merito del convincimento del giudice di appello, preclusa in sede di legittimità.

Non appare inutile ricordare al riguardo che, secondo l’insegnamento di questa Suprema Corte, il vizio logico di motivazione, come causa di annullamento della sentenza, può consistere o nella mancanza di un nesso di coerenza tra le varie ragioni di cui essa si compone, o nell’attribuzione, a taluno degli elementi emersi in corso di causa, di un significato fuori del senso comune o del tutto inconciliabile con il suo effettivo contenuto, ovvero ancora nell’assoluta incompatibilità razionale delle varie circostanze addotte dal decidente a supporto del suo convincimento. Questi vizi non possono tuttavia mai consistere nella difformità dell’apprezzamento dei fatti e delle prove dato dal giudice del merito rispetto a quello preteso dalla parte, spettando solo a detto giudice individuare le fonti del proprio convincimento, valutare le prove, controllarne l’attendibilità e la concludenza, scegliere tra le risultanze istruttorie quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione, anche attraverso il ricorso a presunzioni (confr. Cass. civ., sez. lavoro, 6 marzo 2008, n. 6064).

2.3 Venendo al caso di specie, la valorizzazione, in chiave di prova del carattere meramente simulato del vincolo giuridico, di elementi come la conclusione del contratto in un momento successivo alla adozione dei decreti ingiuntivi emessi su istanza di Intesa Gestione Crediti s.p.a., il vincolo di affinità esistente tra le parti nonchè la bassa entità dei canoni convenuti, appare ispirata a massime di esperienza ampiamente condivisibili: è sufficiente rilevare, al riguardo, che, per tal via, disincentivato o meno che ne sia stato l’acquisto da parte di terzi, il godimento dei beni era pur sempre destinato a non fuoriuscire dall’ambito della famiglia. Il che assai ragionevolmente è stata ritenuta ragione idonea a giustificare il ricorso al meccanismo della simulazione.

In tale prospettiva, una volta assodato che i crediti erano già stati azionati in via monitoria e non erano stati soddisfatti, il rilievo dato dalle impugnanti alla posteriorità della notifica del precetto, rispetto alla data di conclusione del contratto è inconferente e fuorviante, mentre affatto oscuro è la dedotta mancanza di interesse in capo a Intesa Gestione Crediti ad agire per far prevalere la realtà sull’apparenza, non essendo mai stato neppure allegato che i crediti dalla stessa vantati erano stati pagati.

In definitiva, tenuto conto che, in tema di simulazione assoluta, l’apprezzamento degli elementi presuntivi, sempre consentito allorchè la relativa domanda sia proposta da terzi estranei al negozio, spetta al giudice del merito ed è incensurabile in sede di legittimità, se sorretto da adeguata e corretta motivazione sotto il profilo logico e giuridico (Cass. civ. 1, 26 novembre 2008 n. 28224;

Cass. civ., 2^, 27 gennaio 2003, n. 1143), il ricorso, volto a sollecitare una rivalutazione dei fatti di causa e della loro portata indiziante, deve essere dichiarato inammissibile.

Segue la condanna delle ricorrenti al pagamento delle spese di giudizio.

P.Q.M.

La Corte dichiara il ricorso inammissibile. Condanna le ricorrenti al pagamento delle spese di giudizio, liquidate in complessivi Euro 3.200,00 (di cui Euro 200,00 per spese), oltre IVA e CPA, come per legge.

Così deciso in Roma, il 22 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 12 febbraio 2010

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