Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 33692 del 18/12/2019

Cassazione civile sez. lav., 18/12/2019, (ud. 19/09/2018, dep. 18/12/2019), n.33692

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BALESTRIERI Federico – Presidente –

Dott. DE GREGORIO Federico – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – rel. Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8320-2014 proposto da:

ALITALIA COMPAGNIA AEREA ITALIANA S.P.A., in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

PO 25-B, presso lo studio degli avvocati ROBERTO PESSI e MAURIZIO

SANTORI, che la rappresenta e difende giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

F.M., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso LA

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato GIOVANNI SERTORI, giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1017/2013 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 30/09/2013 r.g.n. 2334/2011.

Fatto

RILEVATO

che, con sentenza pubblicata il 30.9.2013, la Corte di Appello di Milano rigettava il gravame interposto da Alitalia Compagnia Aerea Italiana S.p.A., nei confronti di F.M., avverso la pronunzia del Tribunale della stessa sede che, in accoglimento del ricorso presentato dal F., aveva dichiarato la nullità del termine apposto al contratto stipulato inter partes in data 26.3.2008 e la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato dall’1.4.2008, con condanna della società al versamento, in favore del ricorrente, di una indennità pari a 2,5 mensilità della retribuzione globale di fatto pari ad Euro 3.685,95, oltre alla rifusione delle spese processuali ed accessori di legge;

che avverso tale sentenza Alitalia Compagnia Aerea Italiana S.p.A. ha proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi;

che il F. ha resistito con controricorso;

che sono state depositate memorie nell’interesse di entrambe le parti; che il P.G. non ha formulato richieste.

Diritto

CONSIDERATO

che, con il ricorso, si censura: 1) la violazione e falsa applicazione il D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 1, commi 1 e 10 art. 2697 c.c., artt. 421, 115 e 116 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la Corte territoriale erroneamente riconosciuto la sussistenza, nel caso di specie, di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, per effetto della conversione del primo contratto a tempo determinato stipulato per esigenze sostitutive tra il lavoratore e la EAS S.p.A., sul presupposto dell’avvenuta apposizione di un termine nullo a quel contratto di lavoro, convertendo l’intero rapporto di lavoro in un rapporto a tempo indeterminato; in tal modo, discostandosi dall’orientamento della Corte di legittimità, consolidatosi a partire dalle sentenze nn. 1576 e 1577 del 2010, i giudici di merito avrebbero erroneamente reputato che la causale del contratto intercorso tra il lavoratore ed Alitalia CAI non integrerebbe i requisiti individuati dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 107 del 2013, ovvero non integrerebbe l’ambito territoriale dell’assunzione, il luogo della prestazione lavorativa, le mansioni ed il diritto alla conservazione del posto dei dipendenti da sostituire, senza, peraltro considerare che, secondo l’insegnamento della Cassazione, “tale specificazione può risultare anche indirettamente nel contratto di lavoro e da esso per relationem ad altri testi scritti accessibili alle part”; pertanto, il Collegio di merito avrebbe dovuto rilevare la specificità del contratto a termine di cui si tratta, essendo a disposizione delle parti ulteriori testi scritti quali, ad esempio, il contratto collettivo applicato dalla EAS S.p.A., nonchè la documentazione offerta dalla società sin dal primo grado di giudizio da cui si evince il numero ed i nomi dei lavoratori assenti e la somma delle giornate di assenza nel periodo di assunzione del F., mentre ha ritenuto che la società non avesse fornito prova idonea a dimostrare il nesso causale tra le esigenze correlate all’assenza del personale addetto al chek in ferie e l’assunzione; 2) in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la “violazione dell’art. 112 c.p.c.. Violazione del principio della corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato” e si lamenta che i giudici di merito avrebbero esteso “l’esame oltre i limiti della domanda, perchè il F. aveva impugnato il contratto a tempo determinato eccependo unicamente la nullità della clausola appositiva del termine per genericità e non specificità della stessa. Il petitum, pertanto, era circoscritto alla contestazione della validità del termine apposto al contratto per genericità ed indeterminatezza delle ragioni così come indicate nel contratto stesso…. mentre il Collegio, dopo avere erroneamente dedotto che la causale dedotta nel primo contratto era generica e quindi illegittima, non avrebbe dovuto procedere al vaglio delle istanze istruttorie e della documentazione offerta dalla società al fine di comprovare l’effettività delle esigenze sostitutive dedotte in contratto, in quanto la controparte si era limitata a richiedere che i contratti a termine fossero dichiarati nulli in quanto generici”; 3) la violazione e falsa applicazione dell’art. 2112 c.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per non avere la Corte di merito considerato che era onere del lavoratore provare l’appartenenza al ramo ceduto di Air One ad Alitalia e che mancava nel ricorso introduttivo del giudizio di primo grado ogni riferimento alle motivazioni in punto di fatto e di diritto per le quali il lavoratore avrebbe dovuto transitare in Alitalia CAI in relazione ad un contratto a tempo determinato non intercorso con l’odierna ricorrente; pertanto, secondo la prospettazione della ricorrente, la Corte di Appello avrebbe erroneamente condannato la società Alitalia CAI a riammettere in servizio il F. in base ad un contratto a termine rispetto al quale la stessa è del tutto estranea;

che il primo motivo – che presenta numerosi profili di inammissibilità, anche in considerazione del fatto che, nella sostanza, tende ad ottenere un nuovo esame del merito, non consentito in questa sede non è meritevole di accoglimento; ed invero, nella pronunzia censurata, la Corte di Appello, in conformità con gli ormai consolidati arresti giurisprudenziali di questa Corte (cfr., tra le altre, Cass. nn. 1576/2010; 1577/2010) ed avendo riguardo alla pronunzia n. 107/2013 della Corte Costituzionale, ha condivisibilmente, e con motivazione adeguata, ritenuto che la clausola di apposizione del termine fosse illegittima, perchè le ragioni giustificatrici erano del tutto generiche;

che, inoltre, stabilito che l’onere della prova è a carico del datore di lavoro, è ius receptum che il difetto di motivazione su un’istanza di ammissione di mezzo istruttorio o sulla valutazione di un documento o di risultanze probatorie o processuali denunciabile in sede di legittimità – peraltro nel rispetto del principio di specificità dei motivi del ricorso per cassazione, come definito da Cass., S.U. n. 22726/2011 – deve riguardare specifiche circostanze oggetto della prova e del contenuto del documento trascurato o erroneamente interpretato dal giudice di merito, sulle quali il giudice di legittimità può esercitare il controllo della decisività dei fatti da provare e, quindi, delle prove stesse (arg. ex Cass. nn. 21486/2011; 17915/2010); nella specie, si rileva che non è stata versata in atti in questa sede “la documentazione offerta dalla società sin dal primo grado a conferma della concreta sussistenza delle esigenze sostitutive menzionate nel contratto”; va, inoltre, osservato che le violazioni lamentate attengono altresì all’esegesi degli accordi collettivi richiamati nel contratto a termine di cui si tratta ed altresì al CCNL applicato dalla EAS S.p.A., che non sono stati prodotti (e neppure indicati nell’elenco dei documenti offerti in comunicazione elencati nel ricorso per cassazione), nè trascritti, in violazione del principio (v. artt. 366, n. 6 e 369 codice di rito), più volte ribadito da questa Corte, che definisce quale onere della parte ricorrente quello di indicare lo specifico atto precedente cui si riferisce, in modo tale da consentire alla Corte di legittimità di controllare ex actis la veridicità delle proprie asserzioni prima di esaminare il merito della questione (Cass. n. 14541/2014, cit.). Il ricorso per cassazione deve, infatti, contenere tutti gli elementi necessari a costituire le ragioni per cui si chiede la cassazione della sentenza di merito ed a consentire la valutazione della fondatezza di tali ragioni, senza che sia necessario fare rinvio a fonti esterne al ricorso e, quindi, ad elementi o atti concernenti il pregresso grado di giudizio di merito (cfr., tra le molte, Cass. nn. 10551/2016; 23675/2013; 1435/2013). Per la qual cosa, questa Corte non è stata messa in grado di apprezzare la veridicità della doglianza svolta;

che il secondo motivo è inammissibile, in quanto – anche prescindendo dalla formulazione non chiara ed apertamente contraddittoria rispetto al primo mezzo di impugnazione, nel quale si lamenta, tra l’altro, come innanzi riferito, che la Corte di merito ha ritenuto che la società non aveva fornito prova idonea alla dimostrazione dell’effettivo nesso causale tra le esigenze correlate all’assenza del personale e l’assunzione del F., mentre, nel motivo ora in esame, si deduce che la Corte di merito, dopo avere rilevato la illegittimità della causale, non avrebbe dovuto procedere al vaglio delle istanze istruttorie e della documentazione offerta dalla società a sostegno delle proprie ragioni perchè possa utilmente dedursi in sede di legittimità la violazione dell’art. 112 c.p.c. – fattispecie riconducibile ad una ipotesi di error in procedendo ex art. 360 c.p.c., n. 4 – sotto il profilo della mancata corrispondenza tra il chiesto ed il pronunziato, deve prospettarsi, in concreto, la pronunzia su una domanda non proposta; la qual cosa non si profila nel caso di specie, in cui, nella sostanza, viene in considerazione l’interpretazione del contenuto e dell’ampiezza della domanda; attività, quest’ultima, che integra un accertamento in fatto, tipicamente rimesso al giudice di merito, insindacabile in Cassazione, se non sotto il profilo della correttezza della motivazione della decisione impugnata sul punto (cfr., tra le molte, Cass. nn. 7932/2012; 20373/2008). Il giudice, infatti, ha il potere-dovere di qualificare giuridicamente l’azione e di attribuire al rapporto dedotto in giudizio un nomen iuris diverso da quello indicato dalle parti, purchè non sostituisca la domanda proposta con una diversa, modificando i fatti costitutivi e fondandosi su una realtà fattuale non dedotta e allegata in giudizio. Nel caso di specie, i giudici di secondo grado non hanno introdotto nel processo una causa petendi diversa da quella enunciata dalla parte a sostegno della domanda, ma hanno proceduto correttamente a vagliare le istanze istruttorie e la documentazione prodotta dalla società, al fine di verificare se sussistessero i presupposti, nella fattispecie per stipulare un contratto a tempo determinato;

che il terzo motivo non è fondato, in quanto, con argomentazioni condivisibili e scevre da vizi logico-giuridici, i giudici di seconda istanza hanno reputato che, nel caso di specie, sussistesse la legittimazione di Alitalia CAI S.p.A., essendo rimasto delibato che il rapporto di lavoro di cui si tratta intercorresse con la detta società al momento della cessione del ramo di azienda (cfr., pure, tra le altre, Cass. n. 14827/2018): ed invero, come sottolineato nella sentenza oggetto del presente giudizio, il F. aveva dedotto sin dall’inizio, senza che, sul punto, vi fosse contestazione da parte della società, che il rapporto di lavoro, iniziato con EAS S.p.A., era proseguito per effetto della fusione per incorporazione con Air One e poi ancora con Alitalia CAI S.p.A.; ed inoltre aveva prodotto documentazione relativa alla scissione parziale dell’11.11.2009 di Air One ed il conferimento di ramo d’azienda ad Alitalia CAI S.p.A.; pertanto, nella sentenza si sottolinea che è fuori di dubbio che le attività di handling presso lo scalo di (OMISSIS) fossero “confluite ad Alitalia CAI S.p.A.”;

che il ricorso va dunque respinto, non risultando i motivi articolati idonei a scalfire le puntuali argomentazione della Corte di merito;

che le spese, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza;

che, avuto riguardo all’esito del giudizio ed alla data di proposizione del ricorso, sussistono i presupposti di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; condanna la società ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 5.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali nella misura del 15% ed accessori come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 19 settembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 18 dicembre 2019

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