Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 33612 del 18/12/2019

Cassazione civile sez. trib., 18/12/2019, (ud. 03/10/2019, dep. 18/12/2019), n.33612

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANZON Enrico – Presidente –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. SAIJA Salvatore – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 11517/2014 R.G. proposto da:

B.G., rappresentato e difeso dall’Avv. Alessandro

Dagnino, con domicilio eletto presso il medesimo in Roma Piazza

Benedetto Cairoli n. 2, giusta procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle entrate, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato, presso la quale è domiciliata in Roma, via

dei Portoghesi n. 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Sicilia n. 36/30/13, depositata in data 13 marzo 2013.

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 3 ottobre

2019 dal Consigliere Giuseppe Fuochi Tinarelli.

Fatto

RILEVATO

che:

B.G., esercente commercio all’ingrosso di cereali e materiali di costruzione, impugnava l’avviso di rettifica emesso, in esito a verifica ispettiva della Guardia di finanza, dall’Agenzia delle entrate per l’anno 1997 per l’indebita detrazione dell’Iva per spese di manutenzione e riparazione di veicoli e di carburante, nonchè per l’omessa registrazione di corrispettivi per cessione di beni attese le differenze emerse tra quantità di beni acquistati e vendite, recuperando l’imposta evasa ed irrogando le conseguenti sanzioni.

L’impugnazione era parzialmente accolta dalla CTP di Palermo limitatamente alle differenze tra acquisti e vendite per l’incidenza dei cali di peso naturali della merce e la rilevata esistenza di alcuni errori nel calcolo della media aritmetica per singola tipologia di prodotto, che, anche per le caratteristiche di piccola dimensione dell’azienda, riduceva la percentuale di ricarico. La sentenza era confermata dal giudice d’appello.

Il contribuente propone ricorso per cassazione con quattro motivi, cui resiste l’Agenzia delle entrate con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Il primo motivo denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4, omessa pronuncia con riguardo alla denunciata invalidità dell’avviso di accertamento motivato per relationem al pvc della Guardia di finanza. Denuncia, inoltre, sul medesimo punto, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, insufficiente o contraddittoria motivazione.

1.1. Il motivo va disatteso in entrambe le sue articolazioni.

1.2. Non sussiste, in primo luogo, la denunciata omessa pronuncia: la CTR, infatti, ha esplicitamente esaminato e rigettato la censura.

E’ vero che il giudice regionale, nel considerare la questione, ha proceduto ad una disamina del merito della vicenda ma ciò ha fatto sull’evidente assunto che il pvc integrasse legittimamente l’avviso di accertamento e che, dunque, nessuna nullità fosse riscontrabile per il rinvio per relationem al contenuto dello stesso.

Si tratta di conclusione, del resto, pienamente conforme ai ripetuti arresti di questa Corte, secondo la quale “in tema di avviso di accertamento, la motivazione “per relationem” con rinvio alle conclusioni contenute nel verbale redatto dalla Guardia di Finanza nell’esercizio dei poteri di polizia tributaria, non è illegittima per mancanza di autonoma valutazione da parte dell’Ufficio degli elementi da quella acquisiti, significando semplicemente che l’Ufficio stesso, condividendone le conclusioni, ha inteso realizzare una economia di scrittura che, avuto riguardo alla circostanza che si tratta di elementi già noti al contribuente, non arreca alcun pregiudizio al corretto svolgimento del contraddittorio” (Cass. n. 32957 del 20/12/2018; Cass. n. 30560 del 20/12/2017).

1.3. E’ invece inammissibile il dedotto vizio motivazionale.

Occorre considerare, infatti, che trattandosi di sentenza pubblicata il 13 marzo 2013, trova applicazione la disciplina di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nella nuova formulazione introdotta dall’art. 54, comma 1, lett. b), della L. n. 83 del 2012, comma 1, conv. con modif. nella L. n. 134 del 2012, sicchè non è più ammissibile la censura per motivazione insufficiente (Sez. U, nn. 8053 e 8054 del 2014), il cui controllo è circoscritto alla verifica del requisito “minimo costituzionale” di validità prescritto dall’art. 111 Cost., sicchè è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali.

Tale requisito minimo non risulta soddisfatto, invero, soltanto quando ricorrano quelle stesse ipotesi che si convertono nella violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4 e che determinano la nullità della sentenza (mancanza della motivazione quale requisito essenziale del provvedimento giurisdizionale; motivazione apparente; manifesta ed irriducibile contraddittorietà; motivazione perplessa od incomprensibile), mentre al di fuori di esse residua soltanto l’omesso esame di un fatto storico controverso, che è stato oggetto di discussione e che sia “decisivo”, non essendo più consentito impugnare la sentenza per criticare la sufficienza del discorso argomentativo a giustificazione della decisione adottata sulla base degli elementi fattuali acquisiti al rilevante probatorio ritenuti dal giudice di merito determinanti ovvero scartati in quanto non pertinenti o recessivi.

La doglianza su esposta non risponde, in evidenza, a tali requisiti.

2. Il secondo motivo denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, insufficiente o contraddittoria motivazione su punti decisivi della controversia avuto riguardo alla rideterminazione della percentuale di ricarico dal 27,66% al 20,66%. Denuncia, inoltre, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4, l’impropria utilizzazione del principio dell’assorbimento con riguardo ai plurimi profili di censura dedotti in appello.

2.1. Anche tale motivo va integralmente disatteso.

2.2. Il denunciato vizio di motivazione è inammissibile per le medesime ragioni sopra indicate al punto 1.3.

2.3. Non sussiste, in secondo luogo, la dedotta impropria utilizzazione del principio di assorbimento avendo la CTR esaminato e statuito direttamente sul merito dell’accertamento, valutando le specifiche questioni poste dal contribuente (errori di calcolo, riferiti alle giacenze iniziali e finali; medie aritmetiche; cali naturali) che ha posto in raffronto con le risultanze di causa (i conteggi operati dai finanzieri), sottolineando non solo l’imprecisione e la genericità delle deduzioni del contribuente (neppure in questa sede meglio specificate) ma anche la non incidenza dei presunti errori.

3. Il terzo motivo denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, insufficiente o contraddittoria motivazione su punti decisivi della controversia con riguardo all’asserita imprecisa indicazione degli errori di calcolo da parte del contribuente. Denuncia, inoltre, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4, violazione dell’art. 112 c.p.c. in relazione alle questioni sollevate dal contribuente per aver la CTR statuito con “motivazioni di tipo apodittico”.

3.1. Il motivo è inammissibile.

3.2. Quanto al dedotto vizio motivazionale è sufficiente rinviare a quanto precisato al punto 1.3.

3.3. Quanto all’asserita omessa pronuncia, poi, il motivo è inammissibile per intrinseca contraddittorietà: è lo stesso ricorrente che afferma, infatti, che la CTR ha, in realtà, deciso sulle questioni “adottando motivazioni di tipo apodittico”.

Nè conduce ad un diverso esito l’eventuale riqualificazione del vizio come violazione dell’art. 132 c.p.c.: la CTR, infatti, seppur in termini sintetici, ha ritenuto fondata la pretesa sulla base delle risultanze del pvc (“un minuzioso controllo contabile, riscontrando tra la quantità di beni acquistati e quelli ceduti, tenendo conto delle giacenze iniziali e finali, alcune differenze fra gli acquisti e le vendite di merci (vedi f. 9.10.11 verbale GG.FF in atti), con vendite maggiori di quelle fatturate”), senza trascurare, al contempo, le opposte deduzioni, valutate insuscettibili di incidere (perchè generiche e imprecise) su tali esiti.

Il percorso motivazionale, dunque, è chiaramente individuabile e si pone ben al di sopra del cd. minimo costituzionale, la cui violazione attiva il sindacato giurisdizionale di legittimità, esclusa la configurabilità della motivazione come meramente apparente.

4. Il quarto motivo denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione e falsa applicazione “D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60 e dell’omologa disposizione in materia di Iva e/o dell’art. 148 c.p.c. e/o della L. n. 241 del 1990, art. 21 septies”, deducendo la mancata rilevazione d’ufficio della nullità dell’atto impositivo per essere la relata di notifica apposta sul frontespizio anzichè in calce allo stesso.

4.1. Il motivo – dedotto per la prima volta in sede di legittimità – è inammissibile.

4.2. Non è, infatti, condivisibile la prospettazione articolata dal ricorrente, che postula una impropria commistione tra profili processuali e sostanziali e l’allegazione di nuove circostanze di fatto, precluse in sede di legittimità, nè tiene conto che, secondo la consolidata giurisprudenza di legittimità, “Nelle ipotesi di invalidità degli atti impositivi, opera il generale principio di conversione dei vizi in motivi di gravame, in ragione della struttura impugnatoria del processo tributario, nel quale la contestazione della pretesa fiscale è suscettibile di essere prospettata solo attraverso specifici motivi di impugnazione dell’atto, sicchè le nullità, ove non dedotte con il ricorso originario, non possono essere rilevate d’ufficio nè fatte valere per la prima volta nel giudizio di legittimità” (Cass. n. 12313 del 18/05/2018; Cass. n. 22810 del 09/11/2015).

5. Il ricorso va pertanto rigettato e le spese regolate, come in dispositivo, per soccombenza.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; condanna B.G. al pagamento delle spese a favore dell’Agenzia delle entrate, che liquida in complessive Euro 1.800,00, oltre spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente principale, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 – bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 3 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 18 dicembre 2019

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