Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3361 del 12/02/2010

Cassazione civile sez. III, 12/02/2010, (ud. 14/01/2010, dep. 12/02/2010), n.3361

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETTI Giovanni Battista – Presidente –

Dott. FEDERICO Giovanni – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Adelaide – rel. Consigliere –

Dott. LANZILLO Raffaella – Consigliere –

Dott. D’AMICO Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 31724/2005 proposto da:

AMAZZONIA SRL (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

PANAMA 95, presso lo studio dell’avvocato PICCIAREDDA Franco, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato SAMPIETRO LUCIANO

giusta delega in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

C.E., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA GREGORIANA 56, presso lo studio dell’avvocato GALOPPI

GIOVANNI, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato

ZUCALLI RAMBALDO giusta delega in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 744/2004 della CORTE D’APPELLO di TRIESTE,

Sezione Prima Civile, depositata il 21/01/2005; R.G.N. 520/C/2004.

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

14/01/2010 dal Consigliere Dott. ADELAIDE AMENDOLA;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CARESTIA Antonietta, che ha concluso per rigetto.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso del 17 novembre 2001 Amazzonia s.r.l. proponeva opposizione al decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale di Gorizia, con il quale, a istanza di C.E., le era stato intimato il pagamento della somma di L. 9.543.044, a titolo di canoni di locazione scaduti, oltre interessi e spese.

Eccepiva l’opponente che mancava la prova scritta del credito, con riferimento all’aggiornamento del canone di locazione; che l’opposto aveva, in data (OMISSIS), inviato lettera di disdetta del contratto; che essa aveva continuato a pagare l’affitto fino al febbraio 2001, ma che, con raccomandata del 30 aprile successivo, aveva poi messo a disposizione della controparte l’immobile, contestualmente chiedendo la corresponsione dell’indennità di avviamento commerciale, indennità per il cui pagamento l’opponente spiegava domanda riconvenzionale.

Resisteva C.E., il quale eccepiva che alla raccomandata con la quale era stata intimata la disdetta, aveva fatto seguito, a distanza di poco meno di un mese, la comunicazione di revoca della stessa, di modo che il rapporto era proseguito per volontà di entrambe le parti.

Con sentenza del 16 dicembre 2003 il giudice adito rigettava l’opposizione e la domanda riconvenzionale.

Su gravame di Amazzonia s.r.l. la Corte d’appello di Trieste, in data 21 gennaio 2005, riformava parzialmente la decisione impugnata, revocando il decreto ingiuntivo opposto e condannando la società al pagamento dei canoni di locazione dal mese di marzo al mese di settembre 2001 con la maggiorazione ISTAT, oltre interessi dalla scadenza al saldo.

Avverso detta pronuncia propone ricorso per cassazione Amazzonia s.r.l., formulando tre motivi.

Resiste con controricorso C.E..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.1 Col primo motivo la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 416 cod. proc. civ., comma 2, in relazione all’art. 2964 cod. civ., omessa e contraddittoria motivazione, perchè la Corte d’appello, pur avendo correttamente affermato che l’intervenuta revoca della disdetta integrava una eccezione in senso stretto che, nella fattispecie, era stata tardivamente proposta, aveva ritenuto comunque documentalmente provata la revoca stessa, così facendo malgoverno del principio, costantemente ribadito dalla giurisprudenza, secondo cui non basta la documentazione attestante la fondatezza di un’eccezione, essendo necessario che l’eccezione stessa venga specificamente dedotta in giudizio.

1.2 Col secondo mezzo l’impugnante lamenta violazione e falsa applicazione degli artt. 1596 e 1597 cod. civ., in relazione agli artt. 1328 e 1324 cod. civ., omessa e contraddittoria motivazione, per avere il giudice a quo ritenuto valida la revoca della disdetta in quanto pervenuta al destinatario prima della scadenza del termine entro il quale, per legge, doveva essere validamente espresso il recesso unilaterale, di modo che questo non aveva ancora prodotto l’effetto risolutivo. Così argomentando il giudice di merito aveva fatto malgoverno del principio secondo cui la disdetta è atto unilaterale recettizio, che produce effetti nel momento in cui perviene nella sfera di normale conoscibilità del destinatario (confr. Cass. 3 febbraio 1955, n. 290).

1.3 Col terzo motivo la società deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 1596 e 1597 cod. civ., in relazione all’art. 1326 cod. civ., omessa e contraddittoria motivazione, per avere il giudice a quo ritenuto che, in ogni caso, a prescindere dalla validità della revoca, il contratto di locazione si era di fatto rinnovato, avendo, dopo la scadenza, la società conduttrice continuato a godere l’immobile, pagando il relativo canone, e il locatore a percepirlo. Il giudice di merito aveva pertanto violato il principio, ripetutamente affermato dalla Corte Regolatrice, secondo cui la rinnovazione tacita del contratto di locazione non può essere desunta dal pagamento e dall’accettazione delle pigioni maturate successivamente alla scadenza, essendo il conduttore, in mora nella riconsegna, comunque obbligato al pagamento dei canoni (confr. Cass. n. 4149 del 1983).

2.1 I motivi, che per la loro evidente connessione si prestano a essere esaminati congiuntamente, sono infondati.

Il giudice di merito, qualificata eccezione in senso stretto la deduzione della intervenuta revoca della disdetta, l’ha ritenuta tardivamente proposta. Ha tuttavia affermato l’ammissibilità della prova documentale volta a dimostrarla e, nella prospettiva che la revoca fosse stata comunicata al destinatario entro il termine nel quale per legge doveva essere validamente espresso il recesso unilaterale, l’ha considerata valida e produttiva di effetti. Ha poi rilevato che, in ogni caso, nella fattispecie l’effetto risolutivo non si era prodotto, perchè entrambe le parti, col comportamento univoco successivo, avevano manifestato la propria volontà di rinnovare il contratto: il locatore revocando la disdetta, lasciando il conduttore nel godimento dell’immobile; percependo i canoni e chiedendone l’aggiornamento ISTAT; il conduttore non reagendo alla revoca della disdetta, continuando a godere l’immobile e a pagare le pigioni per più di un anno dopo la scadenza contrattuale. Secondo il decidente tali comportamenti dimostravano per facta concludentia la volontà delle parti di stipulare un nuovo contratto analogo al precedente.

2.2 Alla stregua del percorso argomentativo, qui sinteticamente esposto, è possibile affermare che la scelta operata in dispositivo dal decidente poggia su due autonome rationes decidendi: da una parte, la legittimità della revoca, e la concludenza della prova offerta al riguardo dall’opposto, oggetto dei rilievi formulati nei primi due motivi di ricorso; dall’altra, l’intervenuta rinnovazione tacita del contratto, specificamente confutata nel terzo mezzo.

Ciò posto, e partendo, per comodità espositiva, dall’esame di quest’ultimo, osserva il collegio che non colgono nel segno le critiche con esso formulate. E invero l’apparato argomentativo col quale il giudice di merito ha motivato il suo convincimento è logicamente corretto ed esente da aporie o da contrasti disarticolanti tra emergenze fattuali e qualificazione giuridica adottata. La ricostruzione della fattispecie concreta, basata su una lettura del materiale istruttorio attenta e improntata a criteri di comune buon senso, è del tutto plausibile, essendo semmai incongrua quella proposta dall’impugnante, a fronte di dati incontrovertibili, come la intervenuta revoca della disdetta – qui considerata solo nel suo valore semantico di manifestazione della volontà di persistere nel rapporto – e il pacifico protrarsi di questo ben oltre la scadenza. In proposito non giova all’impugnante il richiamo al principio della normale insufficienza del pagamento del canone di locazione, da parte del conduttore – e dell’accettazione del pagamento da parte del locatore – a dimostrare la rinnovazione tacita del contratto, perchè gli elementi addotti dal giudice di merito a sostegno della scelta operata in dispositivo sono ben più sintomatici e consistenti.

In realtà le critiche, deducendo in termini puramente assertivi il malgoverno di principi affermati dalla giurisprudenza di legittimità nonchè vizi motivazionali, tendono surrettiziamente a introdurre una revisione del merito del convincimento del giudice di appello, preclusa in sede di legittimità.

2.3 In definitiva il ricorso deve essere rigettato, restando assorbito, per quanto innanzi detto, nella ritenuta infondatezza del terzo motivo, l’esame del primo e del secondo mezzo.

La peculiarità della fattispecie consiglia di compensare integrale tra le parti le spese del giudizio.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Compensa integralmente tra le parti le spese del giudizio.

Così deciso in Roma, il 14 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 12 febbraio 2010

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