Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3356 del 12/02/2018


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Civile Ord. Sez. 2 Num. 3356 Anno 2018
Presidente: PETITTI STEFANO
Relatore: ORICCHIO ANTONIO

ORDINANZA

sul ricorso 8989-2017 proposto da:
MINISTERO DELLA GIUSTIZIA in persona del Ministro pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;
– ricorrente contro

PINTORI ANNA MARIA, elettivamente domiciliata in ROMA,
2017
3278

Da

Piazza Cavour, presso la Cancelleria della Corte di
cassazione, rappresentata e difesa dall’avvocato RENATO
LAI;
– controricorrente –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositato il 12/10/2016, R.G.V.G. n. 50794/2015,

Data pubblicazione: 12/02/2018

Cron.n. 7071/2016;
udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio del 15/12/2017 dal Consigliere ANTONIO

ORICCHIO.

Rilevato che :
è stato impugnato dal Ministero della Giustizia il decreto
della Corte di Appello di Roma depositato in data
12.10.2016, col quale veniva rigettata l’opposizione
proposta dal Ministero stesso avverso il precedente decreto,

Corte e che aveva accolto il ricorso per la condanna della
medesima P.A. al pagamento di indennizzo in favore
dell’odierna parte controricorrente per la non ragionevole
durata del processo di cui in atti.
Il ricorso del Ministero è fondato su quattro ordini di motivi
ed è resistito con controricorso della parte intimata.
Il ricorso viene deciso ai sensi dell’art. 375, ult. co . c.p.c.
con ordinanza in camera di consiglio non essendo stata
rilevata la particolare rilevanza delle questioni di diritto in
ordine alle quali la Corte deve pronunciare.

Considerato che :
1.- Con il primo motivo del ricorso si censura il vizio di
violazione e/o falsa applicazione dell’art. 4 L. n. 89/2001 in
relazione all’art. 360, co. I, n. .3 c.p.c., sostenendo …quantunque S.C. 5895/09 e 22242/10 siano andate in
contrario avviso”- l’inapplicabilità della sospensione ex L.
n. 74/”69 al termine decadenziale ex art. 4 L. n. 89/2001.

di cui in atti, emesso dal Consigliere designato di quella

2.- Con il secondo motivo del ricorso si deduce il vizio di
violazione e falsa applicazione dell’art. 4 della L. n. 89/2001
in relazione all’art. 360, co. I , n. 3 c.p.c..
3.-

Con il terzo motivo del ricorso si deduce il vizio di

violazione e/o falsa applicazione dell’art. 4 L. n. 89/01 in

particolare, l’inapplicabilità nella fattispecie del (nuovo)
termine breve semestrale.
4.

Con il quarto motivo del ricorso si censura il

provvedimento gravato sotto il profilo della violazione e/o
falsa applicazione dell’art. 4 L. n. 89/2001 in relazione
all’arr. 360, co. 1, n. 4 c.p.c. , invocando una
“interpretazione adeguatrice” per cui “comunque non sia
applicabile la proorga del termine ex L. n. 742/1969”.
5.- I motivi innanzi esposti possono essere trattati, per
ragioni di opportunità, congiuntamente.
Essi, nella sostanza, mirano -pur se con distinte
prospettazioni, ma analogo fine- a far affermare la
decadenza dal termine per la proposizione del ricorso ex L.
n. 89/2001.
Il ricorso, formulato con atto in cui ampi sono gli stralci
riportati in fotocopia, per allegazione e con interpolazioni
scritte a mano, risulta proposto -per ammissione della
stessa Amministrazione ricorrente- nella piena coscienza e
conoscenza della ratio su cui si fonda la decisione gravata;
4

relazione all’art. 360, co. 1 , n. 4 c.p.c., adducendo, in

e, quindi, sul fatto del “richiamato (dalla Corte territoriale)
univoco orientamento espresso dalla giurisprudenza di
legittimità per il quale la sospensione dei termini per il
periodo feriale trova in via generale applicazione non solo
nei confronti dei termini endoprocessuali, ma altresì nei

volte gli stessi costituiscano l’unico rimedio per far valere il
diritto”.
Orbene nella fattispecie si controverte in tema di
opposizione avverso provvedimento di ingiunzione di
pagamento di equo indennizzo ai sensi della L. n. 89/2001.

Il ricorso, con i suoi motivi qui congiuntamente in esame,
tende ad ottenere una pronuncia contraria all’orientamento,
ormai consolidato, cui faceva riferimento il decreto
impugnato innanzi a questa Corte (e che, come detto,
risulta per espressa ammissione ben conosciuto dalla P.A.
ricorrente).
Il ricorso pretenderebbe, insomma, l’affermazione del
principio per cui al termine per la proposizione dell’azione di
riparazione ex L. 89/2001 non andrebbe applicata la
sospensione feriale dei termini, con la conseguenza della
pretesa non tempestività – in ipotesi- dell’apposito ricorso a
suo tempo depositato dalla odierna parte controricorrente.
La pretesa avanzata col ricorso è del tutto infondata.

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confronti dei termini previsti a pena di decadenza quante

La richiamata e consolidata giurisprudenza (Cass. n.ri
5895/2009 ; 22242/2010 e 18302/2014) consente di poter
affermare -in uno alla correttezza del decreto gravato della
Corte territoriale- il fatto che il ricorso per equo indennizzo è
stato tempestivamente presentato e che, quindi, la

infondata.
Le stesse S.U. di questa Corte, con sentenza n.
17781/2013, hanno riaffermato la natura processuale del
termine in questione e la sua sottoposizione al regime della
sospensione del termine feriale di cui all’art. 1 L. n. 74/1969
e succ. modif..
Del tutto infondate sono, poi, le prospettazioni di erroneità
del gravato provvedimento in conseguenza e per effetto
della introduzione del termine semestrale , in luogo di quello
annuale, della sospensione dei termini feriali.
Il ricorso è, pertanto, del tutto inammissibile.
5.- Le spese seguono la soccombenza e si determinano così
come in dispositivo.
Non sussistono i presupposti, attesa l’apposita esenzione in
favore della Amministrazione ricorrente, per l’applicazione
della normativa di cui all’art. 13 del D.P.R. n. 115/2002 e,
quindi, di quanto dalla stessa previsto in ordine al
versamento di ulteriore importo.

6

questione sollevata dalla Amministrazione sia del tutto

P.Q.M.
La Corte
dichiara inammissibile

il ricorso

e condanna

l’amministrazione ricorrente I pagamento in favore
della parte controricorrente delle spese del giudizio,

oltre spese generali nella misura del 15% ed accessori
come per legge.
Così deciso nella Camera di Consiglio della Seconda
Sezione Civile della Corte Suprema di Cassazione il
15 dicembre 2017.

determinate in C 1.147,50, ‘oltre C 200,00 per esborsi,/

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