Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 33536 del 18/12/2019

Cassazione civile sez. VI, 18/12/2019, (ud. 23/10/2019, dep. 18/12/2019), n.33536

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Presidente –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – rel. Consigliere –

Dott. CAPOZZI Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1157-2018 proposto da:

F.T., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA O.

TOMMASINI 12, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO PROTA, che la

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS);

– intimata –

avverso la sentenza n. 4828/15/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della CAMPANIA, depositata il 29/05/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 23/10/2019 dal Consigliere Relatore Dott. PIERPAOLO

GORI.

Fatto

RILEVATO

che:

– Con sentenza n. 4828/15/17 depositata in data 29 maggio 2017 la Commissione tributaria regionale della Campania rigettava l’appello proposto da F.T. avverso la sentenza n. 26173/29/15 della Commissione tributaria provinciale di Napoli, che aveva a sua volta rigettato il ricorso proposto dalla contribuente contro l’avviso di accertamento per II.DD. 2008, emesso D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 38;

– In particolare, la ripresa confermata anche dalla CTR traeva origine da indagini finanziarie su movimentazioni da conto corrente, che portavano al recupero di reddito non dichiarato in applicazione di accertamento sintetico su più anni di imposta tra cui quello per cui è causa, con ricorso al c.d. redditometro. Il giudice d’appello riteneva che il contraddittorio instaurato in ultima analisi non avesse dato prova liberatoria del passaggio di risorse dal coniuge, titolare di pensione di invalidità;

– Avverso tale decisione, ha proposto ricorso per cassazione la contribuente deducendo un unico motivo. L’Agenzia delle entrate non si è difesa, restando intimata.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– Con un unico motivo -ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5 – la contribuente lamenta la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, e l’omessa e insufficiente motivazione, per aver la CTR omesso di verificare se dall’atto di accertamento potessero desumersi le ragioni per le quali l’Ufficio non aveva ritenuto congrua la dichiarazione dei redditi per plurime annualità inclusa quella per cui è causa, per aver esteso la propria revisione all’esame di circostanze nuove ed estranee a quelle originariamente indicate dall’avviso di accertamento e per non aver l’atto impositivo allegato gli avvisi, diversi da quello per cui è causa, cui pure la motivazione dello stesso fa riferimento;

– A parziale modifica della proposta, il Collegio ritiene che le censure contenute nel mezzo di impugnazione sono in parte inammissibili, in quanto nuove, e in parte fondate. Sono inammissibili nella parte in cui si denuncia la mancata allegazione degli avvisi richiamati nella motivazione dell’atto impositivo impugnato in questa sede, di cui la sentenza impugnata non dà conto, nè il ricorrente per autosufficienza riproduce il pertinente passaggio del ricorso di primo grado e di appello in cui ne avrebbe fatto menzione;

– Per il resto, va rammentato che “Ai fini dell’accertamento sintetico di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, l’Ufficio non è tenuto a procedere all’accertamento contestualmente per due o più periodi d’imposta per i quali ritenga che la dichiarazione non sia congrua; tuttavia il relativo atto deve contenere, per un determinato anno d’imposta, la pur sommaria indicazione delle ragioni in base alle quali la dichiarazione si ritiene incongrua anche per altri periodi d’imposta, così da legittimare l’accertamento sintetico, con la conseguenza che il giudice tributario, a fronte della specifica eccezione del contribuente, non deve limitarsi ad accertare se l’Ufficio abbia preso in considerazione due o più anni consecutivi, ma deve verificare se dall’atto di accertamento possano desumersi le ragioni per le quali l’Ufficio stesso abbia ritenuto non congrua la dichiarazioni per tali annualità.” (Cass., Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 10972 del 05/05/2017, Rv. 644163 – 01; conforme Cass., Sez. 5, Sentenza n. 26541 del 05/11/2008, Rv. 605446 – 01; in termini anche Cass. n. 14711 del 2018);

– Orbene, a fronte di motivo di appello sul punto, di cui dà conto la sentenza stessa (“l’incongruità avrebbe riguardato un solo anno, differentemente da quanto sostenuto nella sentenza impugnata, in quanto l’accertamento della GdF aveva riguardato più anni di imposta”), dalla pronuncia non si evince che il giudice d’appello abbia verificato se dall’atto di accertamento possano desumersi le ragioni per le quali l’Ufficio abbia ritenuto non congrua la dichiarazione anche per le annualità diverse da quella in esame presi in considerazione dall’atto impositivo;

– Conseguentemente, il ricorso trova accoglimento, nei termini sopra indicati, con cassazione della sentenza e rinvio alla CTR per ulteriore esame in relazione al profilo, e anche per la liquidazione delle spese di lite di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, nei termini di cui in motivazione, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR della Campania, in diversa composizione, per ulteriore esame in relazione al profilo accolto e a quelli rimasti assorbiti, e per il regolamento delle spese di lite.

Così deciso in Roma, il 23 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 18 dicembre 2019

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