Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 33497 del 27/12/2018

Cassazione civile sez. trib., 27/12/2018, (ud. 28/11/2018, dep. 27/12/2018), n.33497

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANZON Enrico – Presidente –

Dott. BRUSCHETTA Ernestino – Consigliere –

Dott. NONNO Giacomo – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. LEUZZI Salvatore – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 4291/2012 R.G. proposto da:

Agenzia delle Entrate, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato, in persona del Direttore p.t., con domicilio

eletto presso gli uffici della predetta Avvocatura, in Roma, via dei

Portoghesi, n. 12;

– ricorrente –

contro

M.R., residente in Alatri (FR), via Monte San Marino, n.

28;

– intimato –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio

depositata il 27 dicembre 2010 n. 1117/39710.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 28 novembre

2018 dal Cons. Leuzzi Salvatore.

Fatto

RILEVATO

che:

– L’Agenzia Entrate prepone ricorso per cassazione avverso la sentenza in epigrafe, di rigetto dell’appello erariale nei confronti della sentenza del Commissione tributaria provinciale di Frosinone, che aveva accolto il ricorso, col quale il contribuente aveva impugnato l’avviso di accertamento per maggiori importi dovuti a fini Irpef, IVA e Irap, oltre sanzioni e interessi, tenuto conto degli scostamenti tra i ricavi esposti dal contribuente e quelli correlati agli studi di settore;

– Il ricorso è affidato a un solo motivo;

– Il contribuente rimane intimato.

Diritto

CONSIDERATO

che

– Con l’unico, motivo del ricorso principale, l’Agenzia delle Entrate denuncia insufficiente motivazione circa fatti controversi e decisivi per il giudizio, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, avendo i giudici della Commissione tributaria regionale ritenuto, pur a fronte di elementi di fatto esplicitati dall’Amministrazione nelle quattro pagine di motivazione dell’atto impositivo prima e nel corso del giudizio poi, che l’Ufficio si fosse limitato a fondare l’accertamento in via esclusiva sul mero scostamento rispetto agli studi di settore;

Il motivo è fondato e va accolto;

E’ la Commissione tributaria regionale ad essersi, invero, limitata, per un verso, a richiamare un precedente di questa Corte (la sentenza n. 15905 del 26 maggio 2010), nella cui motivazione è riaffermato il principio secondo cui la procedura il accertamento tributario standardizzato mediante l’applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione,e concordanza non è “ex lege” determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli “standards” in sè considerati, postulando, di contro, che la motivazione dell’atto di accertamento contenga la dimostrazione dell’applicabilità in concreto dello “standard” prescelto ed esponga le ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente (v. anche Cass., sez. un., 13 dicembre 2009, n. 26635); per altro verso, a ritenere l’avvenuta applicazione meccanica degli studi di settore, scevra dalla dimostrazione dell’effettiva loro applicabilità e priva della necessaria confutazione delle argomentazioni del contribuente;

– In tal guisa il giudice territoriale, con insufficiente motivazione, ha ritenuto che l’Ente non avesse allegato nulla in ordine all’applicabilità in concreto degli studi di settore, senza tenere concretamente in alcun conto le risultanze istruttorie e processuali evidenziate pure copiosamente messe in risalto dall’Amministrazione;

– Quest’ultima, invero, già nell’atto impositivo aveva osservato: che la dichiarazione di sospensione dei lavori sottoscritta dal direttore dei lavori in data 25 luglio 2007 e che, nell’ottica del contribuente, sarebbe valsa a giustificare lo scostamento dagli studi di settore non era da ritenersi all’uopo sufficiente posto che mancava un atto formale assunto dal Ministero competente “se la sospensione fosse stata determinata come dichiarato dalla parte – dal ritrovamento di resti archeologici, la stessa sarebbe stata definita da un atto formale emesso dal competente Ministero per i beni e le attività culturali”); che le fatture di vendite davano conto di attività di costruzione svolta anche al di fuori del cantiere dei fratelli M. (“le fatture di vendite evidenziano come in realtà l’attività di costruzione non abbia avuto ad oggetto esclusivamente il cantiere dei fratelli M.”); che i registri Iva facevano emergere un andamento degli acquisti variabile durante tutto l’anno 2002, con una flessione degli acquisti similare, tanto nei mesi invernali che in quelli estivi (“dall’esame dei registri Iva è emerso che l’andamento degli acquisti è stato variabile nel corso di tutto l’anno 2002” e che “la flessione degli acquisti registrata nei mesi invernali è simile all’andamento avuto nei mesi estivi”, in quanto “in entrambi i casi, infatti, i bassi livelli registrati sono stati seguiti da un picco degli acquisti nei mesi in cui l’attività di costruzione viene ripresa dopo i naturali rallentamenti subiti nei mesi invernali ed estivi” e “tale circostanza non può essere giustificativa della tesi del blocco subito nel cantiere M., qualificandosi, più realisticamente, come elemento descrittivo del normale andamento annuale dell’attività svolta dal contribuente”);

– A queste argomentazioni l’Ufficio soggiungeva che: “l’esame del libro giornale e dei mastrini di sottoconto ha messo in evidenza un valore dei beni strumentali contrastante con quanto indicato in sede di dichiarazione al momento della compilazione dello studio di settore” e pertanto “si ritiene che la discordanza relativa al valore dei beni strumentali non sia casuale, ma sia servita per alterare i risultati dello Studio”;

– L’Ufficio osservava, ancora, che “i maggiori ricava calcolati con lo studio di settore erano concordanti con gli importi dichiarati nel modello UNICO/2003 e nel modello 770/2003”;

– Infine, l’Ente osservava che signor M. nel 2001 ha costituito con la coniuge la società denominata “edil San Marino srl”… che volge “attività non specializzata di lavori edili”… tuttora operativa”, il che lasciava supporre che il contribuente “stia proseguendo l’attività di costruzione”;

– Ancorchè l’atto impositivo fosse corredato delle argomentazioni riportate, volte a disattendere le giustificazioni rappresentate dal contribuente in sede di accertamento con adesione, in ordine allo scostamento dai parametri connessi agli studi di settore, la Commissione tributaria regionale si è limitata ad obliterarne assertivamente la portata, con valutazione perentoria e disargomentata;

– Giova considerare che nell’atto di appello – il cui contenuto è riportato in ossequio al principio di autosufficienza del ricorso l’Amministrazione, non solo richiamava la motivazione dell’atto impositivo avversato dal contribuente, ma si soffermava partitamente sui profili connessi al “valore dei beni strumentali” e all’incidenza del “presunto fermo cantiere”;

– Ciononostante il giudice regionale ha assertivamente ascritto all’ente una asettica applicazione dei parametri, con ciò divaricandosi rispetto all’indirizzo consolidato di legittimità, meritevole di continuità per la sua condivisa correttezza, teso a ravvisare il vizio di motivazione omessa o insufficiente qualora dal ragionamento del giudice di merito, come risultante dalla sentenza impugnata, emerga la totale obliterazione di elementi che – come quelli specificamente passati sopra in rassegna – potrebbero condurre ad una diversa decisione (Cass. 25 ottobre 2013, n. 24148), ovvero qualora venga in rilievo che il giudice d’appello non abbia tenuto conto alcuno delle inferenze logiche suscettibili d’essere desunte dagli elementi dimostrativi addotti in giudizio e indicati nel ricorso con autosufficiente ricostruzione, essendosi limitato ad assumere l’insussistenza della prova da parte dell’Ente erariale, senza compiere una analitica considerazione delle risultanze processuali (Cass. 2 marzo 2012, n 3370), ovvero ancora quando nel ragionamento del giudice medesimo, quale risulta dalla sentenza, sia riscontrabile il mancato o deficitario esame di punti decisivi della controversia (Cass. 18 marzo 2011 n. (288)

– Dalle superiori argomentazioni, discende allora, coerentemente, l’accoglimento del motivo unico di ricorso, il che comporta la cassazione della sentenza, con rinvio, anche per la regolazione delle spese de giudizio di legittimità, alla Commissione tributaria regionale del Lazio, in diversa composizione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso principale; cassa la sentenza impugnata; rinvia, anche per la definizione delle spese del giudizio di legittimità, alla Commissione tributaria regionale del Lazio in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Tributaria della Suprema corte di Cassazione, il 28 novembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 27 dicembre 2018

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