Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3349 del 12/02/2018


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Civile Ord. Sez. 2 Num. 3349 Anno 2018
Presidente: PETITTI STEFANO
Relatore: ORICCHIO ANTONIO

ORDINANZA

sul ricorso 325-2014 proposto da:
SO.GE.FI . S.r.l., in persona del legale rappresentante
pro tempore, elettvàmente domiciliata n ROMA, P.ZA
cnTA DI KIMUO 92, 131_53u lo 3tudlo dell’uvvocatú
ELISABETTA NARDONE, che la rappresenta e difende;
– ricorrente contro

SIGALOTTI AGOSTINO, domiciliato ex lege in ROMA, Piazza
2017
3057

D ,k

Cavour, presso la Cancelleria della Corte di cassazione,
rappresentato

e

difeso

dall’avvocato

COSIMO

D’ALESSANDRO;
– controricorrente –

avverso l’ordinanza della CORTE D’APPELLO di TRIESTE,
depositata il 23/10/2013, R.G.n. 334/13, Rep.n. 904/13;

Data pubblicazione: 12/02/2018

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udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio del 23/11/2017 dal Consigliere ANTONIO
ORICCHIO;
lette le conclusioni scritte del P.M. in persona del
Sostituto Procuratore Generale LUCIO CAPASSO che ha

tempestività del gravame.

chiesto il rigetto del ricorso, ove verificata la

Rilevato che :
è stata impugnata dalla SO.GE.FI . s.r.l. la sentenza n. 44/12
del Tribunale di Pordenone, già oggetto di gravame innanzi
alla Corte di Appello di Trieste, che – con ordinanza ai sensi
dell’art. 348 bis c.p.c. in data 3.10.2013,.. dichiarava

Il proposto ricorso è fondato su due ordini di motivi ed è
resistito con controricorso delle parti intimate.
Giova, anche al fine di una migliore comprensione della
fattispecie in giudizio, riepilogare , in breve e tenuto conto
del tipo di decisione da adottare, quanto segue.
L’odierna società ricorrente ebbe.

a chiedere all’adito

Tribunale di prima istanza la declaratoria di intervenuta
usucapione di servitù di passaggio in favore del fondo di sua
proprietà e di cui in atti.
Dopo il rigetto della domanda attorea, la Corte di Appello di
Trieste dichiarava inammissibile l’appello interposto dalla
odierna società ricorrente ritenendo che “l’impugnazione non
abbia ragionevole probabilità di essere accolta”.
Parte ricorrente ha depositato memoria.
Il ricorso viene deciso ai sensi dell’art. 375, ult. co . c.p.c.
con ordinanza in camera di consiglio non essendo stata
rilevata la particolare rilevanza delle questioni di diritto in
ordine alle quali la Corte deve pronunciare.

inammissibile l’interposto gravame.

Considerato che :
1.- Con il primo motivo del ricorso

(analogo a quello

corrispondente e proposto innanzi alla Corte territoriale) si
censura, ai sensi dell’art. 360, n. 3 c.p.c., il vizio di

Le censure svolte col motivo qúi in esame, ancorchè
riproposte in questa sede con richiamo alla violazione di cui
alll’art. 360, n. 3 c.p.c., si risolvono e concretano in una
sostanziale censura delle valutazioni operate, in fatto, dal
Giudice del merito su quanto emerso dalla prova per testi.
In definitiva il motivo tende ad una non più ammissibile
rivalutazione del raccolto probatorio ed ad una revisione del
ragionamento decisorio svolto, con l’impugnata sentenza,
dal Giudice del merito.
La gravata decisione, peraltro, non risulta essere stata
oggetto di censura attinente alla pretermissione di un fatto
determinante al fine della decisione ovvero alla totale
obliterazione delle ragioni in fatto della valutazione.
Il motivo qui in esame si risolve, quindi, nella censura degli
accertamenti di fatto compiuti dalla Corte di merito nella
ricostruzione degli elementi che caratterizzano la fattispecie
e che sono stati correttamente considerati in quella sede.
Al riguardo devono ribadirsi noti e condivisi principi già
affermati da questa Corte e secondo i quali “il controllo di
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violazione di legge (artt. 1031 e 1061 c.c.).

logicità del giudizio di fatto non può equivalere e risolversi
nella revisione del “ragionamento . decisorio” ( Cass. civ.,
Sez. L., Sent. 14 no novembre 2013, n. 25608) e ,pertanto
e conclusivamente, vi è configurabilità di vizio decisorio
“soltanto qualora dal ragionamento del giudice di merito

S.U., Sent. 25 ottobre 2013 n. 24148).
Il motivo va, dunque, respinto.
2.- Con il secondo motivo del ricorso (speculare al secondo
motivo di appello) si deduce il vizio, ex art. 360, n. 3 c.p.c.,
di violazione di legge (art. 255, 2°co. c.c.).
Parte ricorrente dopo una non breve narrazione delle varie
vicende relative all’ammissione di prova testimoniale ed alla
conseguente escussione di testi, lamenta la mancata
audizione del teste Bernard.
Orbene appare più che logica la mancata audizione del detto
teste, già non escusso.
La rinnovata richiesta nuovamente proposta dall’odierna
ricorrente in sede di precisazione delle conclusioni in primo
grado è stata rigettata sul presupposto che il medesimo
“teste Bernard (già non escusso) avrebbe comunque riferito
di fatti rilevanti fino al 1988 e quindi non direttamente
rilevanti ai fini del decidere”.
La doglianza è, quindi, infondata ed il motivo va respinto.

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emerga una totale obliterazione di elementi” ( Cass. civ.,

3.- Il ricorso deve, dunque, essere rigettato.
4.- Le spese seguono la soccombenza e si determinano così
come in dispositivo.
5.- Sussistono i presupposti per il versamento, da parte del
ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo

norma del comma 1 bis dello stesso art. 13 del D.P.R. n.
115/2002.
P.Q.M.
La Corte
rigetta il ricorso

e condanna 1.a parte

ricorrente al

pagamento in favore del controricorrente delle spese del
giudizio, determinate in C 3.200,00, di cui C 200,00 per
esborsi, oltre spese generali nella misura del

1 5 % ed

accessori come per legge.
Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del D.P.R. n. 115 del
2002, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il
versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore
importo a titolo di contributo unificato pari a quello
dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1 bis
dello stesso art. 13.
Così deciso nella Camera di Consiglio della Seconda
Sezione Civile della Corte Suprema di Cassazione il
23 novembre 2017.
Presidente

P

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unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a

il

DEPOSITATO IN CANCELLERIA
Roma,

12 FEB. 208

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