Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 33482 del 27/12/2018

Cassazione civile sez. trib., 27/12/2018, (ud. 21/11/2018, dep. 27/12/2018), n.33482

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – Consigliere –

Dott. BILLI Stefania – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17175-2013 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

PARROCCHIA DI SAN MARTINO IN GRECO, elettivamente domiciliato in ROMA

VIA MICHELE MERCATI 51, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO

BRIGUGLIO, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato

GUIDO SAMPIETRO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 11/2013 della COMM. TRIB. REG. di MILANO,

depositata il 02 gennaio 2013;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

21 novembre 2018 dal Consigliere Dott. STEFANIA BILLI.

Fatto

RITENUTO

Che:

– la controversia ha ad oggetto una cartella di pagamento riguardate l’imposta di registro, ipotecaria e catastale e cassa del notariato, oltre sanzioni ed interessi; la cartella risultava emessa a carico dell’alienante in qualità di coobbligato solidale a seguito della mancata opposizione dell’avviso di liquidazione di rettifica del valore venale di un immobile;

– la contribuente sul presupposto che la CTP, su ricorso presentato dall’acquirente, obbligato in solido, aveva antecedentemente rideterminato il valore venale del bene, chiedeva l’integrale sgravio della cartella impugnata, tenuto conto che lo stesso aveva chiuso la controversia avvalendosi dell’agevolazione prevista dal D.L. n. 98 del 2011, art. 39, comma 12 e chiedeva, altresì, la restituzione della parte del tributo da lei versata;

– la C.T.R. di Milano, riformando la sentenza della commissione tributaria provinciale, ha accolto l’appello della contribuente con l’annullamento della cartella di pagamento impugnata e ordinando la restituzione delle somme versate in adempimento della dilazione concessa dall’esattore;

– avverso la sentenza ricorre l’agenzia delle Entrate, mentre la contribuente si costituisce con controricorso e presenta memoria.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. L’Agenzia delle Entrate propone due motivi di ricorso; con il primo lamenta la violazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, dell’art. 1306 c.c.; in particolare censura la sentenza impugnata laddove ha ritenuto che la contribuente, coobbligata solidale, pur avendo pagato interamente il debito erariale, potesse avvalersi del giudicato intervenuto in favore dell’acquirente.

1.1. Il motivo è fondato. In linea con quanto da tempo affermato dalla S.C. si ritiene che: “In tema di solidarietà tributaria, il condebitore solidale (cui va equiparato il debitore dell’Invim rispetto a quello dell’imposta di registro), rimasto estraneo al giudizio, può, in base all’art. 1306 c.c., comma 2, “opporre” al creditore la sentenza favorevole ad uno dei condebitori in solido, salvo che non sia fondata su ragioni personali al condebitore, parte del giudizio. Se opporre una tale sentenza costituisce una facoltà che egli è libero di esercitare oppure no, il pagamento che egli abbia effettuato, prima o dopo il formarsi del giudicato favorevole nei confronti del condebitore, costituisce esercizio negativo e consumazione di quella facoltà, impedendo che possa successivamente ripetersi quanto sia stato in tal modo pagato; il pagamento, infatti, comportando l’estinzione del vincolo obbligatorio rientrante nel “fascio” di rapporti facenti capo a soggetti distinti, preclude ogni possibilità di dedurre a fondamento dell’azione di ripetizione una circostanza idonea a paralizzare la pretesa del creditore solo in via di eccezione (e ciò in maniera tassativa, come si evince dalla relazione col precedente comma primo dello stesso art. 1306 c.c., espressione della regola generale sulla cosa giudicata sostanziale formulata nell’art. 2909 c.c.)”. (Cass. n. 998 del 2001, n. 19850 del 2005; n. 4531 del 2009). Tale orientamento è stato ulteriormente precisato, in particolare si è precisato che:” Nell’ipotesi di più soggetti debitori in solido della stessa imposta, uno dei quali soltanto abbia impugnato l’avviso di accertamento, in applicazione del principio generale di cui all’art. 1306 c.c., comma 2, in tema di obbligazioni solidali, la definitività di detto accertamento nei confronti del debitore inerte non preclude a quest’ultimo di avvalersi del giudicato riduttivo di quel valore formatosi a favore del debitore più solerte, sia in sede di impugnazione dell’avviso di liquidazione dell’imposta che non abbia tenuto conto di tale giudicato, sia invocando il giudicato sopravvenuto al ricorso nel giudizio promosso avverso l’avviso di liquidazione, sempre che le ragioni che hanno determinato il giudicato più favorevole non siano personali al condebitore diligente e che l’interessato non abbia provveduto al pagamento dell’imposta, consumando così la facoltà di far valere l’eccezione.”. Nella fattispecie in esame è pacifico che la contribuente non ha impugnato l’avviso di rettifica e di liquidazione, ha preso atto della rideterminazione del valore, ha chiesto la dilazione ed effettuato il pagamento di n. 9 rate, l’ultima delle quali con scadenza antecedente al pagamento effettuato dall’acquirente condebitore. Il giudizio è stato, poi, dichiarato estinto. Con tale comportamento, in ossequio all’orientamento sopra riportato, la contribuente si è preclusa la facoltà di avvalersi del giudicato favorevole del coobbligato in solido.

2. Con il secondo motivo lamenta la violazione e la falsa applicazione dell’art. 360, comma 1, n. 3 dell’art. 1306 sotto il diverso profilo dell’inesistenza di un giudicato favorevole.

2.1. Il motivo è assorbito, stante l’accoglimento della censura di cui al punto 1.

3. Ne consegue l’accoglimento del ricorso e la cassazione della sentenza impugnata. Non essendo necessari ulteriori accertamenti, va rigettato l’originario ricorso introduttivo.

3.1. Le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo del ricorso principale; assorbito il secondo; cassa la decisione impugnata e, decidendo nel merito, respinge il ricorso introduttivo proposto dalla contribuente.

Spese del merito compensate.

Condanna la contribuente a pagare all’Agenzia delle Entrate le spese di lite del presente giudizio, che liquida nell’importo complessivo di Euro 2.300,00, oltre le spese prenotate a debito;

– compensa le spese tra le altre parti del giudizio.

Così deciso in Roma, il 21 novembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 27 dicembre 2018

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