Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 33479 del 27/12/2018

Cassazione civile sez. trib., 27/12/2018, (ud. 15/11/2018, dep. 27/12/2018), n.33479

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. LOCATELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello Maria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 27976/2012 R.G. proposto da:

MAPEDO s.p.a. in persona del legale rappresentante p.t. sig.

M.M., con l’avv. Elido Guerrini e domicilio eletto presos lo

studio dell’avv. Paolo Pacifici, in Roma alla via Vallisneri, n. 11;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato, ed ivi domiciliata in via dei Portoghesi, n.

12;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale per la

Toscana, Sez. 1 n. 214/01/12 depositata in data 19 luglio 2012 e non

notificata.

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 15 novembre

2018 dal Co: Marcello M. Fracanzani.

Fatto

RILEVATO

che in data 1 settembre 2009 l’Agenzia delle Entrate – Ufficio Provinciale di Lucca iniziava una verifica sulla contribuente, con acquisizione mirata di documentazione, su autorizzazione del Direttore Reggente l’Ufficio;

che ne seguivano diversi avvisi di accertamento tra i quali, per quanto qui interessa, quelli relativi agli anni di imposta 2004, 2005, 2006, in parte definiti in via di sanatoria, in parte con ordinanza di questa Corte, sez. Sesta-5, n. 9176 del 23 aprile 2014; nonchè quello relativo all’anno fiscale 2008 di cui qui si controverte;

che tanto il giudice di prossimità, quanto il giudice d’appello confermavano la legittimità dell’operato dell’Ufficio;

che insorge la parte contribuente con tre motivi di ricorso;

che resiste l’Avvocatura con puntuale controricorso;

che in prossimità dell’udienza parte ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che va preliminarmente respinta l’eccezione della difesa erariale ove dubita dell’esaustività del ricorso ai fini dell’autosufficienza, poichè dalla sua lettura emergono tutti gli elementi per rendere pronuncia, senza ulteriori attività necessarie;

che con il primo motivo si lamenta violazione della L. n. 212 del 2000, art. 12, nonchè insufficiente motivazione su punto controverso, in parametro all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5;

che, nella sostanza, si lamenta la violazione del termine a dedurre tra chiusura delle operazioni di verifica e notifica dell’atto di accertamento, impendendo così l’apporto collaborativo del contribuente nella fase endoprocedimentale;

che con il secondo motivo si lamenta insufficiente motivazione in parametro all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 e art. 132 cod. cit. di rito, nonchè al D.P.R. n. 917 del 1986, artt. 102 e 109;

che nella sostanza si censura il capo di sentenza ove si tratta delle condizioni di deducibilità dei canoni di leasing in rapporto all’ammortamento del bene;

che con il terzo motivo di lamenta violazione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 52, nonchè del D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 33 e 42, in parametro all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 1;

che, nello specifico, si lamenta la carenza di potere del Direttore Reggente a firmare tanto l’atto di autorizzazione ad accedere ai locali, quanto il conseguente avviso di accertamento, senza aver prodotto la delega, nemmeno nel corso del giudizio;

che i primi due motivi sono stati oggetto del ricorso per cassazione avverso la sentenza della CTR che ha conosciuto dei medesimi atti con particolare rapporto ai profili Irap e Ires 2004-2007;

che il predetto giudizio è stato definito con la menzionata ordinanza di questa Corte n. 9176 del 2014 di accoglimento del primo motivo, assorbimento degli altri e decisione nel merito di annullamento degli atti impositivi;

che, più precisamente, la Corte ha preso atto del sopravvenuto orientamento – a seguito dell’arresto a S.U. n. 18184 del 2013 (tra cui Cass. V, 20770/2013) – ove è stato riconosciuto che la L. n. 212 del 2000, art. 7, di applica anche ai casi di mera verifica e di ogni altra attività istruttoria che sfoci in un avviso di accertamento, il quale dev’essere quindi preceduto dalla comunicazione di chiusura dell’attività, con termine di legge per l’apporto collaborativo del contribuente;

che tale orientamento si è consolidato ed assurge ora ad ius receptum secondo la funzione nomofilattica di questa Corte: cfr. per tutte Cass. n. 1007 del 2017 che ne ricostruisce lo sviluppo successivo al 2013;

che la predetta controversia presenta connessione soggettiva e, parzialmente, oggettiva con la presente, trattandosi delle stesse parti e delle medesime attività amministrative donde traggono scaturigine gli atti impositivi di cui è causa;

che occorre dar seguito al precedente analogo inter partes;

che, in definitiva, il ricorso è fondato e merita accoglimento;

che le spese possono essere compensate in ragione del momento di consolidamento dell’orientamento giurisprudenziale di riferimento.

PQM

Accoglie il primo motivo di ricorso, assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie il ricorso originario del contribuente ed annulla il provvedimento impositivo impugnato. Compensa fra le parti le spese del presente grado di giudizio.

Così deciso in Roma, il 15 novembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 27 dicembre 2018

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