Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3346 del 12/02/2018


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Civile Ord. Sez. 2 Num. 3346 Anno 2018
Presidente: BIANCHINI BRUNO
Relatore: MANNA FELICE

ORDINANZA

sul ricorso 13717-2013 proposto da:
PISCHEDDA MARIA LUISA PSCMLS45B41L006B, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA DULIO 7, presso lo studio
dell’avvocato CLAUDIO FEDERICO,

rappresentata

e difesa

dalvvocuLo CLAUDIO L)L:FILIPPT;

– ricorrente contro
COMUNE

SUNI in persona del Sindaco pro tempore,

domiciliato in ROMA ex lege, P.ZZA CAVOUR presso la
CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso
dall’avvocato GIUSEPPE LONGHEU;
– controrícorrente –

avverso la sentenza n. 554/2012 della CORTE D’APPELLO
di CAGLIARI, depositata il 19/11/2012;

Data pubblicazione: 12/02/2018

udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio del 20/10/2017 dal Consigliere Dott. FELICE

MANNA.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con sentenza n. 69/05 il Tribunale di Oristano dichiarò
costituita, per irreversibile trasformazione del fondo servente

fognaria comunale a favore del comune di Suni, liquidando a
titolo di risarcimento del danno la somma di C 2.783,00, da
rivalutare dal 1987.
Con sentenza n. 554 pubblicata il 19.11.2012 la Corte
d’appello di Cagliari rigettò l’appello principale del comune e
dichiarò inammissibile quello incidentale di Maria Luisa
Pischedda, intervenuta nel giudizio d’appello “in proprio e
quale successore” di Cosimo Pischedda, poiché quest’ultima
non aveva documentato detta qualità.
Per la cassazione di tale sentenza Maria Luisa Pischedda
propone ricorso, affidato a tre motivi.
Resiste con controricorso il comune di Suni.
Attivato il procedimento camerale ai sensi dell’art. 380-bis.1
c.p.c., introdotto, a decorrere dal 30 ottobre 2016, dall’art. 1-

bis, comma 1, lett. f), D.L. 31 agosto 2016, n. 168, convertito,
con modificazioni, dalla L. 25 ottobre 2016, n. 197 (applicabile
al ricorso in oggetto ai sensi dell’art.

1-bis, comma 2, del

medesimo D.L. n. 168/2016), il Procuratore generale ha
presentato le proprie conclusioni scritte, chiedendo dichiararsi
l’inammissibilità del ricorso, in quanto la procura al difensore è
espressamente riferita ad una sentenza diversa da quella
impugnata.
MOTIVI DELLA DECISIONE

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di proprietà di Cosimo Pischedda, una servitù di conduttura

1. – Il ricorso – come ritenuto dal Procuratore generale ed
eccepito dalla parte controricorrente – è inammissibile per
difetto della procura speciale prescritta dall’art. 365 c.p.c.
La giurisprudenza di questa Corte in tema afferma che
quando dalla copia notificata all’altra parte risulta che il ricorso
per Cassazione presenta a margine una procura rilasciata al

suo testo non si rilevi il contrario – deve considerarsi rilasciata
per il giudizio di Cassazione e soddisfa perciò il requisito della
specialità previsto dall’art. 365 c.p.c., anche se non contiene
alcun riferimento sulla sentenza da impugnare o al giudizio da
promuovere, giacché in base all’interpretazione letterale,
teleologica e sistematica dell’art. 83 c.p.c. (nella nuova
formulazione di cui alla legge 141 del 1997) deve ritenersi che
la posizione topografica della procura è idonea al tempo stesso
a conferire certezza della provenienza dalla parte del potere di
rappresentanza e a dare luogo alla presunzione di riferibilità
della procura medesima al giudizio cui l’atto accede (Cass. n.
1428/05; in senso conforme, nn. 11/00 e 6521/04).
Net caso in esame la procura rilasciata dalla ricorrente
conferisce al difensore il potere d’impugnare per cassazione
un’altra sentenza, ossia la n. 36/46 (sic) emessa dalla Corte
d’appello di Reggio Calabria il 22.10.2012 e pubblicata il
25.10.2012, del tutto diversa per numero, data e autorità
giudiziaria emittente da quella impugnata in questa sede.
Ciò rende irrilevante la circostanza che il foglio a parte su
cui risulta vergata la procura sia congiunto materialmente
all’ultimo foglio del ricorso. La totale non coincidenza di tutti
gli elementi identificativi del provvedimento impugnato osta
all’ipotesi d’un mero lapsus calami ed è – ad un tempo compatibile con una diversa volontà processuale, estranea alla
vicenda in oggetto.
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difensore che ha sottoscritto l’atto, tale procura – salvo che dal

Tale discrasia, a sua volta, non è rimediabile neppure con il
successivo rilascio d’una idonea procura in funzione di ratifica,
trattandosi di nullità processuale insanabile secondo la
costante giurisprudenza di questa Corte. Infatti, il principio
secondo cui gli effetti degli atti posti in essere da soggetto
privato, anche parzialmente, del potere di rappresentanza

dei terzi) non opera nel campo processuale, ove la procura alle
liti costituisce il presupposto della valida instaurazione del
rapporto processuale e può essere rilasciata con effetti
retroattivi solo nei limiti stabiliti dall’art. 125 c.p.c., il quale
dispone che la procura al difensore può essere rilasciata in
data posteriore alla notificazione dell’atto, purché però
anteriormente alla costituzione della parte rappresentata e
sernpreché per l’atto di cui trattasi non sia richiesta dalla legge
la procura speciale, come nel caso del ricorso per cassazione,
restando conseguentemente esclusa, in tale ipotesi, la
possibilità, di sanatoria e ratifica (Cass. n. 7066/95; conformi,
nn. 4980/16 e 9464/12).
2. – Dalla dichiarazione d’inammissibilità del ricorso per
difetto originario della procura speciale deriva la condanna del
difensore della parte ricorrente alle spese (v. Cass. S.U. n.
10706/06), incluso il raddoppio del contributo unificato ai sensi
dell’art. 13, comma

1-quater

D.P.R. n. 115/02, inserito

dall’art. 1, comma 17 legge n. 228/12.
P. Q. M.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il
difensore della ricorrente, avv. Claudio Defilippi, alle spese,
che liquida in C 1.700,00, di cui 200,00 per esborsi, oltre
spese forfettarie nella misura del 15% ed accessori di legge.
Ai sensi dell’art. 13, comma

1-quater D.P.R. n. 115/02,

inserito dall’art. 1, comma 17 legge n. 228/12, dichiara la
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possono essere ratificati con efficacia retroattiva (salvi i diritti

sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del
suddetto avvocato della parte ricorrente dell’ulteriore importo
a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il
ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della seconda
sezione civile della Corte Suprema di Cassazione, il

Il Presidente
dr. Bruno Bianchini

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20.10.2017.

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