Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 33451 del 17/12/2019

Cassazione civile sez. VI, 17/12/2019, (ud. 25/09/2019, dep. 17/12/2019), n.33451

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12406-2018 proposto da:

F.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA TRIONFALE

6551, presso lo studio dell’avvocato RUO GIOVANNA, rappresentata e

difesa dall’avvocato PUZZO LUCIANO;

– ricorrente –

contro

CASMENE LAURO SOCIETA’ COOPERATIVA AGRICOLA IN LIQUIDAZIONE, in

persona del Liquidatore pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA SAN TOMMASO D’AQUINO 116, presso lo studio dell’avvocato

DIURNA ANTONINO, rappresentata e difesa dall’avvocato MAJORCA

GABRIELE;

– controricorrente –

contro

V.E.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 379/2018 della CORTE D’APPELLO di CATANIA,

depositata il 20/02/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 25/09/2019 dal Consigliere Relatore Dott. PAOLO

PORRECA.

Fatto

CONSIDERATO

Che:

F.M. conveniva la Casmene soc. coop. a r.l. ed V.E. deducendo di essere caduta da cavallo subendo gravi danni alla persona, di cui chiedeva il ristoro, mentre si trovava presso l’agriturismo della società ed era accompagnata dall’addestratore parimenti evocato in lite;

il Tribunale di Siracusa accoglieva la domanda qualificata ai sensi dell’art. 2052, c.c., con pronuncia riformata dalla Corte di appello secondo cui in primo luogo andava rilevato l’effetto sanante della costituzione in giudizio della Agricola Lauro soc. coop. a r.l. che aveva eccepito, quale gestore dell’agriturismo Casmene, l’erronea evocazione in lite della diversa società indicata in citazione;

in secondo luogo, ad avviso della Corte territoriale, era risultato provato che l’attrice si era dichiarata esperta amazzone al momento della presa in carico del cavallo, sicchè era lei medesima responsabile dello stesso quale soggetto utilizzatore consapevole;

avverso questa decisione ricorre per cassazione F.M. articolando due motivi;

resiste con controricorso la Casmene lauro soc. coop. agricola in liquidazione.

Diritto

RILEVATO

Che:

con il primo motivo si prospetta la violazione e falsa applicazione dell’art. 2052 c.c., poichè la Corte di appello avrebbe errato mancando di rilevare che l’utilizzo dell’animale era avvenuto quale cliente dell’agriturismo, con conseguente responsabilità del relativo gestore;

con il secondo motivo si prospetta l’omesso esame di fatti decisivi e discussi, rappresentati dalle risultanze delle deposizioni testimoniali da cui emergeva che V. curava, nell’interesse del proprietario gestore dell’agriturismo, le prenotazioni delle cavalcate, avvenute, nel caso, con cavalli non addestrati;

Vista la proposta formulata del relatore ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c.;

Rilevato che:

ad avviso del Collegio il primo motivo è inammissibile perchè aspecifico;

il requisito di specificità e completezza del motivo di ricorso per cassazione costituisce diretta espressione dei principi sulle nullità degli atti processuali e segnatamente di quello secondo cui un atto processuale è nullo, ancorchè la legge non lo preveda, quando manchi dei requisiti formali indispensabili per il raggiungimento del suo scopo: tali principi, applicati a un atto di esercizio dell’impugnazione a critica vincolata come il ricorso per cassazione, comportano che il motivo di gravame, sebbene la legge non esiga espressamente la conformazione in parola (come invece per l’atto di appello), debba necessariamente essere specifico, articolandosi nell’enunciazione di tutti i fatti e di tutte le ragionate circostanze idonee a renderlo conducente (Cass., 04/03/2005, n. 4741; Cass., 13/03/2009, n. 6184; conf., in motivazione, Cass., Sez. U., 20/03/2017, n. 7074, pag. 17 e ss.);

nel caso, con la censura si contesta, come visto, alla Corte di appello, di aver escluso la responsabilità del gestore invece da ritenere comunque sussistente poichè l’utilizzatore era cliente dell’agriturismo, e trattandosi quindi di uso anche nell’interesse del proprietario dell’animale;

così facendo, la critica per un verso assume accertamenti in fatto – l’aver utilizzato il cavallo quale cliente, non è dato capire in quale misura, dell’agriturismo – non emergenti dal contenuto del provvedimento gravato- quali riferit4 in ricorso secondo il disposto dell’art. 366 c.p.c., nn. 3 e 6; per altro verso, e al contempo, non si misura specificatamene e compiutamente con la ragione decisoria con cui la Corte di appello ha affermato che si trattava, per quanto risultante, di un utilizzo consapevolmente autonomo dell’animale;

il secondo motivo è inammissibile;

la censura mira evidentemente a una complessiva rilettura istruttoria afferente agli accertamenti in fatto propri del giudice di merito;

spese secondo soccombenza.

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Pone a carico della parte ricorrente le spese sostenute dalla controricorrente, che liquida in complessivi Euro 2.800,00, oltre 200,00 per esborsi, oltre al 15 per cento di spese forfettarie, oltre accessori legali.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, la Corte dà atto che il tenore del dispositivo è tale da giustificare il pagamento, se dovuto e nella misura dovuta, da parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, il 25 settembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 17 dicembre 2019

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