Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 33446 del 27/12/2018

Cassazione civile sez. trib., 27/12/2018, (ud. 13/06/2018, dep. 27/12/2018), n.33446

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – rel. Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

Dott. D’ORAZIO Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, via dei Portoghesi 12 presso gli

Uffici dell’Avvocatura generale dello Stato che la rappresenta e

difende.

– ricorrente –

contro

FALLIMENTO della (OMISSIS) s.r.l., in persona del Curatore pro

tempore.

– intimato –

per la cassazione della sentenza della Commissione tributaria

regionale del Piemonte n. 47/15/10, depositata il 24 settembre 2010;

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

13 giugno 2018 dal relatore Cons. Crucitti Roberta.

Fatto

RILEVATO

che:

nella controversia originata dall’impugnazione da parte della (OMISSIS) s.r.l. di avviso di accertamento, relativo a Iva, Irpeg e Irap dell’annualità 2003, l’Agenzia delle entrate ricorre, su unico motivo, avverso la sentenza, indicata in epigrafe, con cui la Commissione tributaria regionale del Piemonte (d’ora in poi C.T.R.), rigettandone l’appello, aveva confermato la decisione di primo grado che, confermati gli ulteriori rilievi, aveva, invece, ritenuto non fondato il rilievo avente ad oggetto la tassazione di una plusvalenza non dichiarata, derivante dalla vendita di un terreno edificabile;

in particolare, la C.T.R. riteneva che le capitalizzazioni contestate con l’avviso di accertamento erano state contabilizzate in periodi di imposta divenuti definitivi e che, quindi, la rettifica andava annullata in quanto illegittima siccome operata in violazione del principio di decadenza;

il fallimento della (OMISSIS) s.r.l., cui il ricorso risulta essere stato notificato in quanto nelle more la Società è stata sottoposta alla procedura concorsuale, non ha svolto attività difensiva;

il ricorso è stato fissato in camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., comma 2 e dell’art. 380 bis 1 c.p.c., introdotti dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, art. 1bis, convertito, con modificazioni, dalla L. 25 ottobre 2016, n. 197.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con l’unico motivo di ricorso l’Agenzia delle entrate deduce la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43, laddove la C.T.R. aveva ritenuto l’Amministrazione finanziaria decaduta dalla potestà accertativa, mentre le rivalutazioni del bene, iscritte negli stati patrimoniali del 1991 e 1993, erano state riprese al sol fine di determinare il costo fiscale dell’immobile, necessario per quantificare l’eventuale plusvalenza in capo alla Società;

la censura appare fondata;

secondo la giurisprudenza consolidata di questa Corte (a partire dalle Sezioni Unite n. 5290/1997 e, di recente, Cass. 3741/2015) ” in tema di reddito di impresa, qualora una società di capitali esercente una impresa di costruzioni edili, redigendo il bilancio di esercizio allegato alla dichiarazione, indichi nella situazione patrimoniale (e non nel conto economico) il valore delle costruzioni, con ciò dimostrando di aver inteso patrimonializzarlo, in esso comprendendo anche costi indeducibili perchè non documentati o non inerenti, la patrimonializzazione di tali costi, essendo in contrasto con il principio per cui il valore degli immobili deve essere iscritto in bilancio per un valore non superiore al prezzo di costo (legittimamente determinato), si traduce nell’iscrizione nel bilancio stesso di un incremento patrimoniale e quindi nella emersione di una “plusvalenza iscritta”, come tale tassabile ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 598, art. 12, indipendentemente dalla cessione del bene”;

nel caso, in esame, però l’Ufficio non ha ripreso a tassazione, considerandole plusvalenze, le patrimonializzazioni (o meglio le rivalutazioni) operate dalla Società negli esercizi 1991 e 1993 ma di tali rivalutazioni ha, oggettivamente, tenuto conto solo per individuare il costo “fiscale” dell’immobile, al fine di determinare l’eventuale plusvalenza conseguita in seguito alla cessione dell’immobile;

pertanto, l’Amministrazione erariale non è incorsa in alcuna decadenza dal potere accertativo essendo pacifico che l’avviso di accertamento (il quale ha riscontrato l’esistenza di una plusvalenza non dichiarata per effetto della vendita dell’immobile) è stato notificato nei termini di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43;

ne consegue, in accoglimento del ricorso, la cassazione della sentenza impugnata, con rinvio alla C.T.R. del Piemonte, in diversa composizione, la quale provvederà al riesame e al regolamento delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

In accoglimento del ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale del Piemonte, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio dì legittimità.

Così deciso in Roma, il 13 giugno 2018.

Depositato in Cancelleria il 27 dicembre 2018

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