Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 33445 del 17/12/2019

Cassazione civile sez. VI, 17/12/2019, (ud. 19/09/2019, dep. 17/12/2019), n.33445

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. CIGNA Mario – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. GIANNITI Pasquale – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 22974-2018 proposto da:

B.A., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato

TESTA ANTONIO;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI LUZZI;

– intimato –

avverso la sentenza n. 929/2018 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 11/05/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 19/09/2019 dal Consigliere Relatore Dott. PASQUAIT,

GIANNITI.

Fatto

RILEVATO

Che:

1. B.A. ha proposto ricorso avverso la sentenza n. 929/2018 della Corte di Appello di Catanzaro, che – accogliendo l’impugnazione proposta dal Comune di Luzzi – ha riformato la sentenza n. 2481/2012 del Tribunale di Cosenza e, per l’effetto, ha rigettato la domanda risarcitoria proposta ex art. 2051 o ex art. 2043 c.c. dalla Brogno in relazione al sinistro occorso alla stessa in data 29 giugno 2011 allorquando, nell’attraversare la Via Farneto, era finita con il piede sinistro in una buca non segnalata presente sul manto stradale, riportando lesioni (per le quali era stata dapprima condotta al Pronto Soccorso e poi sottoposta ad intervento chirurgico di osteosintesi con placca e viti).

2. Nessuna attività difensiva è stata svolta dall’intimato Comune di Luzzi.

3. Essendosi ritenute sussistenti dal relatore designato le condizioni per definire il ricorso con il procedimento ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata redatta proposta ai sensi di tale norma e ne è stata fatta notificazione ai difensori delle parti, unitamente ai decreto di fissazione dell’adunanza della Corte.

4.In vista dell’odierna adunanza non sono state depositate memorie.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1.II ricorso è affidato a due motivi.

1.1 Con il primo motivo, articolato in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la ricorrente denuncia violazione ed errata applicazione dell’art. 2051 nella parte in cui la Corte territoriale ha ritenuto che, in considerazione della prevedibilità del pericolo e della imprudenza da lei posta in essere durante l’attraversamento della strada (nella quale si è verificato il sinistro), il Comune fosse esente da ogni responsabilità ex art. 2051. Sostiene che la Corte non ha considerato che la responsabilità ex art. 2051 c.c. postula la sussistenza di un rapporto di custodia tra il soggetto e la cosa, in forza del quale il custode ha il potere-dovere di controllare la cosa e di eliminare eventuali situazioni di pericolo insorte per i terzi, con la conseguenza che, nel caso in cui non abbia attuato sulla cosa tutte le precauzioni astrattamente idonee ad evitare il danno, si presume responsabile dello stesso, salvo che provi il caso fortuito. Aggiunge che non risiedeva nel Comune di Luzzi, per cui non poteva neppure essere a conoscenza del dissesto stradale che ha causato l’evento.

1.2. Con il secondo motivo, articolato sempre in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3., la ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c. nella parte in cui la Corte territoriale ha posto a suo carico le spese relative ad entrambi i gradi di giudizio, senza tener conto che il Comune di Luzzi nel giudizio di primo grado era rimasto contumace.

2. Il ricorso è improcedibile.

Le Sezioni Unite di questa Corte con sentenza n. 22438 del 24/9/2018 hanno affermato che:

“Il deposito in cancelleria, nel termine di venti giorni dall’ultima notifica, di copia analogica del ricorso per cassazione predisposto in originale telematico e notificato a mezzo posta elettronica certificata, senza attestazione di conformità del difensore L. n. 53 del 1994, ex art. 9 commi 1-bis e 1-ter, o con attestazione priva di sottoscrizione autografa, non ne comporta l’improcedibilità ai sensi dell’art. 369 c.p.c. sia nel caso in cui il controricorrente (anche tardivamente costituitosi) depositi copia analogica di detto ricorso autenticata dal proprio difensore, sia in quello in cui, ai sensi del D.Lgs n. 82 del 2005, art. 23, comma 2, non ne abbia disconosciuto la conformità all’originale notificatogli.

Anche ai fini della tempestività della notificazione del ricorso in originale telematico sarà onere del controricorrente disconoscere la conformità agli originali dei messaggi di p.e.c. e della relata di notificazione depositati in copia analogica non autenticata dal ricorrente.

Ove, poi, il destinatario della notificazione a mezzo p.e.c. del ricorso nativo digitale rimanga solo intimato, il ricorrente potrà depositare, ai sensi dell’art. 372 c.p.c. (e senza necessità di notificazione ai sensi del comma 2 della medesima disposizione), l’asseverazione di conformità all’originale (della L. n. 53 del 1994, ex art. 9) della copia analogica depositata sino all’udienza di discussione (art. 379 c.p.c.) o all’adunanza in camera di consiglio (artt. 380-bis, 380 bis.1 e 380-ter c.p.c.). In difetto, il ricorso sarà dichiarato improcedibile.

Nel caso in cui il destinatario della notificazione a mezzo p.e.c. del ricorso nativo digitale depositi il controricorso e disconosca la conformità all’originale della copia analogica informe del ricorso depositata, sarà onere del ricorrente, nei termini anzidetti (sino all’udienza pubblica o all’adunanza di camera di consiglio), depositare l’asseverazione di legge circa la conformità della copia analogica, tempestivamente depositata, all’originale notificato. In difetto, il ricorso sarà dichiarato improcedibile.

Nell’ipotesi in cui vi siano più destinatari della notificazione a mezzo p.e.c. del ricorso nativo digitale e non tutti depositino controricorso, il ricorrente – posto che il comportamento concludente ex art. 23 comma 2 c.a.d. impegna solo la parte che lo pone in essere – sarà onerato di depositare, nei termini sopra precisati, l’asseverazione di cui alla L. n. 53 del 1994, art. 9. In difetto, il ricorso sarà dichiarato improcedibile”.

Alla stregua dei principi che precedono, il ricorso – che non è nativo digitale, recando sottoscrizione, ma che è stato notificato a mezzo p.e.c. – va dichiarato improcedibile, in quanto, come direttamente constatato dal Collegio, non è asseverata la prova del risultato della notifica; e, d’altra parte, parte intimata non ha svolto attività difensiva.

3. Alla improcedibilità del ricorso non consegue alcuna declaratoria sulle spese, non essendo stata svolta attività difensiva da parte del comune intimato, ma consegue la declaratoria di sussistenza dei presupposti per il pagamento dell’importo, previsto per legge ed indicato in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte dichiara improcedibile il ricorso.

Nulla sulle spese, non essendo stata svolta attività difensiva da parte del comune intimato.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ad opera di parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del citato art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 19 settembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 17 dicembre 2019

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