Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 33442 del 17/12/2019

Cassazione civile sez. VI, 17/12/2019, (ud. 19/09/2019, dep. 17/12/2019), n.33442

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. CIGNA Mario – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. GIANNITI Pasquale – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20209-2018 proposto da:

M.S., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato

CUMELLA AMEDEO;

– ricorrente –

contro

Z.F., A.A., ALLIANZ SUBALPINA SPA, SAI

ASSICURAZIONI SPA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 78/2018 della CORTE D’APPELLO di

CALTANISSETTA, depositata il 15/02/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 19/09/2019 dal Consigliere Relatore Dott. GIANNITI

PASQUALE.

Fatto

RILEVATO

Che:

1. M.S. ha proposto ricorso avverso la sentenza n. 78/2018 della Corte di appello di Caltanissetta, che – rigettando l’impugnazione principale da lei proposta nei confronti di Z.F., A.A. e Sai Assicurazioni spa, quale Gestore del Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada, nonchè nei confronti della Allianz s.p.a. (già Allianz Subalpina s.p.a.); e l’impugnazione incidentale proposta da Allianz – ha confermato integralmente la sentenza n. 1298/2010 del Tribunale di Caltanissetta, con la quale era stata riconosciuta l’esclusiva responsabilità del conducente del veicolo trainato ( M.S.) nella causazione del sinistro di cui è causa, con conseguente condanna di M.S., quale proprietario del mezzo, in solido con la compagnia Sai ed in favore della compagnia Allianz, al pagamento della somma di Euro 103 mila, oltre interessi al tasso legale.

2. Precisamente, in data 28 agosto 2000, in Mussomeli, si era verificato un sinistro tra il Motoape Piaggio, condotto dal Z. e a bordo del quale viaggiava da trasportata l’ A., e due autovetture di proprietà della Mingoia: l’autovettura Lancia Y (veicolo trainato), condotta da M.S. (e priva di copertura assicurativa), che, essendo rimasta con il motore in avaria, veniva trainata dall’autovettura Punto (condotta da M.L. ed assicurata con la Allianz Subalpina) per essere trasportata in autofficina. Durante il traino la fune aveva ceduto improvvisamente in un tratto di strada in ripida discesa, di talchè l’autovettura trainata, con il bloccasterzo inserito, aveva concluso la sua incontrollata corsa andando ad investire il Motoape Piaggio.

Z.F. e A.A. avevano convenuto innanzi al Tribunale di Caltanissetta M.S., l’Allianz Subalpina (ora Allianz S.p.A.) e la SAI Assicurazioni quale gestore del FGVS per sentirli condannare, in solido, al risarcimento dei danni subiti in conseguenza del sinistro.

Si erano costituiti in giudizio, oltre alla Mingoia, entrambe le compagnie assicuratrici: tutte le convenute avevano chiesto in via principale il rigetto della domanda attorea; in via subordinata la Mingoia aveva chiesto di essere manlevata in tutto o in parte dalla Allianz, compagnia assicuratrice del veicolo trainante; Allianz aveva spiegato domanda di regresso sia nei confronti della Sai che della M., nonchè aveva spiegato domanda di rivalsa nei confronti della M., quale responsabile civile del veicolo trainato; Sai aveva dedotto che il sinistro si era verificato anche per responsabilità di M.L. (conducente del veicolo trainante) e di Z.F. (conducente del Motoape).

Nelle more del giudizio, erano intervenuti atti di transazione tra Allianz e gli odierni ricorrenti, a seguito dei quali atti Allianz si era surrogata agli attori (chiedendo che Sai e la M., fossero condannati, quali responsabili della Lancia 10, a rimborsarle le somme pagate) ed aveva chiesto dichiararsi la inoperatività della polizza stipulata con la M. per la circolazione della Fiat Punto (veicolo trainante), con conseguente condanna di quest’ultima al rimborso delle somme pagate agli attori.

Il giudice di primo grado, istruita la causa, con sentenza n. 1298/2010, aveva condannato la M. e la SAI Assicurazioni, quale gestore del FGVS, in solido tra loro, al pagamento in favore di Allianz della somma di Euro 103.000,00.

Avverso la sentenza di primo grado aveva presentato l’appello principale la M. chiedendo che, in riforma della sentenza del Tribunale, fosse accertata la corresponsabilità dello Z. nella causazione del sinistro e fosse dichiarata inammissibile l’azione di rivalsa Legge n. 990 1969, ex art. 18, proposta da Allianz nei suoi confronti, in difetto dei presupposti di legge.

La Corte territoriale con la impugnata sentenza, come sopra rilevato, ha integralmente confermato la sentenza di primo grado.

3. Nessuna delle parti intimate ha svolto attività difensiva.

4.Essendosi ritenute sussistenti dal relatore designato le condizioni per definire il ricorso con il procedimento ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata redatta proposta ai sensi di tale norma e ne è stata fatta notificazione ai difensori delle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza della Corte.

5. In vista dell’odierna adunanza non sono state depositate memorie.

RITENUTO

Che:

1.II ricorso è affidato a due motivi.

1.1. Con il primo motivo, articolato in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione degli artt. 2054 e 2043 c.c. nella parte in cui la Corte territoriale ha escluso da ogni coinvolgimento nel sinistro la Fiat Punto (veicolo trainante), condotta da M.L. (non M.S., come erroneamente indicato a p.8 del ricorso), avendo valutato carenti gli elementi di prova a carico di quest’ultimo anche con riferimento al nesso di causalità.

La ricorrente – dopo aver esaminato la disciplina della manovra di traino all’epoca del sinistro, anche alla luce della giurisprudenza di legittimità formatasi in materia; e dopo aver sottolineato la differenza tra il traino di un veicolo a motore diverso da un rimorchio e la circolazione di una motrice e del suo rimorchio – sostiene che ogniqualvolta il complesso veicolare coinvolto nel sinistro esclude una qualsiasi autonomia del veicolo trainato (come nella specie, nella quale, una volta intervenuta la rottura della fune, il conducente del veicolo trainato non è stato più in grado di governare quest’ultimo), in caso di sinistro stradale, la responsabilità non può che essere attribuita, quanto meno in via concorsuale, al conducente del veicolo trainante (nella specie erroneamente sollevato da ogni responsabilità) e richiama all’uopo alcuni precedenti rinvenuti nella giurisprudenza di legittimità.

1.2. Con il secondo motivo, articolato in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, la ricorrente lamenta l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che era stato oggetto di discussione tra le parti, costituito dalla domanda di garanzia e manieva, che era stata da lei spiegata nei confronti della Allianz S.p.A, ma che non era stata esaminata dalla Corte. Sostiene che, nel caso di accertamento giudiziale della integrale o concorsuale responsabilità nella causazione dell’evento infortunistico del conducente del veicolo trainato, deve essere ritenuta solidalmente obbligata alla rifusione dei danni, chiesti dagli attori, la convenuta Allianz, dalla quale dichiara di voler essere totalmente manievata.

2. Il ricorso è improcedibile.

Invero, da un lato, come direttamente constatato dal collegio in camera di consiglio, il ricorrente ha depositato la copia autentica della sentenza impugnata priva della relata di notifica, come invece richiesto dall’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 2 (cfr., tra le tante, Sez. 6 – 2, Ordinanza n. 21386 del 15/09/2017, Rv. 645764 – 01); e, dall’altro, non soccorre utilmente la c.d. prova di resistenza (di cui Sez. 6 – 3, Sentenza n. 17066 del 10/07/2013, Rv. 628539 – 01), essendo stata depositata la sentenza impugnata il 15/2/2018 ed essendo stato notificato il ricorso il 18/6/2018 (quando cioè era abbondantemente superato il termine di legge).

3. Il ricorso, oltre che improcedibile, è anche inammissibile.

3.1. Occorre premettere che la Corte di appello di Caltanisetta nella impugnata sentenza non ha escluso in astratto la responsabilità del veicolo trainante, ma l’ha esclusa in concreto, cioè sulla base delle risultanze probatorie.

Precisamente, la Corte di merito, dopo aver correttamente richiamato consolidata giurisprudenza di legittimità formatasi sull’art. 2054 c.c., comma 2, ha ritenuto nella specie superata la presunzione di colpa concorrente del conducente la Apecar non solo sulla base della ricostruzione fattuale effettuata dal personale c.c. intervenuto (in sede di rapporto e di successiva nota informativa), ma anche delle dichiarazioni rese da M.S. (che aveva ammesso sia il guasto tecnico della vettura da lui condotta sia il fatto che la Apecar viaggiava regolarmente nella propria corsia di marcia) e dalla mancata allegazione di prove indicative di una diversa dinamica del sinistro (e, in particolare, di elementi idonei ad inferire un concorso di responsabilità da imputare a M.L., conducente del veicolo trainante).

3.2. Tanto premesso, è jus receptum nella giurisprudenza di legittimità il principio per cui il motivo d’impugnazione è rappresentato dall’enunciazione, secondo lo schema normativo con cui il mezzo è regolato dal legislatore, della o delle ragioni per le quali, secondo chi esercita il diritto d’impugnazione, la decisione è erronea, con la conseguenza che – in quanto per denunciare un errore bisogna identificarlo e, quindi, fornirne la rappresentazione l’esercizio del diritto d’impugnazione di una decisione giudiziale può considerarsi avvenuto in modo idoneo soltanto qualora i motivi con i quali è esplicato si concretino in una critica della decisione impugnata e, quindi, nell’esplicita e specifica indicazione delle ragioni per cui essa è errata, le quali, per essere enunciate come tali, debbono concretamente considerare le ragioni che la sorreggono e da esse non possono prescindere, dovendosi, dunque, il motivo che non rispetti tale requisito considerarsi nullo per inidoneità al raggiungimento dello scopo (principio questo già affermato da Sez. 3, Sentenza n. 359 del 11/01/2005, Rv. 579564 – 01, seguita da numerose sentenze conformi e ribadito di recente dalle Sezioni Unite di questa Corte nelle sentenze nn. 16598 e 22226 del 2016, nonchè nella sentenza n. 7074 del 2017).

Orbene, tanto si verifica nel caso di specie nel quale il ricorrente, nell’articolazione del motivo, non si correla affatto alla ratio decidendi della sentenza impugnata, la cui motivazione non forma oggetto di specifica critica, con la conseguenza che la mancata considerazione delle ragioni poste a base del provvedimento stesso comporta la nullità del motivo per inidoneità al raggiungimento dello scopo, che, nel giudizio di cassazione, risolvendosi in un “non motivo”, è sanzionata con l’inammissibilità ai sensi dell’art. 366 c.p.c., n. 4.

3.3. Inammissibile è anche il secondo motivo, che è subordinato all’accoglimento del primo motivo e che comunque in realtà è un “non motivo”, in quanto il ricorrente si limita a postulare che dovrebbe esaminarsi la domanda di garanzia per il caso di cassazione della decisione in accoglimento del primo motivo.

4. In definitiva, il ricorso va dichiarato improcedibile e è comunque inammissibile. Alla declaratoria che precede non consegue alcuna declaratoria sulle spese, non essendo stata svolta attività difensiva da parte dell’intimato, ma consegue la declaratoria della sussistenza dei presupposti per il pagamento dell’importo, previsto per legge ed indicato in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte:

– dichiara improcedibile e comunque inammissibile il ricorso;

– nulla sulle spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ad opera di parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del citato art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, 19 settembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 17 dicembre 2019

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