Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 33413 del 11/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 11/11/2021, (ud. 17/06/2021, dep. 11/11/2021), n.33413

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VALITUTTI Antonio – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – rel. Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18592-2020 proposto da:

T.A., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato MARIA DANIELA SACCHI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– intimato –

avverso il decreto n. cronol. 3769/2020 del TRIBUNALE di MILANO,

depositato il 16/04/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 17/06/2021 dal Consigliere Relatore Dott. LAURA

SCALIA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

1. T.A., nato ad (OMISSIS), in Nigeria, ricorre con cinque motivi per la cassazione del decreto in epigrafe indicato con cui il Tribunale di Milano, Sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione Europea, ne ha rigettato l’impugnazione avverso il provvedimento della competente Commissione territoriale di diniego della protezione internazionale e del riconoscimento del diritto al rilascio di un permesso per ragioni umanitarie.

Nel racconto reso in fase amministrativa il ricorrente aveva dichiarato di essere di religione cristiana, cattolica, a cui si era convertito, e di aver lasciato il proprio Paese dopo le minacce subite dal padre che, in esito alle difese dei cristiani sostenute dal figlio nel corso di una discussione, si era avvalso, successivamente, con l’intento di spaventarlo, di alcuni suoi amici armati che avevano finito per ferire il giovane e, ancora, dopo l’ingresso furtivo di alcune persone nella sua abitazione.

2. Con il primo motivo il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per non avere il tribunale applicato i principi in materia di attenuazione dell’onere della prova gravante sul richiedente protezione. Il ricorrente aveva fornito quanto meno un principio di prova per iscritto; in Nigeria l’appartenenza alla religione cattolica e la violenza subita avrebbero dovuto condurre al riconoscimento dell’asilo politico in ragione della persecuzione subita.

3. Con il secondo motivo il ricorrente fa valere violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 8, lett. b), in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per non avere il tribunale ritenuto che il pericolo di essere perseguitato in quanto professante la religione cristiana, costituisca persecuzione per motivi religiosi.

4. Con il terzo motivo il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 207, art. 14, lett. c), in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per non avere il tribunale riconosciuto la sussistenza di una minaccia grave o trattamento inumano o degradante alla vita del deducente, in ragione della situazione generale del Paese di provenienza.

5. Con il quarto motivo il ricorrente fa valere la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per non avere il tribunale assolto all’onere di cooperazione istruttoria gravante sull’autorità giudiziaria.

6. Con il quinto motivo il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 5 TUI, comma 6 e art. 19 TUI, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per non avere il tribunale riconosciuto al richiedente la protezione per motivi umanitari in ragione del livello di integrazione raggiunto in Italia.

7. In via preliminare deve darsi atto le Sezioni Unite civili di questa Corte, nel pronunciare su questione di massima di particolare importanza oggetto di contrasto in tema di protezione internazionale, per una interpretazione della portata precettiva della norma in esame ritenuta compatibile con il quadro del diritto dell’Unione Europea e con i principi di diritto costituzionale nonché della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo, hanno affermato con la recentissima sentenza n. 15177 del 1 giugno 2021 il seguente principio:

“Il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 13, nella parte in cui prevede che “La procura alle liti per la proposizione del ricorso per tassazione deve essere conferita, a pena di inammissibilità del ricorso, in data successiva alla comunicazione del decreto impugnato; a tal fine il difensore certifica la data di rilascio in suo favore della procura medesima” richiede, quale elemento di specialità rispetto alle ordinarie ipotesi di rilascio della procura speciale regolate dagli artt. 83 e 365 c.p.c., il requisito della posteriorità della data rispetto alla comunicazione del provvedimento impugnato, prevedendo una speciale ipotesi di “inammissibilità del ricorso”, nel caso di mancata certificazione della data di rilascio della procura in suo favore da parte del difensore. Nella procura predetta, pertanto, deve essere contenuta in modo esplicito l’indicazione della data successiva alla comunicazione del provvedimento impugnato ed il difensore può certificare, anche solo con una unica sottoscrizione, sia la data della procura successiva alla comunicazione che l’autenticità della firma del conferente”.

La procura speciale allegata al ricorso reca in calce la sola attestazione di autenticità da parte dell’Avvocato Maria Daniela Sacchi della firma del ricorrente, per l’adottata formula “E’ autentica” apposta in calce alla prima, nulla attestando invece in ordine alla data, presente nella procura in forma dattiloscritta ed indicata come pari al 7 luglio 2020, ed alla sua posteriorità rispetto alla comunicazione del decreto impugnato ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 13, come interpretato dalle richiamate SSUU.

8. Facendo applicazione del richiamato principio di diritto il ricorso è pertanto inammissibile essendo la procura nulla, non avendo il difensore certificato, anche solo con una unica sottoscrizione, sia la data della procura successiva alla comunicazione del decreto impugnato che l’autenticità della firma del conferente.

9. Non occorre provvedere sulle spese nella tardiva ed irrituale costituzione dell’Amministrazione.

10. Quanto al versamento del contributo unificato, in adesione all’ulteriore principio di diritto affermato da SSUU n. 15177 citt. e per il quale “il versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato previsto dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, in caso di declaratoria di inammissibilità del ricorso per cassazione conseguente alla mancata presenza, all’interno della procura Speciale, della data o della certificazione del difensore della sua posteriorità rispetto alla comunicazione del provvedimento impugnato, va posto a carico della parte ricorrente e non del difensore, risultando la procura affetta da nullità e non da inesistenza”, va disposto il pagamento del doppio contributo, se dovuto, a carico del ricorrente.

11. Il ricorso è pertanto inammissibile per nullità della procura speciale alle liti. Nulla sulle spese nella tardività della costituzione del Ministero dell’interno.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 – quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, si dà atto (ex Cass. SU n. 23535 del 2019) della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 – quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1- bis.

Depositato in Cancelleria il 11 novembre 2021

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