Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 33403 del 17/12/2019

Cassazione civile sez. lav., 17/12/2019, (ud. 30/10/2019, dep. 17/12/2019), n.33403

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. DE GREGORIO Federico – Consigliere –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16641/2015 proposto da:

TRENITALIA S.P.A., Società con socio unico, soggetta all’attività

di direzione e coordinamento di Ferrovie dello Stato Italiane

S.p.A., in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DARDANELLI 13, presso lo

studio dell’Avvocato LEONARDO ALESII, che la rappresenta e difende

giusta delega in atti.

– ricorrente –

contro

B.M., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR presso LA

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’Avvocato MAURO SCANCARELLO in virtù di delega in atti.

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 553/2014 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 08/01/2015 R.G.N. 546/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio dal

Consigliere Dott. GUGLIELMO CINQUE.

Fatto

RILEVATO

che:

1. La Corte di appello di Genova, con la sentenza n. 553 del 2015, ha confermato la pronuncia emessa dal Tribunale della stessa città con cui, in sede di riassunzione del giudizio di opposizione all’esecuzione, iniziato a seguito di un provvedimento monitorio -ottenuto da B.M. nei confronti della datrice di lavoro Nicma & Partners spa nonchè della committente Trenitalia spa – riguardante il pagamento dell’una tantum prevista dal rinnovo contrattuale del 2012, era stata respinta l’eccezione, sollevata da Trenitalia spa, del beneficio della preventiva escussione del patrimonio dell’appaltatore.

2. I giudici di seconde cure, individuata la norma disciplinante la fattispecie nel D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29, come riformata dalla L. n. 92 del 2012, hanno rilevato che l’eccezione non era stata sollevata nella “prima difesa”, rappresentata dall’opposizione a decreto ingiuntivo ex art. 645 c.p.c., che non era stata neanche proposta, bensì solo in sede di opposizione all’esecuzione e, quindi, tardivamente, ritenendo assorbita ogni altra questione.

3. Avverso la decisione di secondo grado è ricorsa per cassazione Trenitalia spa con due motivi, cui ha resistito con controricorso B.M..

4. Il PG non ha rassegnato conclusioni scritte.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo la ricorrente denunzia la violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29 e degli artt. 12 e 14 disp. gen.” (cd. preleggi), ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere erroneamente ed illegittimamente la Corte territoriale interpretato l’inciso “prima difesa” contenuto nel del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29, comma 2, ai fini della valutazione di ritualità della eccezione sul beneficio della preventiva escussione del patrimonio dell’appaltatore, sollevata dal committente, per la prima volta, nell’ambito di un giudizio di opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c., incardinata sulla base di un decreto ingiuntivo opposto e divenuto esecutivo ai sensi dell’art. 647 c.p.c.. Sostiene che: a) il dato letterale non limitava l’operatività della eccezione alla sola fase del giudizio di cognizione e non, invece, anche a quello di esecuzione: ciò avendo riguardo all’esame del lavoro preparatori della disposizione come modificata e alla sua natura diretta a trasformare la obbligazione del committente in una obbligazione meramente sussidiaria e di garanzia; b) la ratio dell’istituto del beneficio della preventiva escussione non consisteva nel tutelare solo le istanze difensive del creditore procedente, quanto anche quelle del committente chiamato eccezionalmente a rispondere di debiti non propri; c) la disposizione di cui al D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29, comma 2, aveva carattere eccezionale e speciale per cui essa andava applicata solo nei casi tassativamente previsti, ai sensi dell’art. 14 preleggi.

2. Con il secondo motivo si censura la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 24,3 e 111 Cost. e del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, stante il mancato, illegittimo riconoscimento, da parte dei giudici di seconde cure, della fondatezza della questione di incostituzionalità sollevata, in via incidentale, da Trenitalia. Si deduce che l’interpretazione della norma in questione, operata dalla Corte di merito, che esponeva il debitore ad un necessario, defatigatorio ed antieconomico giudizio ex art. 645 c.p.c., era assolutamente irrazionale ed illogico nonchè in contrasto con i principi di celerità ed economicità processuali posti dall’art. 111 Cost..

3. I due motivi, da trattarsi congiuntamente per connessione logico-giuridica, non sono fondati sia pure con le integrazioni e precisazioni motivazionali che seguono ex art. 384 c.p.c..

4. Ai fini dell’esame dei suddetti motivi, occorre partire da due dati relativi alla responsabilità solidale D.Lgs. n. 276 del 2003, ex art. 29, comma 2: il primo concerne la individuazione del regime normativo applicabile; il secondo riguarda il modello di responsabilità solidale concernente la fattispecie in esame.

5. Orbene, con riguardo al primo, ai fini di valutare la responsabilità del committente imprenditore con quella dell’appaltatore, va affermato, conformemente a quanto statuito in sede di legittimità (Cass. n. 4237 del 13.2.2019) che, per la sua natura sostanziale il regime di solidarietà applicabile è quello vigente al momento dell’assunzione dell’obbligazione, cioè quando sorge il credito del lavoratore.

6. Nella fattispecie in esame, il credito è maturato il 28 giugno 2012, per la sua matrice causale nel CCNL del 28.6.2012 (cfr. Cass. n. 4237/2019 citata, in fattispecie analoga) e, quindi, la disciplina di riferimento è rappresentata dall’art. 29, comma 2 nel testo novellato dal D.L. 9 febbraio 2012, art. 21, conv. con modific. della L. 4 aprile 2012, n. 35 (in vigore dal 7.4.2012 al 17 luglio 2012) e non quella individuata dalla Corte di appello (cioè il D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29, comma 2, come novellato dalla L. n. 92 del 2012, art. 4, comma 31, lett. b), in vigore dal 18 luglio 2012).

7. Con riguardo al secondo punto, deve sottolinearsi che, ai sensi del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29, comma 2, vigente ratione temporis, in virtù del beneficium di excussionis ivi previsto, la responsabilità solidale ravvisabile è di tipo sussidiario, in presenza però di determinate condizioni: altrimenti si riespande tra i coobbligati un tipo di solidarietà in senso stretto.

8. Ciò premesso, il D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29, comma 2, in vigore dal 7.4.2012 al 17.7.2012, cioè nel periodo in cui – nel caso de quo – deve ritenersi sorto il credito del lavoratore, testualmente recita: “In caso di appalto di opere o di servizi, il committente imprenditore o datore di lavoro è obbligato in solido con l’appaltatore, nonchè con ciascuno degli eventuali subappaltatori entro il limite di due anni dalla cessazione dell’appalto, a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi, comprese le quote di trattamento di fine rapporto, nonchè i contributi previdenziali e i premi assicurativi dovuti in relazione al periodo di esecuzione del contratto di appalto, restando escluso qualsiasi obbligo per le sanzioni civili di cui risponde solo il responsabile dell’inadempimento. Ove convenuto in giudizio per il pagamento unitamente all’appaltatore, il committente imprenditore o datore di lavoro può eccepire, nella prima difesa, il beneficio della preventiva escussione del patrimonio dell’appaltatore medesimo. In tal caso il giudice accerta la responsabilità solidale di entrambi gli obbligati, ma l’azione esecutiva può essere intentata nei confronti del committente imprenditore o datore di lavoro solo dopo l’infruttuosa escussione del patrimonio dell’appaltatore. L’eccezione può essere sollevata anche se l’appaltatore non è stato convenuto in giudizio, ma in tal caso il committente imprenditore o datore di lavoro deve indicare i beni del patrimonio dell’appaltatore sui quali il lavoratore può agevolmente soddisfarsi. Il committente imprenditore o datore di lavoro che ha eseguito il pagamento può esercitare l’azione di regresso nei confronti del coobbligato secondo le regole generali”.

9. La fattispecie normativa regola, quindi, due ipotesi: a) quando il committente imprenditore sia convenuto in giudizio per il pagamento, unitamente all’appaltatore. In tal caso il committente può, nella prima difesa, eccepire il beneficio dell’escussione ed allora, accertata la responsabilità solidale di entrambi gli obbligati, l’azione esecutiva può essere intentata solo dopo l’infruttuosa escussione del patrimonio dell’appaltatore; b) quando l’appaltatore non sia convenuto in giudizio e, in tale caso, l’eccezione può essere sollevata, senza la previsione di alcun limite processuale, ma devono essere indicati i beni del patrimonio dell’appaltatore sui quali il lavoratore può agevolmente soddisfarsi.

10. Il termine “può” si riferisce naturalmente alla facoltà dell’obbligato, debitore di avvalersi del beneficium excussionis potendo quest’ultimo limitarsi anche a contestare unicamente l’an debeatur e/o la propria legittimazione passiva.

11. La prima questione da risolversi è, pertanto, quella di accertare se Trenitalia spa possa considerarsi convenuta nel giudizio di cognizione diretto all’accertamento della responsabilità solidale.

12. La società è stata destinataria, infatti, unitamente alla ditta appaltatrice, di un decreto monitorio con cui veniva ingiunta la somma oggetto della pretesa del lavoratore; tale provvedimento, però, non è stato pacificamente opposto ex art. 645 c.p.c..

13. Tuttavia deve ritenersi, ai sensi del disposto ex art. 643 c.p.c., che la committente società era stata convenuta nel giudizio di accertamento della responsabilità perchè la instaurazione della lite (litispendenza) si era avuta con la notifica del decreto ingiuntivo.

14. La locuzione “prima difesa”, di cui del citato art. 29, comma 2, sia per la collocazione logico-sistematica nell’ambito della disposizione, sia perchè il concetto di “prima difesa” presuppone un giudizio in corso (altrimenti non avrebbe senso parlare di “prima difesa”), non può che riferirsi al giudizio di cognizione, in relazione al quale andava eccepito il beneficium excussionis.

15. Nella fattispecie, Trenitalia spa – pur essendo parte della lite – non ha inteso proporre opposizione ex art. 645 c.p.c.: è divenuta, quindi, definitiva la pronuncia di condanna monitoria statuita nei suoi confronti e, conseguentemente, l’azione esecutiva – secondo quanto evidenziato nella ipotesi sub a) – del creditore non può incontrare limiti perchè nulla, in tema di preventiva escussione del patrimonio dell’appaltatore era stato rite et recte eccepito.

16. Resta da stabilire, come seconda questione, se la norma di cui al D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29, comma 2, vigente ratione temporis, come sopra interpretata, presenti i profili di legittimità costituzionale, in relazione agli artt. 24,3 e 111 Cost., oggetto della seconda censura.

17. Questo Collegio, condividendo l’assunto dei giudici di seconde cure, esclude tale possibilità rilevando, da un lato, la ragionevolezza della disposizione che è finalizzata a contestualizzare e rendere certo l’accertamento della responsabilità solidale sussistente tra le parti nella futura fase esecutiva, se cioè da intendersi in senso stretto o sussidiaria. Dall’altro, deve darsi atto che non si desume neanche una disparità di trattamento, aderendo alla suddetta ricostruzione, nè sotto il profilo della antieconomicità, perchè la questione della sussistenza del beneficium excussionis, prospettata con l’opposizione ex art. 645 c.p.c., ovvero ex art. 615 c.p.c., comunque comporta l’instaurazione di un ordinario giudizio di cognizione, con lo svantaggio, però, nella seconda ipotesi, di rallentare l’azione di recupero del credito, nè sotto quello della consistenza della pronuncia sull’an debeatur, in considerazione del riconoscimento della autorità del giudicato che trova applicazione, in ipotesi di condanna al pagamento di una somma di denaro, anche in riferimento al decreto ingiuntivo non opposto o dichiarato estinto (cfr. Cass. 24.9.2018 n. 22465; Cass. 28.11.2017 n. 28318).

18. Alla stregua di quanto esposto, il ricorso deve, pertanto, essere rigettato.

19. Al rigetto del ricorso segue la condanna della ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità che si liquidano come da dispositivo, con distrazione.

20. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo risultante dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, deve provvedersi, ricorrendone i presupposti processuali, sempre come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità che liquida in complessivi Euro 5.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge, con distrazione in favore del Difensore antistatario. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerale, il 30 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 17 dicembre 2019

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