Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 33389 del 27/12/2018

Cassazione civile sez. VI, 27/12/2018, (ud. 24/10/2018, dep. 27/12/2018), n.33389

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLITANO Lucio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26472-2017 proposto da:

L.A., elettivamente domiciliato in ROMA, V.LE PARIOLI

79/H, presso lo studio dell’avvocato LOBIANCO MICHELE, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

ROMA CAPITALE (OMISSIS), in persona del Sindaco in carica pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, V. DEL TEMPIO DI GIOVE

21, presso gli uffici dell’Avvocatura Capitolina, rappresentata e

difesa dall’avvocato ROSSI DOMENICO;

– controricorrente –

avverso la la sentenza n. 2108/5/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di ROMA, depositata l’11/04/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 24/10/2018 dal Consigliere Relatore Dott. CRICENTI

GIUSEPPE.

Fatto

FATTO E DIRITTO

L.A. ha impugnato un avviso di accertamento con il quale il Comune di Roma, non riconoscendo l’esenzione prevista per l’abitazione principale, relativamente all’immobile usato dal contribuente, chiedeva il pagamento dell’ICI per l’anno 2010.

Il Comune ha preteso l’imposta in questione facendo ragione sulla destinazione catastale ad uso ufficio – studio che l’immobile oggettivamente aveva.

Il ricorso del contribuente, che faceva leva sulla situazione di fatto, abitativa, e non commerciale è stato accolto in primo grado, ma respinto a seguito di appello del Comune.

Il ricorrente, con un solo motivo, si duole della violazione della legge sull’imposta Comunale, che sarebbe stata male intesa dal giudice di appello, il quale avrebbe dato rilievo alla oggettiva destinazione catastale anzichè alla effettiva destinazione dell’immobile ad abitazione principale.

Il Comune si è costituito ed ha eccepito l’inammissibilità del ricorso, oltre che la sua infondatezza.

Il ricorrente ha illustrato la sua tesi con ulteriori memorie.

Il ricorso è infondato.

Il Comune ne eccepisce l’inammissibilità per via della mancata indicazione, nella rubrica del motivo, della norma di legge di cui si denuncia violazione o falsa applicazione, ma l’eccezione è infondata in quanto l’individuazione di tale norma risulta dalla lettura poi del motivo stesso.

Il ricorso però è infondato in quanto è pacifica regola giurisprudenziale quella secondo cui, ai fini della imposta comunale e della relativa esenzione, non rileva l’effettiva destinazione del bene, o l’uso che di fatto se ne faccia, ma conta la destinazione catastale (Cass. n. 11588 del 2017; Cass. n. 26617 del 2017; Cass. 4467/ 2017), che il contribuente può sempre impugnare se la ritiene erroneamente attribuita o che può chiedere di mutare in quella corrispondente all’uso effettivo.

Non rileva dunque l’uso che di fatto si faccia dell’immobile, come assume il ricorrente.

Il ricorso è infondato e le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente, in favore del Comune di Roma Capitale delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 1400,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi, liquidati in Euro 200,00, ed agli accessori, di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 24 ottobre 2018.

Depositato in Cancelleria il 27 dicembre 2018

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