Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3338 del 03/02/2022

Cassazione civile sez. I, 03/02/2022, (ud. 20/10/2021, dep. 03/02/2022), n.3338

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – rel. Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9429/2020 proposto da:

D.W., elettivamente domiciliato in Roma, in Largo Michele

Unia 11, presso lo studio dell’avvocato Bonomo Rosa, che lo

rappresenta e difende, unitamente all’avvocato Melidoro Antonio, con

procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro p.t., elett.te domic.

presso l’Avvocatura Generale dello Stato, che lo rappres. e difende;

– resistente –

avverso la sentenza n. 1840/2019 della CORTE D’APPELLO di BARI,

depositata il 30/08/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

20/10/2021 dal Cons. rel., Dott. CAIAZZO ROSARIO.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

il Tribunale di Bari rigettò l’opposizione proposta da D.W., cittadino del (OMISSIS), avverso il provvedimento della Commissione territoriale di diniego della domanda di riconoscimento della protezione internazionale per l’inattendibilità del racconto del ricorrente.

Con sentenza del 2019, la Corte territoriale ha rigettato l’appello del D., osservando che: non sussistevano i presupposti della protezione umanitaria D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, ex art. 14, lett. c), sulla base delle fonti esaminate; erano da escludere lo status di rifugiato e le altre forme di protezione sussidiaria, sia per l’inattendibilità del racconto del ricorrente, sia per la mancata allegazione di elementi concreti per valutare la domanda; non era riconoscibile il permesso umanitario, considerato che l’attività lavorativa del ricorrente si era concentrata nell’arco di circa un anno e non era provata l’integrazione sociale o il radicamento del ricorrente nel territorio italiano, in mancanza dell’allegazione di altri elementi.

D.W. ricorre in cassazione con tre motivi, illustrati con memoria. Il Ministero si è costituito al solo fine di partecipare all’eventuale udienza di discussione.

Diritto

RITENUTO

CHE:

Il primo motivo deduce l’omesso esame di un fatto decisivo oggetto di discussione tra le parti, nonché violazione dell’art. 132, comma 2, n. 4, del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, comma 5, e omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, per aver la Corte d’appello pronunciato ponendo a fondamento della decisione una narrazione riferita ad altro soggetto. Il secondo motivo denunzia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. c), e D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8, comma 3, nonché omesso esame di fatto decisivo, per aver la Corte territoriale escluso la fattispecie della protezione sussidiaria sulla base di un’unica fonte (Amnesty International- 2017.2018), mentre da altre COI risultavano scontri violenti nella regione del (OMISSIS).

Il terzo motivo denunzia violazione ed errata applicazione degli artt. 2, 3, 10 Convenzione di Ginevra, art. 3 Cedu, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6, nonché motivazione insufficiente, per non aver la Corte d’appello riconosciuto la protezione umanitaria al ricorrente il quale lavorava in Italia da due anni (2017-2019), parlava la lingua, mentre il rientro in (OMISSIS) avrebbe comportato la deprivazione dei diritti fondamentali. Il ricorso è inammissibile.

Circa il primo motivo, il ricorrente si duole del fatto che la Corte d’appello abbia posto a fondamento dell’ordinanza impugnata una narrazione del ricorrente diversa da quella effettiva, resa innanzi alla Commissione territoriale, omettendo così l’esame di un fatto decisivo afferente al contenuto delle stesse dichiarazioni. Va osservato che, sebbene la descrizione dei fatti contenuta nel provvedimento impugnato sia in parte differente dal racconto del ricorrente, la Corte ha comunque esaminato sostanzialmente i fatti rilevanti oggetto di causa, cioè la fuga dal (OMISSIS) per sfuggire ai ribelli. Le variazioni del racconto segnalate dal ricorrente, in ordine alla ferita riportata per essere stato colpito da una freccia o alla morte del padre per opera dei ribelli, non incidono sulla decisività dei fatti oggetto del racconto reso innanzi alla Commissione territoriale. Al riguardo, la Corte d’appello ha confermato la valutazione d’inattendibilità del ricorrente, non essendo peraltro emerse circostanze tali da indurre a ritenere che, se il giudice di secondo grado avesse esaminato anche i particolari del racconto non citati in motivazione, sarebbe pervenuto ad una diversa decisione (v. Cass., n. 27415/18: l’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, riformulato dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54 conv. in L. n. 134 del 2012, introduce nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo- vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia-; pertanto, il mancato esame di elementi istruttori non integra, di per sé, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorché la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie).

Il secondo motivo è inammissibile, poiché diretto al riesame dei fatti. Invero, il ricorrente lamenta che la Corte d’appello abbia utilizzato una sola fonte informativa internazionale, adducendo che dalle COI allegate erano invece desumibili i presupposti della protezione sussidiaria, D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, ex art. 14, lett. c), ma senza offrire elementi concreti per ritenere l’effettiva sussistenza di una situazione di violenza indiscriminata derivante da conflitto armato, atteso che da tali fonti si evincono degli scontri che non assurgono al livello di violenza indiscriminata.

Il terzo motivo relativo alla protezione umanitaria, è parimenti inammissibile, non avendo il ricorrente allegato significativi elementi diretti a dimostrare la raggiunta integrazione sociale in Italia, o una grave compromissione dei diritti fondamentali nel paese di provenienza; peraltro, il riferimento alla conoscenza della lingua italiana e al contratto di locazione appare riferirsi a fatti nuovi, non citati nell’ordinanza impugnata.

Nulla per le spese, considerato che il Ministero non ha depositato il controricorso.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 20 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 febbraio 2022

 

 

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