Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 33301 del 21/12/2018

Cassazione civile sez. lav., 21/12/2018, (ud. 10/05/2018, dep. 21/12/2018), n.33301

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente –

Dott. TORRICE Amelia – Consigliere –

Dott. BLASUTTO Daniela – Consigliere –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 25292-2013 proposto da:

R.M.G., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA XX SETTEMBRE 98/E, presso lo studio dell’avvocato GUIDO

LENZA, rappresentata e difesa dagli avvocati LEOPOLDO SUPRANI e

ALAIN FORTUNATI, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

COMUNITA’ MONTANA TANAGRO ALTO E MEDIO SELE, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

TUSCOLANA 346, presso lo studio dell’avvocato ANGELA PERRONE,

rappresentata e difesa dall’avvocato ANTONIO VISCONTI, giusta delega

in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 386/2013 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,

depositata il 11/04/2013, R. G. N. 929/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

10/05/2018 dal Consigliere Dott. ALFONSINA DE FELICE;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale, Dott.

MASTROBERARDINO PAOLA, che ha concluso per l’inammissibilità del

ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

La Corte d’Appello di Salerno, a conferma della pronuncia del Tribunale, ha rigettato il ricorso di R.M.G., dipendente della Comunità Montana Tanagro, Alto e Medio Sele, con il quale la lavoratrice, operaia inquadrata nel primo livello professionale del c.c.n.l. per gli addetti alle sistemazioni idraulico – forestali, aveva rivendicato l’inquadramento al terzo livello e la corrispondente superiore retribuzione per avere svolto attività lavorativa nel servizio antincendio boschivo per oltre venticinque giorni consecutivi dal (OMISSIS).

La Corte d’Appello ha ritenuto che lo svolgimento di mansioni superiori non fosse stato provato dall’appellante nel corso del giudizio di merito.

Per la cassazione della sentenza ricorre R.M.G. con due censure, mentre la Comunità Montana Tanagro, Alto e Medio Sele, rimane intimata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con la prima censura, formulata ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, la ricorrente lamenta “Omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia”. La Corte d’Appello avrebbe negato un dato fattuale certo, emerso nel giudizio di primo grado, ossia lo svolgimento continuativo di attività antincendio boschivo per un periodo superiore a 25 giorni. Il fatto che il c.c.n.l. non faccia diretto riferimento all’attività di antincendio boschivo, omettendo di indicare la figura professionale da adibire alla stessa, non significa che detta attività possa essere assegnata a operai privi delle precise cognizioni tecniche e della conoscenza dei rischi e pericoli connessi. Sotto tale profilo, dunque, per sapere esattamente quale sia la qualifica da impiegarsi per detta attività, deve farsi riferimento alla norma del c.c.n.l. per gli addetti alle sistemazioni idraulico forestali, integrato dal CIRL della Regione Campania, ove è contenuta la classificazione degli operai (art. 49), dalle cui declaratorie risulta che le attività di antincendio boschivo, per loro natura complesse, non possono essere attribuite al primo livello della qualifica operaia.

Con la seconda censura, formulata ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, si contesta “Violazione e falsa applicazione di norme di diritto”. La ricorrente avrebbe allegato tutti gli elementi affinchè la Corte territoriale potesse svolgere una corretta valutazione dell’inquadramento. I Giudici dell’Appello avrebbero, di contro, erroneamente interpretato le norme contrattuali, le quali farebbero propendere per l’attribuzione alla ricorrente di una qualifica diversa da quella assegnata, essendo la declaratoria delle mansioni, per esplicita previsione contrattuale, esemplificativa e non esaustiva, e il giudizio sulla reale appartenenza alle stesse assoggettabile a valutazione caso per caso, in base alle mansioni effettivamente svolte.

La prima censura è inammissibile.

La sentenza gravata, pubblicata l’8 aprile 2013, soggiace alla disciplina dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, così come modificato dal d.l. n. 83 del 2012, art. 54, convertito, con modificazioni, nella L. n. 134 del 2012.

Così come prospettata, pertanto, la censura esorbita dal perimetro del vizio motivazionale, segnato dal “nuovo” art. 360, comma 1, n. 5, la cui attuale definizione preclude al ricorrente di limitarsi a invocare il generico controllo di legittimità sulla motivazione, imponendogli di focalizzare la sua doglianza sull’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che sia stato oggetto di discussione tra le parti (Sez. Un. n. 8053/2014).

La seconda censura è parimenti inammissibile.

Formulata quale violazione di legge, essa non si sottrae alla critica di prospettare una diversa ricostruzione dei fatti, contrastante con quella accertata nella sentenza impugnata, e a censurare il convincimento del Giudice di merito, sì come difforme da quello auspicato, mirando, così, a un riesame del merito, inibito in sede di legittimità. (ex plurimis Cass. n. 7972/2007; Cass. n. 25332/2014).

In definitiva, il ricorso è inammissibile. Non si provvede sulle spese, in difetto di attività difensiva da parte dell’intimata.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Nulla spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Pubblica Udienza, il 10 maggio 2018.

Depositato in Cancelleria il 21 dicembre 2018

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