Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 33261 del 21/12/2018

Cassazione civile sez. trib., 21/12/2018, (ud. 18/10/2018, dep. 21/12/2018), n.33261

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOCATELLI Giuseppe – Presidente –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. GUIDA Riccardo – rel. Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello M. – Consigliere –

Dott. PERINU Renato – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 2270/2012 R.G. proposto da:

IMMOBILIARE ROCH DI A.M. & C. SAS, C.M.,

A.M., M.C., M.F., rappresentati e difesi

dall’avv. Paolo Toniolatti e dall’avv. Luciano Garatti,

elettivamente domiciliati presso lo studio di quest’ultimo, in Roma,

via della Giuliana n. 63.

– ricorrenti –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del direttore pro tempore,

rappresentata dall’Avvocatura Generale dello Stato, con domicilio

legale in Roma, via dei Portoghesi, n. 12, presso l’Avvocatura

Generale dello Stato.

– resistente con atto di costituzione –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale del

Trentino Alto-Adige, sezione n. 2, n. 45/02/10, pronunciata il

20/09/2010, depositata il 22/11/2010.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 18 ottobre

2018 dal Consigliere Riccardo Guida.

Fatto

FATTI DI CAUSA

L’Immobiliare Roch di A.M. & C. Sas, C.M., M.A., M.C. e M.F. ricorrono, sulla base di quattro motivi, illustrati anche con memoria ex art. 380-bis 1 c.p.c., per la cassazione della sentenza della Commissione tributaria regionale del Trentino Alto-Adige (in seguito: CTR), in epigrafe, che – in controversia riguardante l’impugnazione di avvisi di accertamento, diretti alla società e ai soci, che recuperavano a tassazione, ai fini IRAP e IVA (quanto alla società) ed ai fini IRPEF (quanto ai soci), maggiori redditi derivanti dalla plusvalenza della vendita (in data 18/04/2005) di un terreno edificabile, desunta dalla divergenza tra il corrispettivo dichiarato nel rogito e il “valore normale” del cespite, attestato dalla relazione di stima prodotta dall’Ufficio – ha confermato la sentenza di primo grado, sfavorevole ai contribuenti.

La CTR ha affermato che, a norma del D.L. n. 223 del 2006, l’infedele dichiarazione può essere legittimamente desunta dall’organo accertatore sulla base della differenza tra prezzo dichiarato e “valore normale” del bene; ha negato il contrasto, prospettato dalla difesa dei contribuenti, tra la normativa interna e quella comunitaria perchè le disposizioni a confronto, sebbene facciano riferimento all’IVA, perseguono finalità diverse ed attengono a momenti impositivi diversi e, inoltre: “Non sono confrontabili neanche per quanto riguarda la gerarchia delle fonti.” (cfr. pag. 4 della sentenza impugnata).

In conclusione, il giudice d’appello ha stabilito che: “L’accertamento si fonda su elementi che consentono di attestare che si è contabilizzato un valore inferiore a quello della cessione.”. (ibidem).

L’Agenzia delle entrate resiste con atto di costituzione in giudizio ex art. 370 c.p.c., comma 1.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Primo motivo di ricorso: “Violazione e/o falsa applicazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, i) del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, comma 3, come modificato dalla L. 7 luglio 2009, n. 88, ii) del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d), sempre come modificato ad opera della L. 7 luglio 2009, n. 88, art. 24, nonchè dal D.P.R. n. 633 del 1972, art. 13, comma 1”.

Si denuncia l’errore di diritto della sentenza impugnata che ha statuito che l’infedele dichiarazione possa desumersi dalla scostamento tra prezzo dichiarato del bene e suo “valore normale”, trascurando che il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, comma 3, e D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d, come modificati dal D.L. n. 223 del 2006, si pongono in contrasto con il diritto comunitario (della Dir. IVA, art. 73), ciò che vale anche per le compravendite anteriori all’entrata in vigore del D.L. n. 223 del 2006, come quella oggetto di causa (datata 18/04/2005), anche alla luce della L. 7 luglio 2009, n. 88, che ha espunto, con efficacia retroattiva, dagli artt. 54 e 39, cit., il riferimento allo scostamento tra “valore normale” e corrispettivo dichiarato quale elemento sintomatico di plusvalenze non dichiarate, determinando così l’illegittimità degli avvisi di accertamento impugnati, non più sorretti, sul piano probatorio, da presunzioni gravi, precise e concordanti.

1.1. Il motivo è fondato.

Invero, le presunzioni legali relative previste dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 39, comma 1, lett. d), e .P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 54, comma 3, secondo cui, in caso di cessioni aventi ad oggetto beni immobili, l’importo dei ricavi, ai fini delle imposte dirette, o l’ammontare delle operazioni imponibili, ai fini IVA, si presumono corrispondenti al valore normale del bene immobile ceduto, determinato, rispettivamente, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 9, e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 14, sono state soppresse dalla L. 7 luglio 2009, n. 88, art. 24 (L. Comunitaria 2008).

Inoltre, dette presunzioni legali relative, introdotte dal D.L. n. 223 del 2006, convertito nella L. 4 agosto 2006, n. 248, non hanno mai avuto efficacia per gli anni pregressi in forza della L. 24 dicembre 2007, n. 244, art. 1, comma 265, che ha delimitato temporalmente l’ambito applicativo delle presunzioni legali in oggetto, stabilendo che, per gli atti formati anteriormente al 4 luglio 2006, esse non hanno valore presuntivo legale, ma valgono quali presunzioni semplici, a norma dell’art. 2729 c.c..

Nella specie è pacifico che l’atto di compravendita del terreno oggetto di accertamento è stato concluso nell’anno d’imposta 2005.

Sicchè lo scostamento del corrispettivo dichiarato rispetto al valore normale del terreno ceduto, desunto unicamente da una perizia di stima dell’Agenzia del territorio, non costituisce una presunzione legale (relativa) di percezione di un maggior corrispettivo, ma una presunzione semplice, da valutare unitamente ad altri elementi che ne confermino la gravità, precisione e concordanza (Cass. 28/12/2017, n. 31027).

La CTR si è discostata da tale principio di diritto, espressione di un condivisibile e consolidato indirizzo della Cassazione, ed ha ravvisato contra legem la legittimità degli atti impositivi che, ai fini della maggiore imposizione diretta e indiretta, hanno desunto la contestata plusvalenza dal mero disallineamento tra corrispettivo dichiarato e “valore normale” del terreno, senza attingere, come sarebbe stato necessario, ad elementi presuntivi, gravi, precisi e concordanti che, nella specie, non sono stati neppure adombrati.

2. Secondo motivo: “Violazione e/o falsa applicazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, della L. n. 244 del 2007, art. 1, comma 265”.

In via subordinata, nel caso in cui la Cassazione ritenga che L. n. 88 del 2009, art. 24, comma 5, (L. comunitaria 2008), che ha modificato il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, eliminando le disposizioni introdotte dal D.L. n. 223 del 2006, art. 35, non produca effetti in relazione ai rapporti pregressi, si denuncia che, comunque, la CTR sarebbe incorsa nella violazione della L. n. 244 del 2007, art. 1, comma 265, in base al quale per gli atti formatisi anteriormente al 4/07/2006, le presunzioni di cui al D.L. n. 223 del 2006, art. 35, (convertito, con modificazioni, dalla L. 4 agosto 2006, n. 248), valgono, agli effetti tributari, come presunzioni semplici.

3. Terzo motivo: “Violazione e/o falsa applicazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, i) del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, comma 3, ii) del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 13 e iii) D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d).”.

I ricorrenti lamentano, altresì, che, anteriormente alle modifiche introdotte dal D.L. n. 233 del 2006, D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, comma 3 e D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d), autorizzavano l’Ufficio a rettificare la dichiarazione IVA e dei redditi dell’imprenditore avvalendosi di presunzioni gravi, precise e concordanti, mentre la decisione impugnata non poggia su basi presuntive poichè, per giurisprudenza costante, la divergenza tra prezzo e “valore normale” del bene non costituisce un indizio sufficiente a giustificare il recupero a tassazione.

4. Quarto motivo: “Omessa o insufficiente motivazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5, circa il fatto controverso e decisivo per il giudizio (la sussistenza dei presupposti per procedere all’accertamento sulla unica base del valore di mercato desunto dalla “relazione di stima sommaria” redatta dalla Agenzia del Territorio e senza valutare la perizia giurata di stima prodotta dai contribuente); nullità della sentenza per omessa pronuncia.”.

Un’altra ragione di critica si riferisce al fatto che la CTR, con una motivazione scarna, non avrebbe spiegato le ragioni del proprio convincimento circa l’infedeltà della dichiarazione.

Sotto un diverso profilo, infine, i ricorrenti si dolgono che la sentenza impugnata, senza il necessario sviluppo argomentativo, avrebbe condiviso il contenuto della “relazione di stima sommaria” dell’Agenzia del territorio, omettendo di esaminare il contenuto della “descrizione e stima” del valore del terreno, prodotta dai medesimi contribuenti, che confermava la corrispondenza tra il prezzo indicato nel rogito e il valore del cespite.

5. Il secondo, il terzo e il quarto motivo sono assorbiti per effetto dell’accoglimento del primo mezzo.

6. In definitiva, accolto il primo motivo e assorbiti il secondo, il terzo, il quarto motivo, la sentenza va cassata, con rinvio alla CTR, in diversa composizione, che, nel riesaminare la controversia, si atterrà al seguente principio di diritto: “Le presunzioni legali relative previste dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 39, comma 1, lett. d), e D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 54, comma 3, secondo cui, in caso di cessioni aventi ad oggetto beni immobili, l’importo dei ricavi ai fini delle imposte dirette, o l’ammontare delle operazioni imponibili ai fini IVA, si presumono corrispondenti al valore normale del bene immobile ceduto, come introdotte dal D.L. n. 223 del 2006, convertito dalla L. 4 agosto 2006, n. 248, non hanno mai avuto efficacia per gli anni pregressi, in forza della L. 24 dicembre 2007, n. 244, art. 1, comma 265, che ha delimitato temporalmente l’ambito applicativo delle dette presunzioni legali stabilendo che, per gli atti formati anteriormente al 4/07/2006, esse non hanno valore presuntivo legale, ma valgono quali presunzioni semplici, a norma dell’art. 2729 c.c.. Da ciò consegue che, per gli atti di compravendita di beni immobili anteriori al 4/07/2006, lo scostamento dei corrispettivi dichiarati rispetto al valore normale dei cespiti, desunto da una perizia di stima dell’Agenzia del territorio, costituisce non già una presunzione legale relativa di percezione di un maggior corrispettivo, ma una presunzione semplice, da valutare insieme con altri elementi che ne confermino la gravità, precisione e concordanza.”, e provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo; dichiara assorbiti il secondo, il terzo e il quarto motivo; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale del Trentino Alto-Adige, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 18 ottobre 2018.

Depositato in Cancelleria il 21 dicembre 2018

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