Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 33259 del 17/12/2019

Cassazione civile sez. VI, 17/12/2019, (ud. 10/10/2019, dep. 17/12/2019), n.33259

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

Dott. CAPOZZI Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14804-2018 proposto da:

G.I.L., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA

CAVOUR presso la CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato MARCO ZIMBELLI;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 4781/25/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della LOMBARDIA SEZIONE DISTACCATA di BRESCIA, depositata

il 16/11/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 10/10/2019 dal Consigliere Relatore Dott. ROBERTO

GIOVANNI CONTI.

Fatto

FATTI E RAGIONI DELLA DECISIONE

G.L.I. ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi, contro l’Agenzia delle entrate, impugnando la sentenza resa dalla CTR Lombardia che, nel confermare la sentenza impugnata, ha ritenuto al legittimità dell’accertamento spiccato nei confronti del contribuente per la ripresa a tassazione di vari tributi per l’anno d’imposta 2006 in relazione all’emissione di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti. Ritenne la CTR che in relazione ai generici motivi di appello, che rasentavano l’inammissibilità, non poteva dubitarsi della sussistenza dei presupposti peri I raddoppio dei termini di decadenza, in relazione a quanto già ritenuto dal giudice di primo grado.

L’Agenzia delle entrate si è costituita con controricorso. Il ricorrente ha depositato memoria.

Con il primo motivo il ricorrente deduce la violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43, e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 57.

La CTR avrebbe modificato i principi espressi da questa Corte in tema di onere della prova, addossando sul contribuente la dimostrazione della ricorrenza dei presupposti legittimanti il raddoppio.

La censura è infondata.

La CTR, dopo avere precisato che la censura esposta dal ricorrente risultava scarna “al limite dell’inammissibilità, avendo i primi giudici fatto riferimento allo stralcio del pvc riguardante il G. e gli elementi posti a suo carico” ha ritenuto, quanto ai presupposti del raddoppio dei termini, che in relazione ai principi espressi da questa Corte, secondo i quali non occorreva la dimostrazione di un reato ma unicamente il riscontro di fatti comportanti l’obbligo di denuncia, “i primi giudici hanno argomentato sulla ritenuta sussistenza, nel caso di specie, degli estremi del raddoppio del termine” aggiungendo che rispetto a tale statuizione non era stata proposto dall’appellante alcuna censura, risultando pertanto la CTR sollevata dal controllo circa la ricorrenza dei presupposti dell’obbligo di denunzia.

Nel faro ciò il giudice di appello, rinviando per relationem alla pronunzia di primo grado che aveva fondato l’esistenza dei presupposti del raddoppio nel quadro fraudolento emerso dalle indagini in ordine alla natura oggettivamente inesistente delle operazioni non è incorsa nel prospettato vizio, avendo la CTR comunque esposto gli elementi del proprio ragionamento, inevitabilmente stringati in relazione alla censura esposta dalla parte contribuente.

Parimenti inammissibile è il secondo motivo di ricorso, con il quale la parte ricorrente ha dedotto l’omesso esame del fatto rappresentato dalla sussistenza dei presupposti del raddoppio dei termini d’accertamento, risultando, per quanto esposto con riferimento al primo motivo, che il giudice di appello ebbe espressamente ad esaminare la questione del raddoppio dei termini attraverso la motivazione per relationem alla pronunzia del giudice di primo grado- che aveva ritenuto la sussistenza dei presupposti per il raddoppio e che non richiedeva particolare approfondimento in relazione alla ritenuta genericità della censura proposta in grado di appello. Nè si rinviene nella sentenza impugnata alcun riferimento al fatto che il giudice di appello avrebbe addossato sul contribuente l’onere di provare i presupposti dell’obbligo di denunzia, anzi, risultando il compiuto accertamento di tali presupposti da parte del giudice di primo grado.

Il ricorso va quindi rigettato.

Le spese seguono la soccombenza, dando atto, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio che liquida in favore dell’Agenzia delle entrate in Euro 5.000,00 per compensi, oltre spese prenotate a debito.

Dà atto, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 10 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 17 dicembre 2019

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA