Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 33245 del 16/12/2019

Cassazione civile sez. VI, 16/12/2019, (ud. 19/09/2019, dep. 16/12/2019), n.33245

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. CIGNA Mario – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. GIANNITI Pasquale – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29253-2018 proposto da:

R.V., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

GIOVANNI FAVA;

– ricorrente –

contro

BANCA POPOLARE DI BARI SOC. COOP. PER AZIONI e per essa in qualità

di mandataria la FBS SPA, in persona del Procuratore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZALE CLODIO 14, presso lo

studio dell’avvocato ANDREA GRAZIANI, rappresentata e difesa

dall’avvocato GIOVANNI CASTELLUCCIO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3121/2018 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 25/06/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 19/09/2019 dal Consigliere Relatore Dott. GIANNITI

PASQUALE.

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. R.V. ha proposto ricorso avverso la sentenza n. 3121/2018 della Corte di appello di Napoli che – rigettando il suo appello – ha confermato la sentenza n. 1354/2016 del Tribunale di Avellino, che aveva accolto la domanda revocatoria, proposta dalla Banca Popolare di Bari soc. coop., in relazione al fondo patrimoniale costituito con atto 10/5/2012 dal predetto R. e da S.M., dichiarando l’inefficacia di tale atto nei confronti della banca attorea.

2. La Banca Popolare di Bari ha resistito con controricorso.

3.Essendosi ritenute sussistenti dal relatore designato le condizioni per definire il ricorso con il procedimento ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata redatta proposta ai sensi di tale norma e ne è stata fatta notificazione ai difensori delle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza della Corte.

4.In vista dell’odierna adunanza l’istituto di credito resistente ha presentato memoria a sostegno del controricorso.

Diritto

RITENUTO

CHE:

1. Il ricorso è affidato ad un solo motivo, articolato in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, con il quale il ricorrente deduce violazione o falsa applicazione delle norme di diritto nella parte in cui il la corte territoriale l’atto di costituzione del fondo si configura come atto a titolo gratuito, con la conseguenza che sarebbe rilevante la sola coscienza del debitore del pregiudizio arrecato alle ragioni del creditore.

Sostiene il ricorrente che il sorgere del credito in momento successivo alla formazione dell’atto impugnato comporta la necessità di provare la dolosa intenzione dei coniugi R. di ledere la garanzia patrimoniale generica del creditore (id est il dolo nella costituzione del fondo patrimoniale), mentre nella specie dalla cronologia degli eventi (e in particolare dal fatto che i coniugi avrebbero continuato a pagare i ratei nei due anni trascorsi tra la costituzione del fondo ed il sorgere del credito) risulterebbe che l’evidenza di tale dolo non esiste. Sostiene altresì che il fondo patrimoniale nella specie era (non un atto di mera liberalità, ma) un vero e proprio atto solutorio, costituito al fine di garantire una abitazione alla famiglia e di assicurare una concreta modalità di sostentamento e crescita familiare.

2. Il ricorso è inammissibile, in quanto non rispetta il requisito della esposizione sommaria dei fatti, prescritto a pena di inammissibilità dall’art. 366 c.p.c., comma 1 n. 3. Detta esposizione deve tale da consentire alla Corte di cassazione, di avere una chiara e completa cognizione del fatto sostanziale che ha originato la controversia e del fatto processuale, senza dover ricorrere ad altre fonti o atti in suo possesso, compresa la stessa sentenza impugnata (Cass. sez. un. 11653 del 2006) Come hanno precisato le Sezioni Unite, la prescrizione del requisito risponde (non ad un’esigenza di mero formalismo, ma) all’esigenza di consentire una conoscenza chiara e completa dei fatti di causa, sostanziali e o processuali, che permetta di bene intendere il significato e la portata delle censure rivolte alla sentenza impugnata (Cass. sez. un. 2602 del 2003). Stante tale funzione, per soddisfare il requisito imposto dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3, è necessario che il ricorso contenga, sia pure in modo non analitico o particolareggiato, l’indicazione sommaria delle reciproche pretese delle parti, con i presupposti di fatto e le ragioni di diritto che le hanno giustificate, delle eccezioni, delle difese e delle deduzioni di ciascuna parte in relazione alla posizione avversaria, dello svolgersi della vicenda processuale nelle sue articolazioni e, dunque, delle argomentazioni essenziali, in fatto e in diritto, su cui si è fondata la sentenza di primo grado, delle difese svolte dalle parti in appello, ed in fine del tenore della sentenza impugnata.

Nella specie, il ricorso, nell’esposizione del fatto, contenuta nella seconda pagina, non rispetta nessuna delle prescrizioni che precedono. Peraltro, non sono neppure indicate non soltanto le affermazioni di diritto contenute nella sentenza impugnata (che, in tesi difensiva, sarebbero in contrasto con le norme di diritto violate) ma neppure le norme che sarebbero state violate.

3. Alla inammissibilità del ricorso consegue la condanna di parte ricorrente alla rifusione delle spese sostenute da parte controricorrente, nonchè declaratoria di sussistenza dei presupposti per il pagamento dell’importo, previsto per legge ed indicato in dispositivo.

PQM

La Corte:

– dichiara inammissibile il ricorso;

– condanna parte ricorrente al pagamento in favore di parte resistente delle spese del presente giudizio, che liquida in Euro 3000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200 ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ad opera di parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del citato art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 19 settembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 16 dicembre 2019

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