Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 33241 del 21/12/2018

Cassazione civile sez. trib., 21/12/2018, (ud. 13/06/2018, dep. 21/12/2018), n.33241

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

Dott. D’ORAZIO Luigi – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 26935/2011 R.G. proposto da:

Banca Popolare di Bari, rappresentata e difesa dall’Avv. Francesco

Paolo Sisto, come da procura speciale in calce al ricorso,

elettivamente domiciliato presso lo studio legale Balducci, in Roma,

Via Pierluigi da Palestrina n. 19;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate, in persona del legale rappresentante pro

tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello

Stato, domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi n. 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Calabria, n. 5/8/2011, depositata il 21 gennaio 2011.

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 13 giugno

2018 dal Consigliere Luigi D’Orazio.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. In data 14 dicembre 2004 veniva notificato alla Banca Popolare di Calabria un avviso di accertamento da parte della Agenzia delle entrate.

2. La Banca, ai sensi del D.Lgs. n. 218 del 1997, art. 6, il 12 febbraio 2005 (anche se in primo grado la Banca aveva erroneamente allegato di avere inviato il fax il 18 febbraio 2005), quindi il giorno di scadenza del termine per presentare impugnazione, inviava un fax all’Agenzia delle entrate, con successivo invio lo stesso giorno di un telegramma di conferma dell’avvenuta invio del fax, con richiesta di accertamento con adesione.

3. La Commissione tributaria provinciale rigettava il ricorso, in quanto il ricorso introduttivo del giudizio era stato spedito per la notifica solo il 16 maggio 2005, aggiungendo che l’istanza di accertamento con adesione era stata inviata, come ammesso dalla stessa ricorrente, solo in data 18 febbraio 2005, quindi dopo la scadenza dei termini perentori per presentare l’impugnazione.

4. La Commissione tributaria regionale respingeva il gravame proposto dalla Banca deducendo che la deduzione di aver inviato il fax contenente accertamento con adesione in data 12 febbraio 2005 anzichè in data 18 febbraio 2005 costituiva violazione del divieto di domande nuove ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 57 e che, comunque, la documentazione prodotta non era idonea a dare la dimostrazione della presentazione della domanda di accertamento con adesione il 12 febbraio 2005, per la “mancata produzione della copia nella sua interezza, della domanda di accertamento con adesione con sottoscrizione del legale rappresentante della contribuente”. Invero, per la Commissione regionale l’appellante aveva prodotto “(in copia fotostatica) referto di trasmissione di fax in data 12 febbraio 2005, ore 15:55, asseritamente inviato alla Agenzia delle entrate – Ufficio di Cosenza, la prima facciata di un documento (privo di alcuna sottoscrizione) indirizzato alla suddetta Agenzia e recante quale oggetto “istanza di accertamento con adesione ai sensi del D.Lgs. n. 218 del 1997, art. 6, comma 2”.

4. Avverso tale sentenza proponeva ricorso per cassazione la contribuente.

5. Resisteva con controricorso l’Agenzia delle entrate.

6. La Procura Generale depositava parere scritto concludendo per il rigetto del ricorso.

7. La società presentava istanza di definizione agevolata del D.L. n. 193 del 2016, ex art. 6, versando la somma di Euro 128.673,55, come da quietanza rilasciata da Equitalia l’1 giugno 2017.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Con il primo motivo di impugnazione la ricorrente deduce “art. 360 c.p.c., n. 3: violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto, in relazione al D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 56 e 57”, in quanto non v’è stata la ritenuta violazione del divieto di domande nuove in appello, essendosi limitata l’appellante banca ad emendare un mero lapsus calami, del ricorso introduttivo, precisando che l’istanza di accertamento con adesione era stata presentata il 12 febbraio 2005 e non il 18 febbraio 2005, come per errore riportato nel ricorso di primo grado.

2. Con il secondo motivo di impugnazione la ricorrente evidenzia “Art. 360 c.p.c., n. 3: violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto in relazione al D.P.R. n. 445 del 2000, art. 38 e al D.P.R. n. 218 del 1997, art. 6”, in quanto ai sensi del D.P.R. n. 445 del 2000, art. 38, tutte le istanze e le dichiarazioni da presentare alla pubblica amministrazione possono essere inviate tramite fax e nella specie il fax, contenente l’istanza per l’accertamento con adesione, è stato inviato il 12 febbraio 2005, quindi proprio il giorno di scadenza per presentare l’impugnazione, con la conseguente sospensione di tale termine per novanta giorni e con la tempestività del ricorso spedito nel maggio 2005.

3. Deve essere dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse ad agire ai sensi dell’art. 100 c.p.c..

Invero, la società ha depositato in cancelleria la richiesta di estinzione del giudizio, sottoscritta dall’Avv. Francesco Paolo Sisto e dal dott. A.R.. Tale rinuncia non risulta notificata o comunicata alla controparte costituita ai sensi dell’art. 390 c.p.c., ai fini dell’apposizione del visto, sicchè non è possibile dichiarare l’estinzione del giudizio.

Per consolidata giurisprudenza di legittimità, infatti, a norma dell’art. 390 c.p.c., u.c., l’atto di rinuncia al ricorso per cassazione deve essere notificato alle parti costituite o comunicato agli avvocati delle stesse, che vi appongono il visto; ne consegue che, in difetto di tali requisiti, l’atto di rinuncia non è idoneo a determinare l’estinzione del processo, ma, poichè è indicativo del venir meno dell’interesse al ricorso, ne determina comunque l’inammissibilità (Cass. Civ., Sez. Un., 18 febbraio 2010, n. 3876).

4. Le spese del procedimento vanno compensate interamente tra le parti per effetto della definizione agevolata ai sensi del D.L. n. 193 del 2016, art. 6.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. Compensa interamente tra le parti le spese del giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 13 giugno 2018.

Depositato in Cancelleria il 21 dicembre 2018

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