Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 33234 del 10/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 10/11/2021, (ud. 16/06/2021, dep. 10/11/2021), n.33234

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – rel. Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

Dott. BOGHETIC Elena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3023-2020 proposto da:

A.I., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA STEFANO

CANSACCHI 11, presso lo studio dell’avvocato VALENTINA CAPORILLI,

rappresentato e difeso dall’avvocato ERICA SCALCO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, – COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI ROMA, in persona

del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia ex lege in ROMA,

alla VIA DEI PORTOGHESI n. 12;

– intimato –

avverso il decreto n. cronologico 26071/2019 del TRIBUNALE di ROMA,

depositato il 19/11/2019 R.G.N. 78789/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

22/04/2021 dal Consigliere Dott. ANTONELLA PAGETTA.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. con decreto n. 26071/2019 il Tribunale di Roma ha respinto il ricorso proposto da A.I., cittadino (OMISSIS), avverso il provvedimento con il quale la competente Commissione territoriale per il riconoscimento della Protezione Internazionale ha, a sua volta, rigettato la domanda di protezione internazionale, sussidiaria e umanitaria;

2. dal decreto impugnato si evince che il richiedente ha motivato l’allontanamento dal paese di origine con una vicenda collegata alla disputa relativa ad un terreno acquistato dal padre la cui proprietà era stata reclamata da altre persone; queste ultime, per vendicare la proprietà e la morte di uno di loro causata da un collaboratore del padre avevano ucciso la madre e la sorella del richiedente lasciando una lettera nella quale avvertivano che avrebbero ucciso tutti; il padre, letta la lettera, si era avvelenato e l’odierno ricorrente era stato prelevato da un parente che lo aveva mandato presso una persona che lo aveva portato a Tripoli dove, dopo circa tre mesi, era stato arrestato dalla polizia riuscendo poi a fuggire dalla prigione e a raggiungere l’Italia dopo varie peripezie; non poteva rientrare in (OMISSIS) perché temeva di essere ucciso per vendetta dagli assassini della madre e della sorella;

3. il Tribunale ha escluso i presupposti per l’accoglimento del ricorso osservando: a) quanto allo status di rifugiato, che era stata allegata una vicenda privata collegata alla mera contesa per una proprietà terriera e nessuna situazione giustificativa dello status di rifugiato o quantomeno della protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14; in particolare, era da escludere sulla base delle fonti consultate, che la regione di provenienza del richiedente fosse attraversata da una situazione di violenza generalizzata da conflitto armato interno o internazionale; b) quanto alla protezione umanitaria il ricorrente non aveva allegato alcuna specifica situazione di vulnerabilità, non evincibile neppure dalla documentazione sanitaria prodotta non attestante alcuna grave patologia;

4. per la cassazione della decisione ha proposto ricorso A.I. sulla base di sei motivi; il Ministero dell’Interno intimato non ha resistito con controricorso, ma ha depositato atto di costituzione ai fini della eventuale partecipazione all’udienza di discussione ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1, ultimo alinea cui non ha fatto seguito alcuna attività difensiva;

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. con il primo motivo parte ricorrente denunzia omessa pronunzia su un fatto decisivo e motivazione apparente in relazione al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. b) e D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8, comma 3, censurando la sentenza impugnata per non avere acquisito informazioni aggiornate sul sistema giudiziario e sulla corruzione delle forze di polizia in (OMISSIS), sulla possibilità di ricevere effettività di tutela e sulle persecuzioni/attacchi terroristici nei confronti delle persone di religione (OMISSIS);

2. con il secondo motivo denunzia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. b) e D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8, comma 3, censurando la sentenza impugnata per non avere acquisito informazioni aggiornate sul sistema giudiziario e sulla corruzione delle forze di polizia in (OMISSIS) e sulla possibilità di ricevere effettività di tutela e sulle persecuzioni/attacchi terroristici nei confronti delle persone di religione (OMISSIS); assume che i fatti denunziati, al contrario di quanto ritenuto dal primo giudice, non erano riconducibili ad una vicenda di carattere esclusivamente privato e che, ai sensi del 251/

art. 14, lett. b), anche la minaccia di danno grave può giustificare la protezione sussidiaria ove proveniente da soggetti non statuali se lo Stato, i partiti, o le organizzazioni che controllano lo Stato o il territorio o parte di esso, comprese le organizzazioni internazionali, non possono o non vogliono fornire protezione, ai sensi dell’art. 6, comma 2, contro persecuzioni o danni gravi;

3. con il terzo motivo denunzia omessa pronunzia su un fatto decisivo e motivazione apparente in relazione a mancato riconoscimento della protezione sussidiaria D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, ex art. 14, lett. c) e D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8, comma 3, censurando la ricostruzione della situazione in (OMISSIS) effettuata sulla base del rapporto EASO del 2017; si duole inoltre della mancata considerazione del materiale versato in atti dal ricorrente tratto dal sito “(OMISSIS)” del Ministero degli Affari Esteri e dal rapporto di Amnesty International;

4. con il quarto motivo deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. c) e D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8, comma 3, per non avere il giudice di merito acquisito informazioni aggiornate al momento della decisione sulla situazione socio politica della (OMISSIS) e per non avere acquisito le informazioni ricavabili dal Ministero degli Affari Esteri e da rapporti di organizzazioni e istituzioni internazionali;

5. con il quinto motivo deduce omessa pronunzia e motivazione apparente in relazione al mancato riconoscimento della protezione umanitaria in relazione al D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 19 e D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 32, violazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3 e art. 8, comma 3; il giudice del merito non aveva preso in considerazione le allegazioni del ricorrente nel valutare i presupposti della protezione umanitaria;

6. con il sesto motivo deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6, D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8, comma 3, censurando la sentenza impugnata per non avere valutato e ritenuto prevalenti la personale vulnerabilità del richiedente protezione, il suo inserimento sociale, il mancato rispetto dei diritti umani nel paese di origine, il lungo viaggio e la lunga permanenza in Libia; lamenta la mancata attivazione dei poteri istruttori di ufficio;

7. il ricorso è meritevole di accoglimento per quanto di ragione;

8. il primo motivo di ricorso è inammissibile; non è configurabile alcun omesso esame ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 in relazione alla questione della carenza di tutela da parte delle istituzioni nel paese di origine, il timore di persecuzioni legati al credo religioso – (OMISSIS) – del richiedente; tale questione, infatti, non risulta effettivamente trattata in sentenza, ma, a fronte di ciò, onde impedire una valutazione di novità della questione, era onere del ricorrente quello di allegare l’avvenuta deduzione di essa innanzi al giudice di merito ed inoltre, in ossequio al principio di specificità del ricorso per cassazione, quello di indicare in quale specifico atto del giudizio precedente lo avesse fatto, onde dar modo alla Suprema Corte di controllare ex actis la veridicità di tale asserzione prima di esaminare il merito (Cass. 20694/2018, 15430/2018, 23675/2013), come viceversa non è avvenuto;

9. il secondo motivo di ricorso è inammissibile alla luce di quanto osservato in relazione al primo motivo di ricorso; invero, non avendo parte ricorrente dimostrato, mediante puntuale riferimento alle parti di pertinenza degli atti di causa, di avere posto a base delle ragioni dell’allontanamento dal paese di origine specifiche problematiche connesse al sistema giudiziario, alla corruzione delle forze di polizia in (OMISSIS), alle persecuzioni/attacchi terroristici nei confronti delle persone di religione (OMISSIS) nonché l’impossibilità di ricevere tutela a causa del credo religioso, il motivo si rivela privo di pertinenza con le effettive ragioni della decisione; il difetto di specifica allegazione della parte richiedente escludeva il dovere di cooperazione istruttoria rispetto a temi neppure prospettati dal richiedente;

10. il terzo ed il quarto motivo sono meritevoli di accoglimento;

10.1. il giudice di merito, nell’escludere la esistenza di una situazione di violenza generalizzata da conflitto armato, interno o internazionale, ai fini della protezione sussidiaria D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, ex art. 14, lett. c) ha fatto riferimento informazioni tratte da un rapporto EASO privo dell’indicazione dell’anno di riferimento;

10.2. la decisione sul punto non è pertanto conforme alla condivisibile giurisprudenza di questa Corte secondo la quale il riferimento, operato dal D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8, comma 3, alle fonti informative privilegiate deve essere interpretato nel senso che è onere del giudice specificare la fonte in concreto utilizzata e il contenuto dell’informazione da essa tratta e ritenuta rilevante ai fini della decisione, così da consentire alle parti la verifica della pertinenza e della specificità di tale informazione rispetto alla situazione concreta del Paese di provenienza del richiedente la protezione. A tal fine, il giudice di merito è tenuto a indicare l’autorità o l’ente da cui la fonte consultata proviene e la data o l’anno di pubblicazione, in modo da assicurare la verifica del rispetto dei requisiti di precisione e aggiornamento previsti dal richiamato art. 8, comma 3 predetto D.Lgs., nonché dell’idoneità delle C.O.I. in concreto consultate a quanto prescritto dalla norma da ultimo richiamata (ex plurimis, Cass. 4557/2021, n. 29147/2020);

11. dalle considerazioni che precedono deriva che il decreto deve essere cassato nella parte relativa al rigetto della domanda di protezione D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, ex art. 14, lett. c)), con rinvio ad altro giudice per il riesame nel merito della questione alla luce del principio richiamato; al giudice del merito è demandato il regolamento delle spese di lite del presente giudizio di cassazione;

12. restano assorbiti gli altri motivi di ricorso aventi ad oggetto il rigetto della domanda di protezione umanitaria.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso per quanto di ragione, cassa la sentenza impugnata e rinvia al Tribunale di Roma, in diversa composizione anche per le spese del presente giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerale il 22 aprile 2021 ed a seguito di riconvocazione della camera di consiglio, il 16 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 novembre 2021

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