Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 33230 del 10/11/2021

Cassazione civile sez. III, 10/11/2021, (ud. 25/05/2021, dep. 10/11/2021), n.33230

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – rel. Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 31629/19 proposto da:

-) A.W., elettivamente domiciliato a Milano, v.

Lamarmora n. 42, presso l’avvocato Stefania Santilli, che lo difende

in virtù di procura speciale apposta in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

-) Ministero dell’Interno;

– resistente –

avverso il decreto del Tribunale di Milano 10.9.2019 n. 7197;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

25 maggio 2021 dal Consigliere relatore Dott. Marco Rossetti.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. A.W., cittadino (OMISSIS), chiese alla competente commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, di cui al D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 4:

(a) in via principale, il riconoscimento dello status di rifugiato politico, D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, ex art. 7 e ss.;

(b) in via subordinata, il riconoscimento della “protezione sussidiaria” di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14;

(c) in via ulteriormente subordinata, la concessione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, ex art. 5, comma 6, (nel testo applicabile ratione temporis).

A fondamento della domanda dedusse di avere lasciato il proprio Paese dopo l’uccisione dei propri genitori, da parte dei componenti della comunità islamica, per sfuggire alle persecuzioni religiose di questi ultimi.

La Commissione Territoriale rigettò l’istanza.

2. Avverso tale provvedimento A.W. propose, ai sensi del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 35 bis, ricorso dinanzi alla sezione specializzata, di cui al D.L. 17 febbraio 2017, n. 13, art. 1, comma 1, del Tribunale di Milano, che la rigettò con decreto 10 settembre 2019.

Il Tribunale ritenne che:

-) lo status di rifugiato e la protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. a) e b) non potessero essere concessi perché il racconto del richiedente era inattendibile;

-) la protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. c) non potesse essere concessa, perché nel Paese di provenienza del richiedente non esisteva una situazione di violenza indiscriminata derivante da conflitto armato;

-) la protezione umanitaria di cui al D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5 non potesse essere concessa in quanto il richiedente non aveva allegato né dimostrato l’esistenza di specifiche circostanze idonee a qualificarlo come “persona vulnerabile”.

3. Tale decreto è stato impugnato per cassazione da A.W. con ricorso fondato su quattro motivi.

Il Ministero dell’interno non ha notificato controricorso, ma solo chiesto di partecipare all’eventuale discussione in pubblica udienza.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il ricorrente ha preliminarmente formulato istanza affinché questa Corte sollevi un incidente di legittimità costituzionale, con riferimento agli artt. 3,24 e 111 Cost., D.Lgs. n. 13 del 2017, art. 21, comma 1.

Deduce che tale norma sarebbe costituzionalmente illegittima perché consente che siano celebrati col nuovo rito processuale da essa introdotto i giudizi in tema di protezione internazionale preceduti da una fase amministrativa svoltasi secondo le previgenti modalità, e cioè senza videoregistrazione del colloquio.

1.1. La questione è tanto irrilevante, quanto manifestamente infondata.

E’ irrilevante perché non costituendo la fase giurisdizionale del giudizio di protezione internazionale un’impugnazione della fase amministrativa, nulla rilevano le modalità con cui quest’ultima si sia svolta.

La questione in ogni caso è manifestamente infondata, avendo la Corte costituzionale ha ripetutamente affermato, nelle più disparate fattispecie, che la scelta dei termini di introduzione del giudizio e le regole di diritto intertemporale rientrano nella discrezionalità del legislatore, e sono sindacabili dalla Consulta solo nel caso di irrazionalità manifesta.

2. Col primo motivo di ricorso il ricorrente deduce che il provvedimento impugnato avrebbe violato la legge, là dove ha rigettato la richiesta di una nuova audizione.

Il motivo è inammissibile ex art. 360 bis c.p.c..

Infatti, secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte, “nei giudizi in materia di protezione internazionale il giudice, in assenza della videoregistrazione del colloquio svoltosi dinanzi alla Commissione territoriale, ha l’obbligo di fissare l’udienza di comparizione, ma non anche quello di disporre l’audizione del richiedente, a meno che: a) nel ricorso non vengano dedotti fatti nuovi a sostegno della domanda (sufficientemente distinti da quelli allegati nella fase amministrativa, circostanziati e rilevanti); b) il giudice ritenga necessaria l’acquisizione di chiarimenti in ordine alle incongruenze o alle contraddizioni rilevate nelle dichiarazioni del richiedente; c) il richiedente faccia istanza di audizione nel ricorso, precisando gli aspetti in ordine ai quali intende fornire chiarimenti e sempre che la domanda non venga ritenuta manifestamente infondata o inammissibile” (ex multis, Sez. 1 -, Sentenza n. 21584 del 07/10/2020, Rv. 658982 – 01).

E nel caso di specie, in violazione dei suddetti oneri, il ricorso non contiene alcuna delle indicazioni appena elencate.

2. Col secondo motivo il ricorrente censura il giudizio di inattendibilità compiuto dal Tribunale, sostenendo che la decisione di quest’ultima sarebbe “sbrigativa”; che il Tribunale avrebbe trascurato di approfondire le condizioni oggettive dell’ordinamento giuridico (OMISSIS); che il Tribunale avrebbe frainteso il contenuto dei documenti depositati.

2.1. Il motivo è manifestamente inammissibile, in quanto nella sostanza si riduce ad una censura di un giudizio di fatto e per di più ampiamente motivato.

3. Col terzo motivo il ricorrente lamenta la violazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. c).

Sostiene che erroneamente il Tribunale avrebbe escluso la sussistenza in (OMISSIS) di una situazione di violenza indiscriminata derivante da conflitto armato, in quanto si è avvalso di fonti di informazione non aggiornate, tranne una.

Il motivo è inammissibile per difetto di decisività.

Il ricorrente, infatti, non indica mai, nemmeno genericamente, a quali diverse conclusioni il Tribunale sarebbe dovuto pervenire, se avesse esaminato fonti attendibili ed aggiornate; né indica quale sarebbero potute essere queste diverse ed ulteriori fonti “attendibili ed aggiornate”, dimostrative della sussistenza di una situazione di violenza indiscriminata nella regione di sua provenienza; né, infine, ne riassume o trascrive il contenuto.

Tale omissione impedisce di apprezzare l’astratta rilevanza dell’error in iudicando denunciato dal ricorrente, come ripetutamente affermato da questa Corte (ex multis, Sez. 1 -, Ordinanza n. 21932 del 09/10/2020, Rv. 659234 – 01).

Non sarà in ogni caso superfluo aggiungere, a confutazione di talune affermazioni molto disinvolto del ricorrente, che il tribunale, decidendo a giugno 2019, ha fondato la propria decisione, tra l’altro, su un rapporto diffuso dalle Nazioni Unite a gennaio del 2019, e dunque adempiendo ineccepibile mentre al dovere di avvalersi di fonti di informazioni attendibili ed aggiornate.

4. Col quarto motivo il ricorrente impugna il rigetto della domanda di protezione umanitaria.

Deduce che il Tribunale non avrebbe verificato ex officio la condizione del paese di origine al fine di verificare se il rimpatrio del richiedente possa determinare una grave compromissione dei suoi diritti inviolabili.

4.1. Il motivo è fondato.

Le Sezioni Unite di questa Corte, chiamate a stabilire come debba interpretarsi la nozione di “vulnerabilità” che costituisce il fondamento del rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari (nella disciplina applicabile ratione temporis), hanno affermato che tale presupposto di fatto può ricorrere in due serie di ipotesi (Sez. U, Sentenza n. 29459 del 13/11/2019, Rv. 656062 – 02).

Giustifica il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, in primo luogo, la “vulnerabilità soggettiva”, e cioè quella dipendente dalle condizioni personali del richiedente (come nel caso, ad esempio, dei motivi di salute o di età).

Il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, tuttavia, può essere giustificato anche dalla “vulnerabilità oggettiva”: e cioè quella dipendente dalle condizioni del paese di provenienza del richiedente.

Sussiste, in particolare, una condizione di vulnerabilità oggettiva quando nel paese di provenienza del richiedente protezione sia a questi impedito l’esercizio dei diritti fondamentali della persona. Impedimento che non necessariamente deve essere di diritto, ma può essere anche soltanto di fatto. Da ciò discendono due corollari.

Il primo è che la ritenuta falsità delle dichiarazioni compiute dal richiedente protezione impedisce di ritenere dimostrata una condizione di vulnerabilità soggettiva, ma non osta al rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, laddove ricorressero le condizioni di vulnerabilità oggettiva.

E’ infatti evidente che una persona cui nel proprio Paese sia impedito l’esercizio dei diritti fondamentali non possa essere rimpatriata, a nulla rilevando che nel chiedere protezione abbia dimostrato la prudentia serpis, piuttosto che la simplicitas columbae.

Il secondo corollario è che la sussistenza delle condizioni di vulnerabilità oggettiva deve essere accertata d’ufficio, ricorrendo a fonti di informazione attendibili ed aggiornate sul paese di provenienza del richiedente (a meno che, ovviamente, il giudizio di inattendibilità non investa addirittura la provenienza stessa del richiedente).

4.2. Nel caso di specie, il Tribunale non si è attenuto a questi principi ormai consolidati nella giurisprudenza di legittimità.

Infatti il Tribunale ha correttamente accertato ex officio se in (OMISSIS) sussista una situazione di violenza indiscriminata derivante da conflitto armato, ma altrettanto non ha fatto al fine di accertare se i diritti inviolabili della persona siano o non siano, nel paese di provenienza del richiedente, gravemente compromessi in modo intollerabile.

Il decreto va dunque cassato con rinvio al Tribunale di Milano, in differente composizione, il quale tornerà ad esaminare la domanda di rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, indagando ex officio sulla esistenza o meno nel Paese di provenienza del richiedente di una grave compromissione dei diritti umani fondamentali, e sulla possibilità che il richiedente in caso di rimpatrio possa esservi esposto.

5. Le spese del presente giudizio di legittimità saranno liquidate dal giudice del rinvio.

PQM

(-) rigetta il primo, il secondo ed il terzo motivo di ricorso;

(-) accoglie il quarto motivo di ricorso nei sensi di cui in motivazione, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia la causa al Tribunale di Milano, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Terza civile della Corte di cassazione, il 25 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 novembre 2021

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