Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 33224 del 10/11/2021

Cassazione civile sez. III, 10/11/2021, (ud. 25/05/2021, dep. 10/11/2021), n.33224

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – rel. Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 30645/19 proposto da:

-) R.A., elettivamente domiciliato a Lecco, via Carlo Cattaneo

n. 42/h, presso l’avvocato Maria Daniela Sacchi, che lo difende in

virtù di procura speciale apposta in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

-) Ministero dell’Interno;

– resistente –

avverso il decreto del Tribunale di Milano 24.9.2019 n. 7543;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

25 maggio 2021 dal Consigliere relatore Dott. Marco Rossetti.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. R.A., cittadino (OMISSIS), chiese alla competente commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, di cui al D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 4:

(a) in via principale, il riconoscimento dello status di rifugiato politico, D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, ex art. 7 e ss.;

(b) in via subordinata, il riconoscimento della “protezione sussidiaria” di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14;

(c) in via ulteriormente subordinata, la concessione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, ex art. 5, comma 6, (nel testo applicabile ratione temporis).

A fondamento della domanda dedusse di avere lasciato il proprio Paese per sfuggire alle persecuzioni di un personaggio ricco e potente, da lui denunciato alla polizia perché implicato in un traffico di stupefacenti.

La Commissione Territoriale rigettò l’istanza.

2. Avverso tale provvedimento R.A. propose, ai sensi del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 35 bis, ricorso dinanzi alla sezione specializzata, di cui al D.L. 17 febbraio 2017, n. 13, art. 1, comma 1, del Tribunale di Milano, che la rigettò con decreto 24.9.2019.

Il Tribunale ritenne che:

-) lo status di rifugiato e la protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. a) e b) non potessero essere concessi perché il racconto del richiedente era inattendibile;

-) la protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. c) non potesse essere concessa, perché nel Paese di provenienza del richiedente non esisteva una situazione di violenza indiscriminata derivante da conflitto armato;

-) la protezione umanitaria di cui al D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5 non potesse essere concessa in quanto il richiedente non aveva allegato né dimostrato l’esistenza di specifiche circostanze idonee a qualificarlo come “persona vulnerabile”.

3. Tale decreto è stato impugnato per cassazione da R.A. con ricorso fondato su quattro motivi.

Il Ministero dell’interno non ha notificato controricorso, ma solo chiesto di partecipare all’eventuale discussione in pubblica udienza.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Col primo motivo il ricorrente censura il decreto nella parte in cui lo ha ritenuto inattendibile.

L’illustrazione del motivo sostiene, in estrema sintesi, che il Tribunale ha erroneamente ritenuto generica e contraddittoria un racconto che non era tale; che avrebbe dovuto tenere conto del comprensibile stato di emozione in cui il richiedente si è trovato nel rispondere alle domande rivoltegli dalla commissione territoriale, che in ogni caso il Tribunale avrebbe dovuto accertare d’ufficio la capacità delle autorità (OMISSIS) di prestare tutela ai cittadini vittime di soprusi.

1.1. Nella parte in cui lamenta la violazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, comma 5, il motivo è inammissibile in quanto puramente assertivo.

Il ricorrente, infatti, lungi dall’indicare per quali ragioni la suddetta norma sarebbe stata violata, si limita a contrapporre una mera asserzione (“il racconto ben poteva ritenersi credibile”) al giudizio del Tribunale.

Nella parte in cui lamenta la mancata considerazione, da parte del Tribunale, delle difficoltà emotive incontrate dal richiedente nel rispondere all’interrogatorio, il motivo è inammissibile perché prospetta una questione di puro fatto riservato al giudice di merito.

Nella parte, infine, in cui lamenta la violazione da parte del Tribunale del dovere di cooperazione istruttoria il motivo è infondato, dal momento che la ritenuta inattendibilità del richiedente asilo esonerava il Tribunale da qualsiasi dovere di accertamento officioso con riferimento alla domanda di asilo ed a quella di protezione sussidiaria per le ipotesi di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. a) e b).

2. Il secondo ed il terzo motivo possono essere esaminati congiuntamente, in quanto sollevano questioni connesse, se non addirittura coincidenti.

Con ambedue i suddetti motivi il ricorrente in buona sostanza lamenta che erroneamente il tribunale avrebbe escluso la sussistenza in (OMISSIS) di una situazione di violenza indiscriminata derivante da conflitto armato.

Deduce che in (OMISSIS) esiste una situazione di violenza diffusa, e che il tribunale non ha fondato la sua decisione su fonti di informazione attendibili ed aggiornate.

2.1. Ambedue i motivi sono infondati.

Il Tribunale infatti ha fondato la propria decisione su motivazioni congrue e basate su fonti attendibili ed aggiornate, così rispettando le previsioni di cui al D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8.

Lo stabilire, poi, se il Tribunale abbia adeguatamente valutato quelle fonti è questione di puro fatto, riservata al giudice di merito ed insindacabile in sede di legittimità.

Del resto le stesse fonti invocate dal ricorrente a fondamento della prova decisione danno conto solo di attacchi terroristici, non di una situazione di guerra.

4. Col quarto motivo il ricorrente impugna il rigetto della domanda di rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari.

Lamenta che il Tribunale non avrebbe “in alcun modo motivato la ritenuta insussistenza dei requisiti per la protezione umanitaria”.

4.1. Il motivo è fondato.

Le Sezioni Unite di questa Corte, chiamate a stabilire come debba interpretarsi la nozione di “vulnerabilità” che costituisce il fondamento del rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari (nella disciplina applicabile ratione temporis), hanno affermato che tale presupposto di fatto può ricorrere in due serie di ipotesi (Sez. U, Sentenza n. 29459 del 13/11/2019, Rv. 656062 – 02).

Giustifica il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, in primo luogo, la “vulnerabilità soggettiva”, e cioè quella dipendente dalle condizioni personali del richiedente (come nel caso, ad esempio, dei motivi di salute o di età).

Il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, tuttavia, può essere giustificato anche dalla “vulnerabilità oggettiva”: e cioè quella dipendente dalle condizioni del paese di provenienza del richiedente.

Sussiste, in particolare, una condizione di vulnerabilità oggettiva quando nel Paese di provenienza del richiedente protezione sia a questi impedito l’esercizio dei diritti fondamentali della persona. Impedimento che non necessariamente deve essere di diritto, ma può essere anche soltanto di fatto.

4.2. Da ciò discendono due corollari.

Il primo è che la ritenuta falsità delle dichiarazioni compiute dal richiedente protezione impedisce di ritenere dimostrata una condizione di vulnerabilità soggettiva, ma non osta al rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, laddove ricorressero le condizioni di vulnerabilità oggettiva.

E’ infatti evidente che una persona cui nel proprio Paese sia impedito l’esercizio dei diritti fondamentali non possa essere rimpatriata, a nulla rilevando che nel chiedere protezione abbia dimostrato la prudentia serpis, piuttosto che la simplicitas columbae.

4.3. Il secondo corollario è che la sussistenza delle condizioni di vulnerabilità oggettiva deve essere accertata d’ufficio, ricorrendo a fonti di informazione attendibili ed aggiornate sul paese di provenienza del richiedente (a meno che, ovviamente, il giudizio di inattendibilità non investa addirittura la provenienza stessa del richiedente).

4.4. Nel caso di specie, il Tribunale non si è attenuto a questi principi ormai consolidati nella giurisprudenza di legittimità.

Infatti il Tribunale ha correttamente accertato ex officio se in (OMISSIS) sussista una situazione di violenza indiscriminata derivante da conflitto armato, ma altrettanto non ha fatto al fine di accertare se i diritti inviolabili della persona siano o non siano, nel paese di provenienza del richiedente, gravemente compromessi in modo intollerabile.

Il Tribunale infatti ha negato la sussistenza di condizioni oggettive di vulnerabilità del richiedente, affermando che il ritorno in Patria dell’odierno ricorrente non lo esporrebbe a rischi di sorta, sulla base degli elementi “già compiutamente analizzati in precedenza”.

Gli elementi “già compiutamente analizzati in precedenza”, tuttavia, sono rappresentati da fonti di informazione dalle quali il Tribunale ha tratto la conclusione della insussistenza in (OMISSIS) di una situazione di violenza indiscriminata derivante da conflitto armato.

Da quelle fonti, tuttavia, quale che ne fosse l’effettivo contenuto, il Tribunale non ha tratto alcuna informazione, che sia stata esposta in motivazione, concernente la tutela dei diritti umani. Accertamento che, invece, per quanto detto, era necessario al fine di valutare la sussistenza di condizioni oggettive di vulnerabilità.

4.5. Il decreto va dunque cassato con rinvio al Tribunale di Milano, in differente composizione, il quale tornerà ad esaminare la domanda di rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, indagando ex officio sulla esistenza o meno nel Paese di provenienza del richiedente di una grave compromissione dei diritti umani fondamentali, e sulla possibilità che il richiedente in caso di rimpatrio possa esservi esposto.

3. Le spese del presente giudizio di legittimità saranno liquidate dal giudice del rinvio.

PQM

(-) rigetta il primo, il secondo ed il terzo motivo di ricorso;

(-) accoglie il quarto motivo di ricorso nei sensi di cui in motivazione, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia la causa al Tribunale di Milano, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Terza civile della Corte di cassazione, il 25 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 novembre 2021

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