Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 33219 del 10/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 10/11/2021, (ud. 24/06/2021, dep. 10/11/2021), n.33219

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCODITTI Enrico – Presidente –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – Consigliere –

Dott. GIAIME GUIZZI Stefano – Consigliere –

Dott. GORGONI Marilena – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 32830-2019 proposto da:

AC SOLUZIONI SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GIOVANNI BETTOLO N. 9, presso

lo studio dell’avvocato MAURO BOTTONI, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato ALESSANDRO MANNO;

– ricorrente –

Contro

VITTORIA ASSICURAZIONI SPA, B.P., FALLIMENTO (OMISSIS) SRL;

– intimati –

avverso la sentenza n. 5975/2019 del TRIBUNALE di ROMA, depositata il

20/03/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 24/06/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MARILENA

GORGONI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

AC Soluzioni S.r.L. ricorre per la cassazione della sentenza n. 5975/2019 del Tribunale di Roma, pubblicata il 20 marzo 2019, articolando due motivi.

Nessuna attività difensiva è svolta dagli intimati.

AC Soluzioni S.r.L. deduce in premessa di fatto di aver ricevuto, per i servizi di noleggio di un’auto sostitutiva resi a favore di B.P., quale prestazione in luogo dell’adempimento, ex art. 1198 c.c., una cessione di credito, per Euro 720,00, avente la sua fonte nei danni spettanti a B.P. per l’incidente subito il 7 gennaio 2008, allorquando, ferma in coda alla guida del proprio autoveicolo per motivi di traffico, veniva tamponata posteriormente dal Fiat Iveco condotto da D.M.L., di proprietà della Royal Autocarri S.r.L. ed assicurato dalla Vittoria Assicurazioni, con polizza stipulata dalla (OMISSIS) S.r.l..

La Vittoria Assicurazioni e (OMISSIS), ritenuti dall’odierna ricorrente tenuti a liquidare, ex art. 149 C.d.S., il risarcimento spettante a B.P., non avendo dato seguito alle richieste di pagamento, venivano citate in giudizio, dinanzi al Giudice di Pace di Roma, per ottenere la somma oggetto di cessione e il risarcimento del danno conseguente all’inadempimento. La domanda veniva proposta, in via subordinata, anche nei confronti di B.P., vincolata a garantire la cessione pro solvendo.

Costituitasi in giudizio, B.P. chiedeva il rigetto della domanda nei suoi confronti, perché il risarcimento maturato nei confronti della compagnia di assicurazioni era capiente in relazione alla cessione e si associava alla domanda formulata da AC soluzioni nei confronti delle altre parti convenute.

Vittoria Assicurazioni contestava la legittimazione ad agire di AC Soluzioni in considerazione della eccezionalità della legittimazione del danneggiato in un sinistro stradale ad agire direttamente nei confronti della compagnia di assicurazioni del danneggiante e, nel merito, contestava la pretesa risarcitoria, adducendo di avere già corrisposto a B.P. un indennizzo omnicomprensivo di Euro 2316,00 nonché la impossibilità di identificare il danno da fermo tecnico con il costo del noleggio di un veicolo sostitutivo.

Il Giudice di Pace, ritenuto che la cessione parziale del credito da B.P. ad AC Soluzioni avesse realizzato una illegittima parcellizzazione del credito da lei vantato nei confronti della compagnia assicuratrice, respingeva le domande e compensava tra le parti le spese di lite.

AC Soluzioni impugnava, in via principale, la decisione dinanzi al Tribunale di Roma; B.P. proponeva appello incidentale. Il Fallimento (OMISSIS) restava contumace.

Il Tribunale di Roma, ai fini che qui interessano, riteneva inammissibili l’appello principale della odierna ricorrente, ex artt. 339 e 342 c.p.c., e quello incidentale di B.P., la cui ammissibilità, essendo tardivo, risultava condizionata all’ammissibilità di quello principale. Compensava le spese tra B.P. ed AC Soluzioni, condannava AC Soluzioni a rifondere le spese processuali a favore di Vittoria Assicurazioni.

Si dà atto che, con ordinanza interlocutoria n. 6102/2021, questa Corte aveva disposto il rinvio a nuovo ruolo della causa per attendere, come richiesto da AC Soluzioni, la dimostrazione dell’avvenuta consegna della notifica del ricorso a Vittoria Assicurazioni SPA. In data 28 gennaio 2021 risulta depositato da AC Soluzioni l’avviso di ricevimento in originale.

Avendo ritenuto sussistenti le condizioni per la trattazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., il relatore designato ha redatto proposta, che è stata ritualmente notificata, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza della Corte.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1.Con il primo motivo la ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 339 c.p.c., commi 2 e 3, dell’art. 113 c.p.c., comma 2, e dell’art. 342 c.p.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, per avere il Tribunale erroneamente ritenuto che la regola da seguirsi nel giudizio di primo grado fosse quella dell’equità e che la sentenza fosse appellabile, ai sensi dell’art. 339 c.p.c., comma 3, solo per violazione di norme del procedimento, di norme costituzionali o comunitarie ovvero dei principi regolatori della materia, senza fare riferimento al petitum, da determinarsi ai sensi degli artt. 10 e ss. c.p.c., piuttosto che alla domanda dell’attore che chieda oltre alla condanna al pagamento di una somma inferiore ad Euro 1100,00 quella diversa ed eventualmente maggiore somma che sarà ritenuta di giustizia. In particolare, la causa avrebbe dovuto ritenersi di valore indeterminato e non sottoposta ai limiti di cui all’art. 339 c.p.c., in quanto le conclusioni erano state rassegnate nel senso della condanna al pagamento della somma di Euro 720,00 e delle ulteriori somme di Euro 160,00, per spese stragiudiziali, e di Euro 26,84, per spese di acquisizione di documentazione, nonché del “danno emergente, conseguenza diretta della indisponibilità delle somme dovute, nella misura maggiore o minore ritenuta di giustizia; il tutto con il favore degli interessi moratori e della rivalutazione monetaria dal fatto illecito al saldo”.

2.Il motivo merita accoglimento.

Deve darsi seguito all’insegnamento di questa Corte, secondo cui per stabilire se una sentenza del giudice di pace sia stata pronunciata secondo equità, e sia quindi appellabile solo nei limiti di cui all’art. 339 c.p.c., comma 3, occorre assumere a riferimento non già il contenuto della decisione, ma il valore della causa, da determinarsi secondo i principi di cui agli artt. 10 c.p.c. e ss. e senza tenere conto del valore indicato dall’attore ai fini del pagamento del contributo unificato (ex multis cfr. Cass., Sez. un., 16/06/2006, n. 13917; tra le decisioni più recenti cfr. Cass. 18/01/2018, n. 1210; Cass. 24/05/2019, n. 14174).

Pertanto, ove l’attore abbia formulato dinanzi al Giudice di Pace una domanda di condanna al pagamento di una somma di denaro inferiore a millecento Euro (limite dei giudizi di equità cd. necessaria, ai sensi dell’art. 113 c.p.c., comma 2), accompagnandola però con la richiesta della diversa ed eventualmente “maggior somma che sarà ritenuta di giustizia”, la causa deve ritenersi – in difetto di tempestiva contestazione ai sensi dell’art. 14 c.p.c. – di valore indeterminato, e la sentenza che la conclude è appellabile senza i limiti prescritti dall’art. 339 c.p.c. (Cass. 12/02/2018, n. 3290; Cass. 11/06/2012, n. 9432)-. La domanda di condanna, accompagnata dal riferimento al “danno emergente, conseguenza diretta della indisponibilità delle somme dovute, nella misura maggiore o minore ritenuta di giustizia; il tutto con il favore degli interessi moratori e della rivalutazione monetaria dal fatto illecito al saldo nonché nell’ambito della competenza per valore del giudice adito”, deve intendersi di valore indeterminato (così Cass. n. 14174/2019, cit.).

2. Con il secondo motivo il ricorrente censura la sentenza gravata per violazione o falsa applicazione dell’art. 102 c.p.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4 per non essere stato integrato il contraddittorio nei confronti della Royal Autocarri S.r.L., proprietaria del veicolo responsabile del sinistro.

Da quando la questione è stata affrontata in maniera diretta ed esplicita da questa Corte, con la pronuncia n. 21896 del 20/09/2017, è divenuto un principio consolidato quello secondo cui, in caso di azione diretta del danneggiato, nell’ambito di un sinistro stradale, nei confronti della propria compagnia di assicurazione, D.Lgs. n. 209 del 2005, ex art. 149 sussiste il litisconsorzio necessario anche nei confronti del responsabile civile poiché: “(…) il litisconsorzio risulta essere necessario al fine di evitare che il danneggiante responsabile possa affermare l’inopponibilità, nei suoi confronti, dell’accertamento giudiziale operato verso l’assicuratore del danneggiato, posto che i due assicuratori dovranno necessariamente regolare tra loro i relativi rapporti (D.Lgs. n. 209 del 2005, art. 149, comma 3)”.

Tale conclusione si giustifica in considerazione dell’art. 144, comma 3, Codice delle Assicurazioni private, il quale dispone che quando la vittima propone l’azione diretta nei confronti dell’assicuratore del responsabile ha l’obbligo di convenire, altresì, quale litisconsorte necessario, il responsabile del sinistro, identificato nel proprietario del mezzo.

L’azione che la legge offre al danneggiato nei confronti del proprio assicuratore, prosegue, infine, la Suprema Corte, non è diversa da quella regolata dall’art. 144 citato; ne dà conferma in tal senso dell’art. 149, il comma 6 che attribuisce alla vittima la stessa azione regolata dalla norma precedente.

Ciò rende necessaria la partecipazione al giudizio anche del responsabile del danno (da sinistro stradale) all’origine della pretesa risarcitoria, a tanto non ostando il fatto che essa fosse diretta, ai sensi dell’art. 149 cod. ass., nei confronti della società assicuratrice dello stesso danneggiato. Ed invero, anche nella procedura di indennizzo diretto disciplinata dalla norma da ultimo citata, il responsabile civile deve essere convenuto in giudizio, quale litisconsorte necessario.

Nondimeno, nel caso di specie, non vi sono gli elementi per ritenere che Royal Autocarri S.r.L. fosse la proprietaria del veicolo danneggiante. La sentenza indica come proprietaria del furgone Iveco la società (OMISSIS) (p. 2); la stessa AC Soluzioni nell’atto di appello risulta avere indicato (OMISSIS) come proprietaria del furgone che aveva tamponato l’auto di B.P..

Il dubbio su chi sia proprietario del mezzo danneggiante ricade sull’eccipiente e non consente al giudicante di ravvisare la dedotta violazione dell’art. 102 c.p.c.. Deve darsi seguito, dunque, al principio secondo cui colui che eccepisce la non integrità del contraddittorio ha l’onere, qualora questa non possa essere rilevata direttamente dagli atti o in base alle prospettazioni delle parti, non solo di indicare i soggetti che rivestono la qualità di litisconsorti necessari asseritamente pretermessi, ma anche di provare i presupposti di fatto e di diritto dell’invocata integrazione e, quindi, i titoli in forza dei quali essi assumono tale qualità (Cass. 10/05/2018, n. 11318; Cass. 19/03/2013, n. 6822; Cass. 16/03/2006, n. 5880).

3.In conclusione, il primo motivo è fondato; il secondo motivo è inammissibile.

4.La sentenza è cassata in relazione al motivo accolto e la controversia è rinviata al Tribunale di Roma, in persona di diverso magistrato, anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, dichiara inammissibile il secondo; cassa la sentenza in relazione al motivo accolto e rinvia la causa, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, al Tribunale di Roma in persona di diverso magistrato.

Depositato in Cancelleria il 10 novembre 2021

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