Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 33203 del 10/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 10/11/2021, (ud. 18/05/2021, dep. 10/11/2021), n.33203

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERRINO Umberto – Presidente –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 26328/2015 proposto da:

I.N.A.I.L. – ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE CONTRO GLI

INFORTUNI SUL LAVORO, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA IV NOVEMBRE 144,

presso lo studio degli avvocati GIANDOMENICO CATALANO, LORELLA

FRASCONA’ che lo rappresentano e difendono;

– ricorrente –

contro

STUDIO ASSOCIATO P & M INGG. M. E R., (oggi Studio

Associato P & M Ingg. M. e G.), in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA TOMMASO SALVINI 55, presso lo studio dell’avvocato

SIMONETTA DE SANCTIS MANGELLI, che lo rappresenta e difende

unitamente all’avvocato EDOARDO MAGLIO;

– controricorrente –

e contro

EQUITALIA CENTRO S.P.A., già Equitalia Perugia S.p.A.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 117/2015 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA,

depositata il 06/08/2015 R.G.N. 182/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

18/05/2021 dal Consigliere Dott. LUIGI CAVALLARO;

il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. MUCCI

Roberto, visto il D.L. 28 ottobre 2020, n. 137, art. 23, comma 8

bis, convertito con modificazioni nella L. 18 dicembre 2020, n. 176,

ha depositato conclusioni scritte.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con sentenza depositata il 6.8.2015, la Corte d’appello di Perugia ha confermato la pronuncia di primo grado che aveva escluso la sussistenza dell’obbligo assicurativo presso l’INAIL in capo ai professionisti associati nello Studio Associato P&M.

La Corte, in particolare, ha ritenuto che, in considerazione dell’accertamento condotto in prime cure, da cui era emerso che lo Studio Associato P&M non poteva essere assimilato ad una società, non essendo configurabile nei suoi confronti alcun vincolo di assoggettamento dei liberi professionisti che vi erano associati, dovesse essere esclusa la sussistenza dei presupposti per l’obbligatorietà dell’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro; e ciò nonostante fosse emersa la finalità ulteriore della ripartizione dei proventi tra gli associati, del conferimento allo Studio dei mandati professionali ricevuti dai clienti e della responsabilità solidale di tutti i membri nei confronti dei terzi.

Avverso tali statuizioni l’INAIL ha proposto ricorso per cassazione, deducendo un motivo di censura. Studio Associato P&M ha resistito con controricorso.

Il Pubblico ministero ha depositato conclusioni scritte.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con l’unico motivo di censura, l’Istituto ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 1, art. 4, n. 7, e art. 9, T.U. n. 1124/1965, in relazione alla L. n. 1815 del 1939, art. 1, per avere la Corte di merito ritenuto, ad onta dell’accertamento in fatto, che in specie non sussistessero i presupposti per l’obbligatorietà dell’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, in considerazione del carattere associativo e non societario del vincolo sussistente tra i professionisti: ad avviso di parte ricorrente, infatti, soccorrerebbero in specie le indicazioni provenienti da Cass. nn. 12095 del 2006 e 13278 del 2007, secondo le quali a parità di esposizione a rischio deve corrispondere parità di tutela assicurativa, indipendentemente dalla natura giuridica del rapporto in base al quale è prestata l’attività lavorativa.

Il motivo è infondato.

Questa Corte, con le sentenze nn. 15971 del 2017 e 30428 del 2019, ha già affermato il principio secondo cui, in tema di assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali, non sussiste l’obbligo assicurativo nei confronti dei componenti di studi professionali associati, in quanto la tendenza ordinamentale espansiva di tale obbligo può operare, sul piano soggettivo, solo nel rispetto e nell’ambito delle norme vigenti, che, come per il libero professionista, in nessun luogo degli artt. 1, 4 e 9, T.U. n. 1124 del 1965, ne contemplano l’assoggettamento per le associazioni professionali.

Ne’ contrari argomenti possono desumersi da Cass. n. 12095 del 2006 e 13278 del 2007, che – sulla scorta di una lettura costituzionalmente orientata della disciplina dell’obbligo di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro – hanno rispettivamente ritenuto assoggettabili all’assicurazione i coniugi che hanno la gestione comune dell’azienda coniugale, ai sensi dell’art. 177 c.c., lett. d), quando svolgano una delle attività rischiose indicate nell’art. 1, T.U. n. 1124/1965, e i soci di cooperativa avente ad oggetto l’attività di addestramento fisico: come precisato da Corte Cost. n. 25 del 2016, che ha dichiarato manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 4, n. 7, T.U. n. 1124/1965, nella parte in cui esclude dall’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali gli associati degli studi professionali che siano tra loro legati da un vincolo di “dipendenza funzionale”, a fronte della multiforme realtà degli studi professionali, contraddistinta dalla coesistenza dei disparati assetti organizzativi che l’accordo degli associati può prefigurare ex art. 36 c.c., e dal vario atteggiarsi dei rapporti di lavoro, secondo i tratti dell’autonomia o di un coordinamento più incisivo delle prestazioni, resta rimessa alla discrezionalità del legislatore la modulazione dell’obbligazione assicurativa in funzione delle situazioni ritenute meritevoli di tutela; e non sussistendo in materia la possibilità di pronunce additive “a rime obbligate” (così, espressamente, Corte Cost. n. 25 del 2016, cit.), specie considerando che nel sistema assicurativo gestito dall’INAIL non vige alcun principio assoluto di copertura universalistica delle tutele, sussistendo limiti oggettivi e soggettivi sia rispetto alle “attività protette” che ai “soggetti assicurati” (verosimilmente a causa della preferenza accordata dal legislatore all’assicurazione dei lavoratori subordinati: in termini Cass. n. 30428 del 2019, cit., in motivazione), non v’e’ a fortiori spazio per interpretazioni “costituzionalmente orientate” che pervengano surrettiziamente a travalicare i limiti del testo della legge vigente.

Il ricorso, pertanto, va rigettato, provvedendosi come da dispositivo sulle spese del giudizio di legittimità, che seguono la soccombenza.

Tenuto conto del rigetto del ricorso, sussistono anche i presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, previsto per il ricorso.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, che si liquidano in Euro 850,00, di cui Euro 650,00 per compensi, oltre spese generali in misura pari al 1 5 % e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 18 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 novembre 2021

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