Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3320 del 12/02/2018


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Civile Sent. Sez. L Num. 3320 Anno 2018
Presidente: MAMMONE GIOVANNI
Relatore: MANCINO ROSSANA

SENTENZA

sul ricorso 19421-2012 proposto da:
I.N.P.S.

ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA

SOCIALE, C.F. 80078750587, in persona del suo
Presidente e legale rappresentante pro tempore, in
proprio e quale mandatario della S.C.C.I. S.P.A.
Società di Cartolarizzazione dei Crediti I.N.P.S.
2017
4012

C.F. 05870001004, elettivamente domiciliati in ROMA,
VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura Centrale
dell’Istituto, rappresentati e difesi dagli avvocati
ANTONINO SGROI, CARLA D’ALOISIO, LELIO MARITATO,
giusta delega in atti;

hi

Data pubblicazione: 12/02/2018

- ricorrente contro

LAGUNA S.R.L., EQUITALIA SARDEGNA S.P.A.;
– intimata –

Nonché da:

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
UGO BARTOLOMEI 23, presso lo studio dell’avvocato
STEFANIA SARACENI, che la rappresenta e difende
unitamente all’avvocato ELIGIO PINNA, giusta delega
in atti;
– controriocrrente e ricorrente incidentale contro

EQUITALIA SARDEGNA S.P.A.;
– intimata nonchè contro

I.N.P.S.
SOCIALE,

ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA
C.F.

80078750587,

in persona del

suo

Presidente e legale rappresentante pro tempore, in
proprio e quale mandatario della S.C.C.I. S.P.A.
Società di Cartolarizzazione dei Crediti I.N.P.S.
C.F. 05870001004, elettivamente domiciliati in ROMA,
VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura Centrale
dell’Istituto, rappresentati e difesi dagli avvocati
ANTONINO SGROI, CARLA D’ALOISIO, LELIO MARITATO,
giusta delega in calce alla copia notificata del

LAGUNA S.R.L., in persona del legale rappresentante

ricorso;
– resistenti con mandato –

avverso la sentenza n. 451/2011 della CORTE D’APPELLO
di CAGLIARI, depositata il 18/08/2011 R.G.N.
444/2010;

udienza del 17/10/2017 dal Consigliere Dott. ROSSANA
MANCINO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. MARIO FRESA, che ha concluso per
l’accoglimento di entrambi i ricorsi;
udito l’Avvocato CARLA D’ALOISIO;
udito l’Avvocato STEFANIA SARACENI.

udita la relazione della causa svolta nella pubblica

Rgn 1942112012
INPS c/ Lacuna s.r.1.,1-crgana s.r.l. cl INPS
Ildien.za 17 ottobre 2017

FATTI DI CAUSA
1. La Corte d’appello di Cagliari, con la sentenza impugnata, ha respinto l’appello
proposto dall’INPS avverso la sentenza di primo grado, che aveva accolto

44.221.604 a titolo di contributi non versati nei mesi di ottobre e novembre
1992 e correlative somme aggiuntive.
2. La Corte territoriale riteneva maturata la prescrizione estintiva quinquennale,
in assenza di atti interruttivi antecedenti alla notifica della cartella opposta
(maggio 2001) e inapplicabile la conservazione del precedente termine
decennale, per essere state le domande di condono presentate in epoca
successiva al 31 dicembre 1995 (la prima, alla stregua delle deduzioni
formulate dall’INPS con l’appello, il 10 luglio 1996 ovvero, alla stregua delle
documentate allegazioni della società opponente, il 2 giugno 1997).
3. Avverso tale sentenza ricorre l’INPS, anche quale procuratore speciale della
S.C.C.I. s.p.a., con ricorso affidato ad un motivo cui resiste, con
controricorso, la s.r.l. Laguna, che ha proposto ricorso incidentale
condizionato, affidato a due motivi, avverso il quale l’INPS ha conferito solo
procura in calce alla copia notificata.
4. Equitalia Centro s.p.a. è rimasta intimata.

RAGIONI DELLA DECISIONE
5. Con unico motivo di ricorso, deducendo violazione dell’art.3, comma 9, Legge
8 agosto 1995, n.335, in relazione all’art. 252 disp.att. cod.proc.civ., l’INPS
si duole che la Corte di merito, pur qualificando come idonea, ai fini
dell’interruzione della prescrizione, la presentazione della domanda di
condono, in conformità con la consolidata giurisprudenza di legittimità, abbia
erroneamente ritenuto applicabile, alla fattispecie, il termine di prescrizione
quinquennale – a fronte del predetto atto interruttivo intervenuto in epoca
successiva all’entrata in vigore della legge n.335 del 1995

cit. – e sia

addivenuta, al contempo, all’erronea conclusione di ritenere prescritto il

1
Rgn 19421/2012

Rossana Mancino estensore

l’opposizione alla cartella esattoriale per il pagamento della somma di lire

credito in questione asserendo, nelle conclusioni della motivazione, che fino
alla notifica della cartella esattoriale non ci sarebbero stati atti interruttivi.
6. Assume, pertanto, l’Istituto di previdenza, che con la domanda di condono,
presentata il 10 luglio 2001 il termine di prescrizione quinquennale si era
integralmente salvato fino a tale data e la notifica della cartella esattoriale,
nel maggio 2001, aveva comportato un’ulteriore interruzione e salvezza del

7. Il ricorso principale è infondato.
8. Giova premettere che, come esposto nello storico di lite, la Corte di merito
snoda l’iter motivazionale muovendo dal presupposto che la prima domanda
di condono sia temporalmente collocata in un arco temporale variegato, tra il
1° luglio 1996 e il 2 giugno 1997, in considerazione, quanto alla prima data,
delle deduzioni formulate dall’INPS con l’appello e, quanto alla seconda, delle
documentate allegazioni della società opponente, tanto basta per affermare
che non vi è stato alcun accertamento in fatto, in sede di gravame, sulle
domande di condono presentate dalla società (la sentenza impugnata evoca,
peraltro, altri condoni per la medesima inadempienza) e sul relativo
contenuto.
9. Merita, anche, richiamare il principio consolidato, nella giurisprudenza di
questa Corte, secondo cui con la domanda di condono previdenziale non si
pone in essere un atto di riconoscimento del debito ma, venendo ad innescarsi
una procedura di recupero dei contributi, si tratta soltanto di una «procedura
già iniziata» che rende applicabile, se ricadente nel discrimine temporale del
31 dicembre 1995, il previgente termine decennale di prescrizione (v., fra le
tante, Cass. 6 luglio 2015, n. 13831 e successive conformi).
10. Del pari costituisce principio costantemente espresso dalla giurisprudenza di
legittimità che il riconoscimento del diritto, idoneo ad interrompere il corso
della prescrizione, non deve necessariamente concretarsi in uno strumento
negoziale, cioè in una dichiarazione di volontà consapevolmente diretta
all’intento pratico di riconoscere il credito, e può, quindi, anche essere tacito
e concretarsi in un comportamento obiettivamente incompatibile con la
volontà di disconoscere la pretesa del creditore; l’indagine e l’apprezzamento

2
Rgn 19421/2012

Rossana Mancino estensore

termine prescrizionale quinquennale.

di una dichiarazione come riconoscimento, ai sensi dell’articolo 2944 cod. civ.,
rientra nei poteri del giudice di merito, il cui accertamento non è sindacabile
in cassazione se sorretto da motivazione sufficiente e non contraddittoria.
(cfr., fra le tante, Cass. 26 aprile 2017, n.10327).
11.Tanto premesso, il mezzo di censura, che devolve alla Corte di legittimità la
sola violazione di legge in ordine al decorso della prescrizione estintiva dei

interruttiva della presentazione della domanda di condono in data 1° luglio
1996, e che assume (a pagina 6 del ricorso) tale circostanza come
incontestata e accertata dal giudice di secondo grado, si rivela carente di
specificità non confrontandosi con la statuizione impugnata e con la delibata
assenza di atti interruttivi antecedenti alla notificazione della cartella di
pagamento.
12.L’INPS avrebbe dovuto, invero, chiarire e riportare il contenuto della
domanda di condono evocata, specificare quando e con quale atto sarebbe
stata ritualmente acquisita al giudizio (non potendo, a tal fine, ritenersi
sufficiente il rinvio, per relationem, alla sentenza impugnata) per contrastare
specificamente l’iter motivazionale della sentenza gravata e suffragare la tesi
difensiva incentrata sul valore interruttivo, della domanda di condono
presentata dalla società, del termine prescrizionale, in quanto espressione
della volontà di riconoscere la pretesa dell’INPS.
13.Ne consegue che non è risultata validamente infirmata la decisione della Corte
territoriale.
14.11 rigetto del ricorso principale comporta l’assorbimento del ricorso incidentale
condizionato spiegato dalla società.
15.Le spese, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza; nulla spese
per la parte rimasta intimata.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso principale, assorbito l’incidentale; condanna la parte
ricorrente al pagamento delle spese processuali, liquidate in euro 200,00 per

3
Rgn 19421/2012

Rossana Mancino estensore

contributi azionati con la cartella opposta, sul presupposto dell’efficacia

esborsi, euro 2.000,00 per compensi professionali, oltre quindici per cento
spese generali e altri accessori di legge.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 17 ottobre 2017
(I-) Consigliere estensore

—,

-/Rossana Mancino

Il Presidente

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