Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3316 del 10/02/2021

Cassazione civile sez. III, 10/02/2021, (ud. 23/10/2020, dep. 10/02/2021), n.3316

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 30477-2019 proposto da:

A.Z., domiciliato ex lege in Roma, presso la cancelleria

della Corte di Cassazione rappresentato e difeso dall’avvocato

GIANDOMENICO DELLA MORA;

– ricorrenti –

nonchè contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che

lo rappresenta e difende;

– resistente –

avverso la sentenza n. 641/2019 della CORTE D’APPELLO di TRIESTE,

depositata il 12/09/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

23/10/2020 dal Consigliere Dott. ANTONELLA PELLECCHIA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. A.Z., cittadino del (OMISSIS), chiese alla competente commissione territoriale il riconoscimento della protezione internazionale, di cui al D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 4:

(a) in via principale, il riconoscimento dello status di rifugiato, D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, ex art. 7 e ss.;

(b) in via subordinata, il riconoscimento della “protezione sussidiaria” di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14;

(c) in via ulteriormente subordinata, la concessione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, ex art. 5, comma 6, (nel testo applicabile ratione temponis).

2. A fondamento della propria istanza il richiedente dedusse di essere fuggito dal suo paese sia perchè omosessuale sia perchè in un tafferuglio in cui era stato coinvolto era stato ucciso un militare per sbaglio.

La Commissione Territoriale rigettò l’istanza.

Avverso tale provvedimento A.Z. propose ricorso D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, ex art. 35 dinanzi il Tribunale di Trieste, che con ordinanza del 9 ottobre 2017 rigettò il reclamo.

Il Tribunale ha ritenuto:

a) infondata la domanda per il riconoscimento dello status di rifugiato ritenendo frammentarie le indicazioni del richiedente e essendo assente qualsiasi prova documentale o testimoniale circa effettivi atti persecutori;

b) infondata la domanda di protezione sussidiaria provenendo il richiedente da una zona, il (OMISSIS), esente da violenza indiscriminata;

d) infondata la domanda di protezione umanitaria in quanto non meritevole, mancando legami familiari e sociali costituiti da parte del richiedente in Italia.

3. Tale decisione è stata confermata dalla Corte di Appello di Trieste con sentenza n. 64 del 12 settembre 2019.

4. Avverso tale pronuncia A.Z. propone ricorso per cassazione fondato su tre motivi. Il Ministero dell’Interno non presenta difese.

Diritto

CONSIDERATO

che:

5.1. Con il primo motivo il ricorrente lamenta ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 “falsa applicazione di norme di diritto” erronea applicazione da parte della Corte d’appello del D.Lgs. 25 del 2008, art. 8 (comma 3) – mancato esame delle informazioni aggiornate circa la situazione generale esistente nel paese d’origine”. La Corte non avrebbe considerato la situazione del Paese e dell’area di provenienza del richiedente.

5.2. Con il secondo motivo il ricorrente lamenta ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio in quanto la Corte territoriale non avrebbe preso in considerazione la Circolare del Ministro dell’Interno 00003716 del 30.07.2015, laddove prevede il riconoscimento della protezione umanitaria per “temporanea impossibilità di rimpatrio a causa della insicurezza del Paese o della zona, non riconducibile al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c o per gravi calamità naturali o altri gravi fattori locali ostativi ad un rimpatrio in dignità e sicurezza”.

5.3. Con il terzo motivo il ricorrente lamenta la mancata cooperazione del giudice di merito nel compiere indagine più approfondite circa la condizione di omosessualità del ricorrente, che, se riconosciuta, renderebbe il rientro in patria un rischio per la libertà e per la dignità dello stesso.

6. Il primo e terzo motivo congiuntamente esaminati sono infondati.

La Corte territoriale con una articolata motivazione, scevra da qualsivoglia vizio logico giuridico, ha esaminato attentamente la situazione del paese del richiedente asilo sulla base delle fonti Easo e sulla base del racconto del ricorrente (cfr. pag. 8 e 9 sentenza impugnata).

La valutazione di (non) credibilità del ricorrente appare, difatti, rispettosa tout court dei criteri che questo stesso collegio ha specificamente ed analiticamente indicato con la pronuncia n. 8819/2020 essendo stata puntualmente condotta alla luce della necessaria disamina complessiva dell’intera vicenda riferita dal richiedente asilo, che lo ha visto, secondo quanto da lui dettagliatamente esposto, contraddire ripetutamente e irrimediabilmente se stesso (pag. 10 sentenza impugnata).

L’analisi, analitica e approfondita, di tutti gli elementi del racconto compiuta dal giudice di merito ne sottraggono la relativa motivazione alle censure mosse da parte ricorrente.

Conforme a diritto risulta per altro verso la pronuncia impugnata sotto il profilo del dovere di cooperazione del giudice, volta che la storia del Paese viene puntualmente ricostruita per oltre tre pagine.

6.1. Il secondo motivo è inammissibile sia perchè apodittico sia per violazione dell’art. 366 c.p.c., n. 6. Si riduce infatti ad una richiesta priva di fondamento secondo cui il giudice avrebbe dovuto concedere la protezione umanitaria, senza indicarne i motivi salvo un generico riferimento all’insicurezza del Paese o della zona di origine.

7. L’indefensio degli intimati non richiede la condanna alle spese.

PQM

la Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma del citato art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte suprema di Cassazione, il 23 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 10 febbraio 2021

 

 

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