Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 33156 del 16/12/2019

Cassazione civile sez. II, 16/12/2019, (ud. 02/10/2019, dep. 16/12/2019), n.33156

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. COSENTINO Antonello – Presidente –

Dott. DE MARZO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 23469/2015 proposto da:

MERIDIONAL SERVICE S.N.C., Z.C., G.G. e

G.I., rappresentati e difesi dall’Avvocato SPARTICO CAPOCEFALO ed

elettivamente domiciliati a Roma, via Venuti 20, presso lo studio

dell’Avvocato FRANCESCO ORSOMARSO, per procura speciale a margine

del ricorso;

– ricorrenti –

contro

E.PA.C. CARBURANTI DI S.V. E C. S.N.C., rappresentato e

difeso dall’Avvocato LUIGI BOCCHINO ed elettivamente domiciliato a

Roma, via Valadier 43, presso lo studio dell’Avvocato EGIDIO LIZZA,

per procura speciale in calce al controricorso;

– controricorrente –

nonchè

ESSO ITALIANA S.R.L., rappresentata e difesa dall’Avvocato AMEDEO

CHIANTERA ed elettivamente domiciliata a Roma, via Circonvallazione

Clodia 86, presso lo studio dell’Avvocato ROBERTO MARTIRE, per

procura speciale a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 456/2015 della CORTE D’APPELLO DI NAPOLI,

depositata il 28/1/2015;

udita la relazione della causa svolta nell’udienza pubblica del

2/10/2019 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE DONGIACOMO;

sentito il Pubblico Ministero, nella persona del Sostituto

Procuratore Generale della Repubblica Dott. CELESTE Alberto, il

quale ha concluso per l’inammissibilità o, in subordine, il rigetto

del ricorso;

sentito, per la controricorrente Esso Italiana s.r.l., l’Avvocato

ROBERTO MARTIRE.

Fatto

FATTI DI CAUSA

La E.PA.C. Carburanti s.n.c., con atto di citazione notificato il 28/5/2002, ha convenuto in giudizio, innanzi al tribunale di Benevento, Z.C., G.L. e G.G., figli della prima, e I.G..

La società attrice ha dedotto che: – in data 18/6/1994, aveva stipulato con Z.C., G.L., G.G., I.G., una scrittura privata per la realizzazione di una stazione di servizio per la vendita di carburanti e lubrificanti; – la società attrice, infatti, aveva ottenuto dall’ANAS la concessione di circa 700 mq. di terreno, sufficienti, però, sono alla realizzazione di una stazione di rifornimento, sicchè, per realizzare anche una stazione di servizio, era necessario utilizzare un fondo di proprietà di Z. – G.; l’art. 6 della scrittura, peraltro, prevedeva che il locale adibito ad ufficio-esposizione ed a ricovero del gestore, con annesso bagno, per una superficie di circa 18 mq, era di proprietà dell’E.PA.C. mentre l’intero piazzale della stazione doveva rimanere in comune nella disponibilità di entrambi i contraenti anche quando la concessione dell’ANAS fosse venuta meno; – l’attrice, in data 26/7/1994, aveva stipulato con la Meridional Service s.n.c. di I. e G. un contratto di comodato ad uso gratuito dell’impianto di trasformazione; – i convenuti, però, contravvenendo agli accordi, in data 14/4/1995, aveva provveduto all’accatastamento, in loro favore, dell’ufficio del gestore e del bagno, e non avevano concluso l’atto notarile di trasferimento dei beni.

L’attrice, quindi, ha, tra l’altro, chiesto: – di essere dichiarata quale legittima proprietaria dei due locali descritti nell’art. 5 della scrittura privata del 18/6/1994 e, per l’effetto, di trasferire, con sentenza sostitutiva dell’atto notarile, la proprietà degli stessi in suo favore; – di condannare i convenuti al risarcimento dei danni per l’illegittima detenzione dei locali dal 1995; – di dichiarare che il piazzale della stazione di servizio, sul quale era ubicato l’impianto di distribuzione di carburante, era di proprietà comune, con il conseguente trasferimento, in suo favore, con sentenza sostitutiva dell’atto notarile, della comproprietà del bene.

I convenuti si sono costituiti in giudizio ed hanno dedotto che l’impianto di distribuzione di carburante, diversamente da quanto dichiarato dall’attrice, non si trovava sull’area concessale dall’ANAS ma sul fondo di proprietà di Z.C., G.L. e G.G., e che tale impianto era stato realizzato a cura e spese dei convenuti G. e I..

I convenuti, quindi, hanno proposto domanda riconvenzionale per la dichiarazione della validità e l’efficacia di una precedente scrittura privata tra le parti del 6/8/1992 e l’invalidità di quella successiva invocata dall’attrice ed hanno chiesto il pagamento di un canone o indennizzo per l’occupazione del fondo.

I convenuti, infine, hanno chiamato in causa la s.r.l. Esso Italiana, per la rendicontazione delle somme versate alla E.PA.C. e la sua condanna, in solido con la stessa, al pagamento della somma di Lire 1.200.000.000 per l’occupazione del fondo.

La s.r.l. Esso Italiana, a sua volta, costituendosi in giudizio, ha eccepito la sua estraneità agli accordi intercorsi tra l’attrice e i convenuti.

La società attrice, poi, con atto di citazione notificato il 5/6/2003, ha convenuto in giudizio la Meridional Service s.n.c. di I. e G. chiedendo la risoluzione del contratto di comodato, stipulato con la stessa, per la gestione dell’impianto di carburante, con condanna della società convenuta all’immediato rilascio dell’impianto, oltre al pagamento di un’indennità di occupazione dal 30/4/2003 al rilascio ed al risarcimento dei danni.

La società attrice, infine, con atto di citazione notificato il 3/4/2004 dopo aver dedotto che nella scrittura privata del 18/6/1994, era stato previsto, all’art. 9, che il pagamento del canone per i passi carrabili di accesso alla stazione di servizio ed in favore dell’ANAS era a carico dei gestori I. e G., ha chiesto la condanna degli stessi al pagamento di canoni non corrisposti dal 2000 al 2003 per l’importo di Euro 8.544,48.

Riuniti i giudizi, il tribunale di Benevento, con sentenza del 3/12/2012, in parziale accoglimento delle domande proposte dalla società attrice, ha disposto: 1) il trasferimento, in favore della stessa, della proprietà dei due locali situati nel fabbricato di supporto alla stazione di servizio per la vendita di carburanti e lubrificanti, così come descritti nella scrittura del 18/6/1994; 2) ha condannato la Meridional Service s.n.c. a rilasciare immediatamente, in favore dell’attrice, l’impianto di distribuzione di carburante, con le relative attrezzature, ed ha condannato la convenuta al pagamento in favore dell’attrice della somma di Euro 145.000,00; 3) ha condannato I.G. e G.G. al pagamento in favore dell’attrice della somma di Euro 8.544,48.

Il tribunale, invece, ha rigettato tutte le altre domande dell’attrice e la domanda riconvenzionale proposta dai convenuti.

I convenuti hanno proposto appello che la corte d’appello di Napoli, con la sentenza in epigrafe, ha rigettato, confermando, per l’effetto, la sentenza impugnata.

La corte, in particolare, ha accertato, in fatto, che: – la E.PA.C. Carburanti s.n.c., titolare di concessione amministrativa per l’erogazione di carburante e di una concessione ANAS per la realizzazione di un impianto per la relativa vendita in un’area di mq. 720 in contrada (OMISSIS), contigua ad un fondo in proprietà degli appellanti Z. – G., ha stipulato con la Esso Italiana s.r.l. un contratto di fornitura in esclusiva di carburanti e lubrificanti e di comodato gratuito per l’uso di attrezzature per il punto vendita di carburanti; – la stessa società, allo scopo di realizzare un’ampia stazione di servizio, dotata, oltre che dell’impianto di distribuzione di carburante, anche dei servizi annessi, come bar, ristorante, tabaccheria, ecc., ha stipulato con i convenuti Z.C., G.L. e G.G. e con I.G., due scritture private; – con la prima, stipulata in data 6/8/1992, le parti hanno stabilito: all’art. 2, che G.G. e I.G. avrebbero realizzato, a proprie spese, i necessari impianti di supporto, su una parte di terreno di esclusiva proprietà Z. – G., corrispondente a 1.800 mq., retrostante al terreno concesso dall’ANAS alla E.PA.C. Carburanti s.n.c., e che avrebbero realizzato le opere murarie e di scavo per la realizzazione dell’intera stazione di servizio, un piazzale coperto di mq. 3.000, la pensilina di copertura dell’impianto di distribuzione per una superfici di mq. 300 circa; la E.PA.C. si impegnava a versare, in favore di G. e I., la somma di Lire 20.000.000 entro 20 giorni dal collaudo, oltre ad una penale di Lire 1.000.000 per ogni giorno di ritardo; all’art. 5, che “il locale adibito ad ufficio esposizione e ricovero operatore sarà di proprietà della società E.PA.C. Carburanti snc”; – all’art. 6, che “l’intero piazzale restava in comune nella disponibilità della E.PA.C. Carburanti snc e dei Sigg. Z. – G. – I.”; all’art. 7, che la gestione della stazione di servizio era concessa dalla E.PA.C. in comodato a G. – I.; all’art. 12, che la E.PA.C. dichiarava di cedere a I.G. e G.G. l’intero impianto di distribuzione, stabilendo, quale prezzo, la somma di Lire 800.000.000, che gli acquirenti si obbligavano a versare al venditore, in una o più soluzioni, nel corso del novennio di gestione; – con la seconda scrittura, stipulata il 18/6/1994, tuttavia, le parti hanno riprodotto solo in parte alcune delle precedenti previsioni della scrittura del 1992 (e, precisamente, il contenuto degli artt. 5, 6 e 7), stabilendo, all’art. 11, di risolvere tutti gli impegni contrattuali presi in precedenza e qualsiasi altro impegno contrattuale intercorso tra Z., I. e G., da un lato, e la società E.PA.C., dall’altro.

La corte d’appello, quindi, ha ritenuto che, come già reputato dal tribunale, la seconda scrittura privata aveva sostituito il precedente accordo tra le parti, del quale, come emerge dalla clausola di “risoluzione” di tutti i precedenti impegni contrattuali intercorsi tra le parti, senza alcuna esclusione, aveva comportato la caducazione: “la dichiarazione espressa delle parti di intendere come risoluti i precedenti impegni non trova altra spiegazione se non con la volontà di sostituire tali impegni con la nuova complessiva disciplina, evidentemente più adeguata ai sopravvenuti interessi economici delle parti, ed esclude ogni integrazione con i pregressi accordi”.

La seconda scrittura, del resto, ha aggiunto la corte, regola in modo parzialmente diverso la medesima situazione della prima scrittura, sostituendosi, perciò, alla stessa: “infatti i precedenti accordi tra le parti erano proprio quelli disciplinati dalla scrittura del 6.8.92, e l’evidenza del riferimento, derivante dal medesimo oggetto delle due scritture, rendeva superfluo un richiamo espresso alla prima scrittura”.

Gli appellanti, non a caso, ha osservato la corte, non hanno indicato altri diversi accordi oggetto di un possibile riferimento alternativo.

In ogni caso, ha aggiunto la corte, se le parti avessero voluto mantenere fermi gli accordi di cui alla prima scrittura del 6/8/1992, non avrebbero avuto alcuna necessità di sottoscrivere la seconda scrittura.

La corte, quindi, ha ritenuto che doveva essere considerata efficace tra le parti solo la seconda scrittura, il cui aspetto più rilevante “è la eliminazione della previsione della cessione dell’impianto in favore dei gestori dietro il corrispettivo di Euro 800 milioni…”. E poichè, ha aggiunto la corte, la E.PA.C. Carburanti s.n.c. e la Meridional Service s.n.c. hanno stipulato, con atto del 26/7/1994, solo un contratto di cessione gratuita dell’uso dell’impianto di distribuzione dei prodotti petroliferi con decorrenza dal mese di aprile del 1994 e scadenza il 30 aprile 2003, tale accordo conferma che la vendita dell’impianto in favore dei gestori, secondo la previsione del primo accordo, non si era verificata, diversamente da quanto sostenuto dagli appellanti.

La corte, quindi, ha escluso la fondatezza delle censure avanzata dagli appellanti con riguardo al rigetto della domanda riconvenzionale di trasferimento dell’impianto e di condanna dell’E.PA.C. al pagamento della somma di Lire 2.850.000.000 per il mancato versamento della somma originaria di Lire 20.000.000, oltre alle penale di Lire 1.000.000 per ogni giorno di ritardo a partire dal 4/8/1994, data di messa in esercizio dell’impianto.

La corte, quindi, ha rigettato le ulteriore censure svolte dagli appellanti.

In particolare, quanto al riferimento all’art. 934 c.c., dagli stessi invocato, la corte ha evidenziato che risulta dallo stesso accordo delle parti la realizzazione dell’impianto per conto della E.PA.C. Carburanti s.n.c..

Quanto, poi, al canone o all’indennità di occupazione del fondo dove è stata realizzata la stazione di rifornimento e il piazzale, richiesto dagli appellanti, la corte ha evidenziato che la realizzazione dell’impianto sul fondo dei convenuti appellanti, accertata dal consulente tecnico d’ufficio, “è stata effettuata su concessione degli stessi proprietari del fondo nell’ambito dell’operazione economica complessiva che avrebbe consentito ai sigg. G. – I. di gestire l’impianto, con i relativi guadagni, senza che le parti prevedessero in nessuna delle scritture, la corresponsione di alcun canone o compenso per tale occupazione consentita”, sicchè nulla può essere al riguardo richiesto dai convenuti, non ravvisandosi neppure i presupposti dell’indebito arricchimento dell’E.PA.C. Carburanti o della Esso Italiana, rimasta del tutto estranea agli accordi tra le parti.

Quanto al trasferimento in favore dell’E.PA.C. Carburanti del locale adibito ad ufficio esposizione e ricovero del gestore, con annesso bagno, previsto dall’art. 5 della scrittura del 18/6/1994, la corte ha escluso la nullità della relativa clausola, come sostenuto dagli appellanti, in ragione della mancata indicazione del prezzo, rilevando, al contrario, che tale previsione “trova giustificazione sempre nell’ambito della complessiva operazione economica posta in essere dalle parti con reciproche obbligazioni e trova adeguato corrispettivo nel vantaggio economico derivante ai gestori dal comodato gratuito dell’uso dell’impianto concesso dall’Epac Carburanti snc, unita titolare delle necessarie autorizzazioni e del contratto di fornitura di carburante con la Esso Italiana srl”.

La corte, inoltre, ha dichiaratamente condiviso la condanna che il tribunale aveva pronunciato nei confronti della Meridional Service s.n.c. al rilascio dell’impianto di distribuzione del carburante, con le relative attrezzature, essendo orami scaduto, alla data del 30/4/2003, il contratto di comodato d’uso, nonchè al risarcimento dei danni per la mancata restituzione alla scadenza, in ragione della protratta detenzione sine titulo. E il fatto che si tratta di un impianto allocato su un fondo di proprietà dei convenuti, ha aggiunto la corte, non può considerarsi ostativo alla relativa pronuncia posto che nello stesso contratto di cessione gratuita dell’uso dell’impianto di distribuzione intercorso tra la E.PA.C. e la Meridional Service sono elencate, all’art. 2, le attrezzature dell’impianto oggetto di restituzione e che rimozione delle stesse è una questione che riguarda le modalità di esecuzione del rilascio.

Quanto alla condanna al risarcimento dei danni in favore della E.PA.C. Carburanti, la corte ha ritenuto che le censure sollevate al riguardo risultano infondate. Se si tiene conto della natura dell’impianto, destinato ad attività produttiva di reddito, dell’attività economica svolta dalla stessa concedente e dell’impossibilità di altro utilizzo della concessione riferita all’impianto, il ritardo nella restituzione ha comportato senza dubbio un pregiudizio economico.

Nè, ha aggiunto la corte, tale pregiudizio può ritenersi escluso dalla percezione del cd. emolumento pro-litro che la Esso Italiana continua a corrispondere alla società e che alla stessa già spettava, in quanto correlata alla titolarità della licenza e del contratto di fornitura, indipendentemente dalla gestione affidata a terzi.

Nessuna censura, invece, ha aggiunto la corte, è stata sollevata in ordine alla quantificazione di tale danno, equitativamente operata dal tribunale, nè sui criteri utilizzati, per cui il relativo importo, peraltro “congruamente liquidato”, non può che essere confermato.

La corte, infine, ha rigettato la censura relativa alla condanna della Meridionale Service al pagamento dei canoni per i passi carrabili, trattandosi di obbligazione assunta dal gestore nella scrittura privata del 18/6/1994.

La Meridional Service s.n.c., Z.C., G.G. e G.I., con ricorso notificato il 16/9/2015, hanno chiesto, per quattro motivi, la cassazione della sentenza resa dalla corte d’appello, dichiaratamente non notificata.

Hanno resistito, con controricorsi notificati rispettivamente il 6/11/2015 ed il 22/10/2015, la E.PA.C. Carburanti s.n.c. e la Esso Italiana s.r.l., la quale ha anche depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.1. Con il primo motivo, i ricorrenti, lamentando la violazione e la falsa applicazione degli artt. 1230,1231,1362,1338,1419,1322,1325,1376 e 1418 c.c., hanno censurato la sentenza impugnata nella parte in cui la corte d’appello ha ritenuto che la seconda scrittura avesse carattere novativo e non meramente ricognitivo, pur in mancanza tanto dell’animus novandi, quanto dell’aliquid novi.

1.2. La corte, infatti, hanno osservato i ricorrenti, non ha considerato che la seconda scrittura non fa più accenno alla vendita dell’impianto in quanto il conseguente effetto traslativo era già avvenuto con il consenso delle parti ai sensi dell’art. 1376 c.c.. Non si può, dunque, parlare di novazione, trattandosi di una riproduzione integrale dei vecchi accordi, salvo che per la vendita, già avvenuta.

1.3. La corte, del resto, hanno aggiunto i ricorrenti, ha omesso di considerare che l’impianto, che doveva realizzarsi sul fondo dell’ANAS, è stato realizzato sul fondo di proprietà Z. – G., che sono soggetti distinti dalla Meridional Service, proprio in esecuzione dell’acquisto orami avvenuto.

1.4. Ai proprietari del fondo, quindi, hanno concluso i ricorrenti, devono essere riconosciuti i benefici di legge, e cioè un’indennità, almeno dopo la scadenza del contratto di comodato nel 2003.

1.5. Quanto, poi, alla condanna al trasferimento dei due locali di cui alla scrittura privata del 1994, la mancata previsione del prezzo comporta, in difetto di un elemento essenziale del contratto, la nullità di tale cessione.

1.6. Del resto, in mancanza di qualsiasi beneficio in favore del proprietario, è evidente l’indebito arricchimento che la corte non ha, invece, ravvisato.

2. Il motivo è infondato. I ricorrenti, infatti, non si confrontano in alcun modo con la sentenza impugnata, le cui plurime rationes decidendi, in effetti, risultano del tutto incensurate. La corte d’appello, invero, ha escluso il carattere meramente ricognitivo della seconda scrittura e ritenuto che la stessa aveva sostituito il precedente accordo tra le parti, determinandone la caducazione, sul rilievo, per un verso, che “la dichiarazione espressa delle parti di intendere come risoluti i precedenti impegni non trova altra spiegazione se non con la volontà di sostituire tali impegni con la nuova complessiva disciplina, evidentemente più adeguata ai sopravvenuti interessi economici delle parti, ed esclude ogni integrazione con i pregressi accordi” e, per altro verso, che la seconda scrittura regolava in modo parzialmente diverso la medesima situazione della prima scrittura, sostituendosi, perciò, alla stessa: “infatti i precedenti accordi tra le parti erano proprio quelli disciplinati dalla scrittura del 6.8.92, e l’evidenza del riferimento, derivante dal medesimo oggetto delle due scritture, rendeva superfluo un richiamo espresso alla prima scrittura”. Gli appellanti, non a caso, ha osservato la corte, non hanno indicato altri diversi accordi oggetto di un possibile riferimento alternativo. In ogni caso, ha aggiunto la corte, se le parti avessero voluto mantenere fermi gli accordi di cui alla prima scrittura del 6/8/1992, non avrebbero avuto alcuna necessità di sottoscrivere la seconda scrittura. La corte, quindi, in ragione di tali rilievi, rimasti del tutto incensurati, ha ritenuto che doveva essere considerata efficace tra le parti solo la seconda scrittura, il cui aspetto più rilevante è stata “la eliminazione della previsione della cessione dell’impianto in favore dei gestori dietro il corrispettivo di Euro 800 milioni…” con la conseguente infondatezza delle censure avanzate con riguardo al rigetto della domanda riconvenzionale di trasferimento dell’impianto e di condanna dell’E.PA.C. al pagamento del relativo prezzo. Nè, del resto, ha aggiunto la corte, può ritenersi che la vendita dell’impianto in favore dei gestori, secondo la previsione del primo accordo, si era già verificata. La corte, infatti, con statuizione rimasta sul punto priva di qualsiasi censura specifica, ha evidenziato che la E.PA.C. Carburanti s.n.c. e la Meridional Service s.n.c. avevano stipulato, con atto del 26/7/1994, solo un contratto di cessione gratuita dell’uso dell’impianto di distribuzione dei prodotti petroliferi con decorrenza dal mese di aprile del 1994 al 30/4/2003, in tal modo confermando che, diversamente da quanto sostenuto dagli appellanti, l’effetto traslativo dell’impianto non si era affatto verificato. Lo stesso è a dirsi, infine, con riguardo all’invocata nullità del trasferimento dei locali per la mancata previsione del prezzo. La corte, invero, ha escluso la nullità sul rilievo, rimasto parimenti incensurato, che, al contrario, tale previsione contrattuale “trova giustificazione sempre nell’ambito della complessiva operazione economica posta in essere dalle parti con reciproche obbligazioni e trova adeguato corrispettivo nel vantaggio economico derivante ai gestori dal comodato gratuito dell’uso dell’impianto concesso dall’E.PA.C. Carburanti snc, unita titolare delle necessarie autorizzazioni e del contratto di fornitura di carburante con la Esso Italiana srl”.

3.1. Con il secondo motivo, i ricorrenti, lamentando la violazione e la falsa applicazione degli artt. 1152 e 2041 c.c., hanno censurato la sentenza impugnata nella parte in cui la corte d’appello ha confermato la condanna al rilascio senza tuttavia stabilire la rimozione dell’impianto collocato nella proprietà di Z. – G., in tal modo consentendo lo svolgimento della attività economica nell’altrui proprietà senza alcun esborso.

3.2. Nello stesso modo, hanno concluso i ricorrenti, il pagamento dei passi carrai doveva essere addebitato alla società comodataria, e cioè la Meridional Service s.n.c., e non a G.G. e I.G., i quali, peraltro, non fanno neppure più parte della società avendo ceduto le quote con atto del 19/12/2012.

4. Il motivo è infondato. Anche in tal caso, infatti, i ricorrenti non si confrontano con la sentenza impugnata: la quale, in effetti, con statuizione che non è stata specificamente censurata, ha ritenuto che la realizzazione dell’impianto sul fondo dei convenuti appellanti, accertata dal consulente tecnico d’ufficio, “è stata effettuata su concessione degli stessi proprietari del fondo nell’ambito dell’operazione economica complessiva che avrebbe consentito ai sigg. G. – I. di gestire l’impianto, con i relativi guadagni, senza che le parti prevedessero in nessuna delle scritture, la corresponsione di alcun canone o compenso per tale occupazione consentita”. Quanto, poi, ai canoni per i passi carrai, la condanna di G.G. e I.G. per un debito della società comodataria si giustifica in ragione del fatto che gli stessi, in quanto sono soci collettivisti della stessa, sono, relativamente ai debiti assunti prima della cessione delle relative quote sociali, solidalmente ed illimitatamente responsabili delle obbligazioni assunte dalla società (art. 2290 c.c., comma 1 e art. 2291 c.c.).

5.1. Con il terzo motivo, i ricorrenti, lamentando la violazione degli artt. 1218,1223,1226 e 1241 c.c., hanno censurato la sentenza impugnata nella parte in cui la corte d’appello ha confermato, senza l’indicazione di alcun criterio, il risarcimento in favore della E.PA.C. ed a carico della Meridional Service.

5.2. In realtà, hanno osservato i ricorrenti, la E.PA.C., continuando a percepire il pro-litro, non ha subito alcun danno.

5.3. La E.PA.C., del resto, non ha alcun titolo per servirsi del fondo altrui, laddove, al contrario, era la Meridional ad avere il diritto di ritenzione dell’impianto in ragione dell’avvenuto acquisto dello stesso in conseguenza della scrittura priva del 1992.

5.4. In ogni caso, hanno concluso i ricorrenti, la Meridional ha il diritto alla compensazione tra i lavori svolti ed eseguiti a proprie spese, unitamente alla costruzione di una strada di accesso, e le obbligazioni nascenti dal contratto del 1992, per cui la condanna al risarcimento dei danni è nulla.

6. Il motivo è infondato. Anche in tal caso i ricorrenti non si confrontano con la sentenza la quale, invero, ha evidenziato che, in ragione della la natura dell’impianto, destinato ad attività produttiva di reddito, dell’attività economica svolta dalla concedente e dell’impossibilità di altro utilizzo della concessione riferita all’impianto, il ritardo nella restituzione ha comportato un indubbio pregiudizio economico alla E.PA.C. e che tale pregiudizio non poteva essere escluso dalla percezione, da parte della stessa, del cd. emolumento pro-litro che la Esso Italiana continua a corrispondere alla società e che alla stessa già spettava in quanto correlato alla titolarità della licenza e del contratto di fornitura, indipendentemente dalla gestione affidata a terzi.

7.1. Con il quarto motivo, i ricorrenti, lamentando la violazione e la falsa applicazione degli artt. 934 e 1376 c.c., hanno censurato la sentenza impugnata nella parte in cui la corte d’appello ha escluso l’applicazione della norma dell’art. 934 c.c..

7.2. In realtà, hanno osservato i ricorrenti, la realizzazione dell’impianto sul fondo privato e non su quello dell’ANAS è avvenuta proprio dando esecuzione alla scrittura del 1992. La scrittura del 1994, con valore ricognitivo, non può cancellare una vendita già realizzata.

7.3. Ne consegue, hanno concluso i ricorrenti, che occorre trasferire l’impianto in favore della Meridional Service e adempiere alle obbligazioni assunte con la scrittura del 1992: altrimenti, bisogna riconoscere l’indennità per l’occupazione di suolo privato da parte della E.PA.C. e della Esso.

8. Il motivo è assorbito dal rigetto del primo.

9. Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate in dispositivo.

10. La Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per l’applicabilità del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17.

P.Q.M.

La Corte così provvede: rigetta il ricorso; condanna i ricorrenti a rimborsare alla controricorrente E.PA.C. Carburanti s.n.c. le spese di lite, che liquida in Euro 4.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori di legge e spese generali nella misura del 15%; condanna i ricorrenti a rimborsare alla controricorrente Esso Italiana s.r.l. le spese di lite, che liquida in Euro 5.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori di legge e spese generali nella misura del 15%; dà atto della sussistenza dei presupposti per l’applicabilità del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 2 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 16 dicembre 2019

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