Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 33117 del 21/12/2018

Cassazione civile sez. VI, 21/12/2018, (ud. 18/09/2018, dep. 21/12/2018), n.33117

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19667-2017 proposto da:

C.L., D.L.D., elettivamente domiciliati in ROMA,

PIAZZA CAVOUR presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE,

rappresentati e difesi dall’avvocato ANDREA RIANNA;

– ricorrenti –

contro

FALLIMENTO (OMISSIS) SRL;

– intimata –

avverso la sentenza n. 210/2017 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 20/01/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 18/09/2018 dal Consigliere Relatore Dott. DOLMETTA

ALDO ANGELO.

Fatto

FATTO E DIRITTO

1. – Il Fallimento della s.r.l. (OMISSIS) ha proposto azione revocatoria fallimentare, L. fall., ex art. 67, comma 1 e “in ogni caso” ex art. 67, comma 2, avanti il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere nei confronti di C.L. e D.L.D., con riguardo a una vendita immobiliare posta in essere dalla società poi fallita.

Con sentenza depositata il 25 marzo 2013, il Tribunale premesso che “parte attrice, con le note di replica previste dall’art. 190 c.p.c., domandava esaminarsi prima la domanda la domanda revocatoria formulata ai sensi dell’art. 67, comma 2” – ha accolto tale domanda.

2. – Con sentenza del 20 gennaio 2017, la Corte di Appello di Napoli ha rigettato l’appello presentato dai signori C. e D.L. (in pari tempo accogliendo l’impugnazione incidentale formulata dal Fallimento in punto di frutti civili avverso il provvedimento del Tribunale, che aveva limitato la relativa liquidazione “fino alla data di deposito della relazione del CTU”).

A fronte della contestazione degli appellanti, per i quali “il Tribunale avrebbe dovuto prima esaminare la domanda ex art. 67, comma 1 e, in caso di rigetto di tale prima domanda, successivamente esaminare quella ai sensi del secondo comma”, la Corte napoletana ha osservato che “in sede di comparsa conclusionale” il Fallimento attore ha formulato le due domande “in via alternativa e non più subordinata”. Ha poi aggiunto che non si tratta di azioni di diversa natura e che, comunque, ben poteva il giudice di primo grado porre a fondamento della decisione di accoglimento della domanda la “ragione più liquida”.

Quanto all’altra contestazione degli appellanti, relativa alla (non) sussistenza della scientia decoctionis, la sentenza ha riscontrato, in particolare, la presenza di 62 protesti (di cui 57 per cambiali scadute) a carico della società venditrice; di un pignoramento immobiliare in danno della medesima; che le risultanze di bilanci della società, come riferiti al tempo della vendita, evidenziavano perdite e debiti per più di 4 miliardi di Lire; che la centrale dei rischi evidenziava, a sua volta, più posizioni a sofferenza della società venditrice; che il prezzo della vendita risultava inferiore del 23,7% del valore di mercato del bene.

3. – Contro tale pronuncia sono insorti C.L. e D.L.D., proponendo ricorso affidato a tre motivi di cassazione.

Il Fallimento non ha svolto difese in questo grado di giudizio.

I ricorrenti hanno anche depositato memoria.

4. – Il primo motivo lamenta “violazione di legge: dell’art. 112; del principio del contraddittorio e del diritto di difesa; omessa pronuncia; nullità della sentenza; error in procedendo. Art. 360 c.p.c., n. 4”.

Ad avviso dei ricorrenti, la Corte napoletana ha errato nel respingere l’appello presentato perchè il Tribunale aveva accolto la richiesta di revoca L. fall. ex art. 67, comma 2, senza aver prima esaminato la domanda, in sede di citazione formulata come principale dal Fallimento, ex art. 67, comma 1. Il comportamento del Tribunale – assumono i ricorrenti – ha violato il principio dispositivo di cui all’art. 112 c.p.c. e pure il principio del contraddittorio, nonchè il diritto di difesa. Nè possono valere i rilievi svolti al riguardo dalla sentenza di secondo grado. Revocatoria ex art. 67, comma 1 e revocatoria ex art. 67, comma 2, hanno diversa causa petendi, si assume. Il “principio della ragione più liquida”, poi, “non sposta i termini della questione”.

5. – Il motivo non può essere accolto.

Secondo la giurisprudenza di questa Corte, in tema di ordine delle domande presentate dalla parte – e quindi di esame delle stesse ex art. 276 c.p.c. – dev’essere data comunque “prevalenza” alle “richieste finali e conclusive della parte” (Cass., 15 dicembre 1998, n. 12559; ma si veda pure Cass., 22 marzo 2013, n. 7253, per l’enunciazione del principio, sul piano logico precedente, per cui la stessa sindacabilità in sede di legittimità di questioni attinenti all’ordine delle questioni trattate dal giudice di merito suppone necessariamente l'”accertamento dell’utilità concreta derivabile alla parte dall’eventuale accoglimento del mezzo di impugnazione azionato”).

Nel caso di specie, secondo quanto accertato dalla Corte di Appello (e non contestato dai ricorrenti), nella fase delle conclusionali il Fallimento ebbe a formulare le proprie richieste di revocatoria in via alternativa e non più subordinata.

Per completezza di disamina, va ancora osservato che – come correttamente rilevato dalla Corte napoletana – nella specie il giudice di primo grado ha adottato il principio della “ragione più liquida”, in ciò affidandosi a una delle linee guida di tale principio che è rappresentata dal “criterio dell’evidenza” (cfr., da ultimo, Cass., 23 luglio 2018, n. 19503). Di conseguenza, non ha luogo discorrere, in proposito, nè di rigetto implicito della domanda ex art. 67, comma 1, nè di omesso ovvero apparente esame della stessa, verificandosi per contro un semplice fenomeno di assorbimento (cfr., tra le altre, Cass., 17 marzo 2015, n. 5264).

6. – Il secondo motivo di ricorso assume “violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2729 c.c.; error in iudicando (art. 360 c.p.c., n. 3)”.

Il motivo contesta la decisione della Corte di Appello sulla ritenuta sussistenza della scientia decoctionis da parte dei compratori C. e D.L.. Richiamata la regola per cui la conoscenza dello stato di decozione da parte del terzo deve essere “effettiva e non solo potenziale”, il motivo assume la necessità che – per la formazione di una valida prova per presunzioni – vi sia comunque “una pluralità di elementi caratterizzanti”. Nella specie – si afferma – “la Corte partenopea si è soffermata sulla esistenza di 62 protesti”.

7. – Il motivo non può essere accolto.

Lo stesso, infatti, non considera che la decisione assunta dalla Corte in materia è stata basata su una ricca pluralità di elementi, secondo quanto si è riferito sopra, nell’ultimo capoverso del n. 2. Nè risulta discutibile la ragionevolezza e la plausibilità degli elementi che la Corte ha così individuato in punto di gravità, precisione e concordanza.

8. – Il terzo motivo denunzia “inammissibilità dell’appello incidentale della curatela per violazione dell’art. 342 c.p.c.. Rilevabilità di ufficio”.

Secondo i ricorrenti, l’appello incidentale della Curatela ha violato l’art. 342 c.p.c., perchè si è “limitata a proporre l’appello incidentale solo in sede di conclusioni della comparsa di costituzione in appello…, senza specificare i motivi”.

9. – Il motivo non può essere accolto.

Lo stesso difetta del necessario requisito di autosufficienza ex art. 366 c.p.c., posto che non riporta il testo dell’appello incidentale del Fallimento. Come non avrebbe potuto non fare, anche in ragione del fatto che il dato lamentato non emerge in alcun modo dalla serz:à- impugnata.

10. – In conclusione, il ricorso va rigettato.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte dei ricorrenti dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 18 settembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 21 dicembre 2018

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA