Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 33060 del 20/12/2018

Cassazione civile sez. II, 20/12/2018, (ud. 12/10/2018, dep. 20/12/2018), n.33060

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CORRENTI Vincenzo – Presidente –

Dott. BELLINI Ubaldo – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24875/2016 proposto da:

A.E., rappresentato e difeso dall’Avvocato ALESSIO

ANDREY CAPERNA, presso il cui studio a Frosinone, via Marittima 208,

elettivamente domicilia per procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI FROSINONE;

– intimato –

avverso la sentenza n. 371/2016 del TRIBUNALE DI FROSINONE,

depositata il 21/3/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 12/10/2018 dal Consigliere GIUSEPPE DONGIACOMO;

lette le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto

Procuratore Generale, Dott. MISTRI Corrado, il quale ha chiesto il

rigetto del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il tribunale di Frosinone, con la sentenza indicata in epigrafe, ha rigettato l’appello proposto da A.E. nei confronti della sentenza n. 2262 del 2013 con la quale il giudice di pace di Frosinone aveva respinto l’opposizione dello stesso alla sanzione amministrativa inflitta con verbale di accertamento n. (OMISSIS).

Il tribunale, in particolare, per quanto ancora rileva, ha ritenuto che tanto la norma violata, quanto la condotta posta in essere risultano descritte con sufficiente precisione: ed invero, l’art. 7 C.d.S., comma 1, lett. A) e art. 14 C.d.S., (del codice della strada) stabiliscono che, nei centri abitati, i Comuni possono istituire obblighi e divieti nelle strade di proprietà dell’ente e che gli stessi provvedono poi a segnalare le violazioni di tali prescrizione, mentre appare correttamente descritta nel verbale la condotta per la cui violazione si è proceduto ad applicare la sanzione amministrativa, dando atto, nel preavviso di accertamento della violazione, che il veicolo era in sosta in via (OMISSIS).

Il tribunale, inoltre, dichiaratamente condividendo il rilievo svolto dal primo giudice, “laddove ha ritenuto che il verbale redatto dal pubblico ufficiale fosse dotato di pubblica fede in relazione alle attestazioni ivi contenute (i pubblici ufficiali verbalizzanti hanno dato atto che il proprietario del veicolo Volksvagen Polo targata (OMISSIS) lasciava in sosta il suo veicolo nonostante la segnaletica stradale lo vietasse)”, ha rilevato che “ogni contestazione in ordine a quanto percepito dal pubblico ufficiale deve essere avanzata nelle forme della querela di falso, che nel caso di specie non risulta essere stata proposta”.

A.E., con ricorso notificato il 25/10/2016, ha chiesto, per sei motivi, la cassazione della sentenza, dichiaratamente non notificata.

Il Comune di Frosinone è rimasto intimato.

Il ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo, il ricorrente, lamentando la violazione e/o la falsa applicazione di norme di diritto, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui il tribunale ha preso in considerazione documenti (e cioè la copia del verbale di contestazione P3980/2012 e la copia del preavviso di accertata violazione amministrativa) prodotti dal Comune in primo grado senza tener conto, in violazione dell’art. 2719 c.c., dell’eccezione di disconoscimento della loro conformità agli originali, proposta dall’opponente all’udienza del 6/6/2013, e della sua riproposizione, a norma dell’art. 346 c.p.c., nell’atto d’appello.

2. Il motivo è inammissibile. Il ricorrente, invero, pur contestando alla sentenza impugnata la violazione di norme di diritto (sostanziale) ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, per aver giudicato sulla base di documenti oggetto di disconoscimento ai sensi dell’art. 2719 c.c., e, come tali, in ipotesi, inutilizzabili ai fini della decisione, ha, in realtà, denunciato un error in procedendo, vale a dire la violazione di un norma processuale, per avere il tribunale (non già proceduto alla erronea individuazione delle norme da applicare alla fattispecie concreta o alla erronea interpretazione della norma regolatrice della fattispecie concreta, quanto) erroneamente operato, mediante l’utilizzo di prove non utilizzabili, nel corso della formazione della sentenza come atto, dando luogo ad un vizio di attività che, seppur denunciato in appello, non risulta sanato dal relativo giudice, con la conseguente nullità della sentenza. Ciò comporta che, ad onta della mancata deduzione del vizio previsto dall’art. 360 c.p.c., n. 4, questa Corte, quale giudice del fatto processuale, può direttamente accedere agli atti del giudizio e procedere alla diretta valutazione delle risultanze processuali, verificando la fondatezza, o meno, del vizio denunciato: che, in effetti, non sussiste. L’esame diretto degli atti processuali e, segnatamente dell’atto di appello (p. 3), consente di rilevare come l’opponente si sia limitato a disconoscere la conformità all’originale della copia del verbale di contestazione (OMISSIS) e della copia del preavviso di accertata violazione amministrativa, senza, tuttavia, indicare specificamente gli aspetti in ordine ai quali ha assunto che le predette copie differissero dall’originale. Eppure, com’è noto, in tema di prova documentale, l’onere di disconoscere la conformità tra l’originale di una scrittura e la copia fotostatica della stessa prodotta in giudizio, pur non implicando necessariamente l’uso di formule sacramentali, va assolto, per un verso, mediante una dichiarazione di chiaro e specifico contenuto che consenta di desumere da essa in modo inequivoco gli estremi della negazione della genuinità della copia, senza che possano considerarsi sufficienti, ai fini del ridimensionamento dell’efficacia probatoria, contestazioni generiche o onnicomprensive (così Cass. n. 28096/2009, nonchè, di recente, Cass. n. 14416/2013; Cass. n. 10326/2014, in motiv.) e, per altro verso, operata in modo chiaro e circostanziato, attraverso l’indicazione specifica sia del documento che si intende contestare, sia degli aspetti per i quali si assume differisca dall’originale (Cass. n. 29993 del 2017; Cass. n. 12730 del 2016; Cass. n. 7775 del 2014).

3. Con il secondo motivo, il ricorrente, lamentando la violazione e/o la falsa applicazione di norme di diritto, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui il tribunale, in violazione dell’art. 2700 c.c., non ha applicato e/o non ha interpretato correttamente la norma, avendone ampliato gli effetti anche a fatti e/o mere valutazioni del pubblico ufficiale semplicemente trascritte nel verbale di contestazione e non compresi nella predetta norma. Nel verbale di contestazione, infatti, ha osservato il ricorrente, per indicare la condotta sanzionata, è scritto che in data 13/11/2012, alle ore 11,45, nel Comune di Frosinone, il conducente del veicolo Volksvagen Polo targa (OMISSIS) in località via (OMISSIS), ha commesso infrazione violando il D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 7, comma 1, lett. A, e art. 14, avendo lasciato in sosta il suo veicolo in area vietata nonostante la segnaletica stradale verticale e/o orizzontale lo vietasse. Gli unici fatti ai quali può essere attribuita fede privilegiata, ha rilevato il ricorrente, sono solo che in data 13/11/2012, alle ore 11,45, nel Comune di Frosinone, il conducente del veicolo Volksvagen Polo targa (OMISSIS) in località via (OMISSIS), ha lasciato in area vietata il suo veicolo nonostante la segnaletica stradale verticale e/o orizzontale lo vietasse: non anche che il conducente ha commesso infrazione violando il D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 7, comma 1, lett. A), e art. 14, trattandosi di mere valutazioni del pubblico ufficiale che non possono ritenersi provate fino a querela di falso.

4. Con il terzo motivo, il ricorrente, lamentando la violazione e/o la falsa applicazione di norme di diritto, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui il tribunale, in conseguenza della falsa applicazione dell’art. 2700 c.c., a fatti non ricompresi tra quelli coperti da fede privilegiata, ha violato anche art. 697 c.c., in quanto l’onere della relativa prova, che grava sul Comune quale attore sostanziale, è stato spostato sull’opponente, con l’aggiunta della violazione dell’art. 221 c.p.c. e ss., avendo ritenuto necessaria la proposizione della querela di falso.

5. Il secondo ed il terzo motivo, da trattare congiuntamente, sono infondati. Il tribunale, infatti, dichiaratamente condividendo il rilievo svolto dal primo giudice, laddove ha ritenuto che il verbale redatto dal pubblico ufficiale fosse dotato di pubblica fede in relazione alle attestazioni ivi contenute (vale a dire al fatto che il proprietario del veicolo Volksvagen Polo targata (OMISSIS) lo aveva lasciato in sosta nonostante la segnaletica stradale lo vietasse), ha rilevato che ogni contestazione in ordine a quanto percepito dal pubblico ufficiale deve essere avanzata nelle forme della querela di falso, che nella specie non risulta essere stata proposta. Così facendo, la sentenza impugnata, senza fare alcun riferimento alla qualificazione giuridica dei fatto contestato operata dal verbale in termini di violazione del D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 7, comma 1, lett. a), e art. 14, e, tanto meno, alla valenza di “prova” legale sul punto svolta dal verbale medesimo, ha correttamente applicato i principi ripetutamente affermati da questa Corte secondo cui, in tema di sanzioni amministrative, il verbale di accertamento dell’infrazione fa piena prova, fino a querela di falso, con riguardo ai fatti che, come quelli indicati nel verbale impugnato (e cioè che il veicolo Volksvagen Polo targato (OMISSIS) era stato lasciato in sosta nonostante la segnaletica stradale lo vietasse), il pubblico ufficiale ha attestato come avvenuti in sua presenza e da lui direttamente percepiti o conosciuti senza alcun margine di apprezzamento o di valutazione soggettiva (Cass. n. 25842 del 2008; Cass. n. 23800 del 2014).

6. Con il quarto motivo, il ricorrente, lamentando un error in procedendo in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui il tribunale, in violazione dell’art. 112 c.p.c., non si è pronunciato in ordine ad alcune eccezioni ritualmente formulate in primo grado all’udienza del 6/6/2013 e riproposte ai sensi dell’art. 346 c.p.c., con l’atto di citazione in appello, vale a dire, più precisamente, l’eccezione di: a) inammissibilità della costituzione del resistente per violazione dell’art. 73 disp. att. c.p.c.; b) inammissibilità della documentazione prodotta dal resistente in quanto riconducibile ad una costituzione illegittima; c) disconoscimento ai sensi dell’art. 2719 c.c., della conformità all’originale del verbale di contestazione e del preavviso di accertata violazione amministrativa; d) inammissibilità, tardività ed irritualità delle controdeduzioni (produzione documentale n. 4 della comparsa di costituzione del resistente); e) contestazione ai sensi dell’art. 115 c.p.c., dei fatti allegati dalla parte resistente, per non avere il ricorrente commesso, contrariamente a quanto asserito dal Comune, alcuna violazione al codice della strada in via (OMISSIS) non avendo mai lasciato la propria autovettura in sosta su area vietata; f) inesistenza e/o nullità della notifica del verbale di contestazione per inesistenza di apposita convenziona fra il Comune di Frosinone ed il soggetto che ha provveduto alla stampa ed alla spedizione del predetto verbale.

7. Il motivo, nelle sue plurime censure, è infondato. Intanto, per ciò che riguarda le eccezioni di carattere processuale (vale a dire quelle di cui alle lett. a), b), d ed f) che la sentenza impugnata avrebbe omesso di esaminare in violazione dell’art. 112 c.p.c., la Corte non può che ribadire il principio per cui il vizio di omissione di pronuncia non è configurabile su questioni processuali (Cass. n. 2 2013; Cass. n. 1876 del 2018). D’altra parte, “in materia di sanzioni amministrative per violazioni al codice della strada, la proposizione di tempestiva e rituale opposizione L. 24 novembre 1981, n. 689, ex art. 22, sana la nullità della notificazione del processo verbale di accertamento, giacchè l’art. 18, comma 4, della stessa legge dispone che la notificazione è eseguita nelle forme dell’art. 14, che, richiamando le modalità previste dal codice di rito, rende applicabile l’art. 156 c.p.c., sull’irrilevanza della nullità nel caso di raggiungimento dello scopo” (Cass. n. 20975 del 2014; Cass. n. 11548 del 2007; Cass. n. 4028 del 2007). Deve escludersi, invece, ogni rilievo alle eccezioni di cui alle lett. c) ed e), in quanto assorbite dal rigetto del primo e, rispettivamente, del secondo e del terzo motivo, tanto più se si considera, con riguardo all’ultima, che il vizio di omessa pronuncia è escluso quando la sentenza, nella parte in cui ha ritenuto che “il verbale redatto dal pubblico ufficiale fosse dotato di pubblica fede in relazione alle attestazioni ivi contenute (i pubblici ufficiali verbalizzanti hanno dato atto che il proprietario del veicolo Volksvagen Polo targata (OMISSIS) lasciava in sosta il suo veicolo nonostante la segnaletica stradale lo vietasse)” e che “ogni contestazione in ordine a quanto percepito dal pubblico ufficiale deve essere avanzata nelle forme della querela di falso, che nel caso di specie non risulta essere stata proposta”, ha, evidentemente, assunto una decisione di implicito rigetto dell’eccezione formulata dalla parte di avvenuta contestazione, ai sensi dell’art. 115 c.p.c., dei fatti esposti nel verbale di contestazione (cfr. Cass. n. 20718 del 2018).

8. Con il quinto motivo, il ricorrente, lamentando la violazione e/o la falsa applicazione di norme di diritto, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui il tribunale ha ritenuto che tanto la norma violata, quanto la condotta posta in essere risultano descritte con sufficiente precisione, rilevando che l’art. 7 Cost., comma 1, lett. A), e art. 14 C.d.S., stabiliscono che, nei centri abitati, i Comuni possono istituire obblighi e divieti nelle strade di proprietà dell’ente e che gli stessi provvedono poi a segnalare le violazioni di tali prescrizione, mentre appare correttamente descritta nel verbale la condotta per la cui violazione si è proceduto ad applicare la sanzione amministrativa. In realtà, ha osservato il ricorrente, il tribunale, così facendo, ha falsamente applicato il D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 7, comma 1, lett. a), e art. 14, ad una fattispecie non regolata da tali norme, vale a dirè il fatto descritto nel verbale di contestazione opposto, al pari della sanzione applicata e delle spese amministrative e di notifica.

9. Il motivo è infondato. Intanto, l’opponente non nega che il fatto contestatogli (e cioè di aver lasciato in sosta il veicolo Volksvagen Polo targato (OMISSIS) nonostante la segnaletica stradale lo vietasse) costituisca un illecito amministrativo previsto come tale dalla legge nè afferma che la sanzione pecuniaria conseguentemente inflittagli sia di misura superiore a quella che la legge prevede per tale fatto. Nel caso di specie, peraltro, le norme invocate non sono affatto estranee al fatto contestato all’opponente, se solo si considera che: l’art. 7, comma 1, lett. a) del codice della stradastabilisce che, nei centri abitati, i comuni possono, con ordinanza del sindaco, adottare i provvedimenti indicati nell’art. 6, commi 1, 2 e 4, vale a dire, tra l’altro, vietare o limitare o subordinare al pagamento di una somma il parcheggio o la sosta dei veicoli; l’art. 14, dello stesso codice prevede che gli enti proprietari delle strade provvedono alla apposizione e manutenzione della segnaletica prescritta; l’art. 7, commi 14 e 15, infine, stabilisce le sanzioni amministrative pecuniarie per il caso di violazione dei predetti divieti.

10. Con il sesto motivo, il ricorrente, lamentando la violazione e/o la falsa applicazione di norme di diritto, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui il tribunale ha violato il D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 201, e degli artt. 383 e 385 reg. esec. att., in quanto il verbale di accertamento impugnato è privo della dettagliata e precisa indicazione del fatto contestato: esso, infatti, non si basa su circostanze di fatto avvenute in presenza del pubblico ufficiale ma costituisce il risultato di valutazioni soggettive dell’agente stesso.

11. Il motivo è assorbito dal rigetto del secondo ed il terzo motivo.

12. Il ricorso dev’essere, quindi, rigettato.

13. Nulla per le spese, non avendo l’intimato spiegato in giudizio alcuna attività difensiva.

14. La Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per l’applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17.

P.Q.M.

la Corte così provvede: rigetta il ricorso; dà atto della sussistenza dei presupposti per l’applicabilità del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Seconda Civile, il 22 ottobre 2018.

Depositato in Cancelleria il 20 dicembre 2018

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