Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3306 del 12/02/2018


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Cassazione civile, sez. VI, 12/02/2018, (ud. 04/12/2017, dep.12/02/2018),  n. 3306

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. R.L. ha convenuto in giudizio S.L. e la Unipolsai Assicurazioni s.p.a., davanti al Giudice di pace di Vicenza, chiedendo il risarcimento dei danni da lui patiti in un sinistro stradale asseritamente riconducibile alla responsabilità esclusiva del S..

Si è costituita in giudizio la società assicuratrice, eccependo in via preliminare la litispendenza in quanto davanti al Tribunale di Vicenza risultava già pendente un diverso giudizio (r.g. n. 970 del 2015) nel quale l’attore era intervenuto formulando le stesse domande di cui al giudizio promosso davanti al Giudice di pace.

Con ordinanza del 4 gennaio 2017 il Giudice di pace, accogliendo l’eccezione, ha dichiarato la litispendenza ed ha disposto la cancellazione della causa dal ruolo, condannando il R. al pagamento delle spese di giudizio.

Ha osservato il Giudicante che la litispendenza si determina a seguito della contemporanea pendenza di due cause identiche quanto al petitum ed alla causa petendi; nella specie, era pacifica l’identità della causa petendi e la parziale identità del petitum e delle parti in causa, posto che nel giudizio davanti al Tribunale di Vicenza la domanda risarcitoria era stata avanzata da H.E., proprietaria del veicolo condotto dal R., la quale non aveva invece avanzato alcuna domanda nel giudizio davanti al Giudice di pace. Risultava inoltre che il giudizio promosso davanti al Tribunale era di data anteriore ed era tuttora pendente, nè la dichiarazione di litispendenza poteva ritenersi preclusa dalla partecipazione di un terzo al giudizio.

2. Contro l’ordinanza declaratoria della litispendenza propone regolamento di competenza R.L. con atto affidato ad un motivo ed affiancato da memoria.

La Unipolsai Assicurazioni s.p.a. non ha svolto attività difensiva in questa sede.

3. Il P.M. presso quest’ufficio ha chiesto che il regolamento venga rigettato.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. La parte ricorrente osserva che egli si trovava alla guida di una vettura di proprietà di H.E., la quale aveva radicato la causa di risarcimento dei danni davanti al Tribunale di Vicenza. In quella sede egli era intervenuto “per ragioni di economia processuale”, ma la società Unipolsai aveva eccepito la tardività dell’intervento siccome avvenuto dopo la prima udienza. Egli aveva, quindi, deciso di proporre “a scanso di equivoci” la causa davanti al Giudice di pace, formulando istanza affinchè venisse dichiarata la connessione con quella pendente in Tribunale.

Tanto premesso, il ricorrente lamenta errata applicazione dell’art. 39 c.p.c., rilevando che il Giudice di pace avrebbe fatto confusione tra litispendenza e continenza. Si ha litispendenza, infatti, quando nelle due cause vi sia identità dei soggetti e del petitum, mentre si ha continenza quando vi sia coincidenza parziale di petitmn e causa petendi. Il che si sarebbe verificato nel caso in esame, perchè nell’incidente per cui è causa la domanda della H., terza trasportata, avrebbe una causa petendi diversa da quella del ricorrente, che aveva agito in qualità di conducente (D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209, artt. 141 e 149). Sussisterebbero, quindi, le condizioni per dichiarare non la litispendenza ai sensi dell’art. 39, comma 1 cit., bensì la connessione ai sensi dell’art. 40 c.p.c. oppure la litispendenza di cui all’indicato art. 39, comma 2.

2. Rileva il Collegio, innanzitutto, che il regolamento di competenza – che è l’impugnazione correttamente individuata dal ricorrente (v. Sezioni Unite, ordinanza 31 luglio 2014, n. 17443) – è stato proposto tempestivamente e con regolare instaurazione del contraddittorio, posto che il ricorrente ha provveduto alla notifica del medesimo alla controparte (art. 47 c.p.c., u.c.).

2.1. Ciò premesso si osserva che, come lo stesso R. ha specificato nell’atto di citazione, la società Unipolsai era l’assicuratrice della vettura da lui guidata e di proprietà della H. (che era trasportata a bordo nel momento del sinistro). Il giudizio è stato introdotto davanti al Tribunale di Vicenza dalla proprietaria trasportata, ma in quel giudizio il R. è intervenuto, proponendo una domanda identica a quella poi proposta davanti al Giudice di pace di Vicenza; d’altronde lo stesso ricorrente ammette che l’odierno giudizio è stato introdotto per ovviare alla eccepita tardività dell’intervento nel giudizio davanti al Tribunale.

Ora, posto che si ha litispendenza quando tra due o più cause vi è identità dei soggetti, del petitum e della causa petendi (v., tra le altre, la sentenza 15 aprile 2004, n. 7144, ordinanza 16 dicembre 2005, n. 27783, ed ordinanza 5 agosto 2015, n. 16454), tale identità non viene meno per il fatto che in una delle due cause vi sia la presenza anche di altre parti. In altri termini, la circostanza che nel primo giudizio, pendente davanti al Tribunale, l’atto di citazione introduttivo provenga da un altro soggetto, nella specie la proprietaria della vettura, non toglie che la domanda proposta in quella sede dal R., in qualità di interveniente, sia la medesima da lui avanzata nel successivo giudizio promosso davanti al Giudice di pace. Nè può valere il principio enunciato dall’ordinanza 16 marzo 2017, n. 6826, di questa Corte, perchè in quel caso, pur trattandosi di responsabilità per danni da sinistro stradale, le distinte azione formulate dagli attori erano caratterizzate da diversità di petitum, cosa che non sussiste nell’odierno giudizio.

Ne consegue che la declaratoria di litispendenza è stata correttamente pronunciata.

3. Il ricorso, pertanto, è rigettato.

Non occorre provvedere sulle spese; atteso il mancato svolgimento di attività difensiva da parte dell’intimata.

Sussistono tuttavia le condizioni di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Nulla per le spese.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3, il 4 dicembre 2017.

Depositato in Cancelleria il 12 febbraio 2018

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