Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 33012 del 20/12/2018

Cassazione civile sez. un., 20/12/2018, (ud. 17/04/2018, dep. 20/12/2018), n.33012

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Primo Presidente f.f. –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – rel. Presidente di Sez. –

Dott. D’ANTONIO Enrica – Consigliere –

Dott. CIRILLO Ettore – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

Dott. BERRINO Umberto – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 11020-2013 proposto da:

ASSOCIAZIONE PUNTO LINEA VERDE, in persona dei legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA VAL DI LANZO 79,

presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE IACONO QUARANTINO che la

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

UNIVERSITA’ AGRARIA DI BRACCIANO, in persona del Presidente pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA R. GRAZIOLI LANTE 9,

presso lo studio dell’avvocato PIETRO CARLO PUCCI, che la

rappresenta e difende;

– controricorrente –

e contro

PROCURATORE GENERALE PRESSO LA CORTE DI APPELLO DI ROMA;

– intimato –

avverso la sentenza n. 6/2013 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata l’08/03/2013.

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

17/04/2018 dal Presidente PASQUALE D’ASCOLA;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale SORRENTINO FEDERICO, che ha concluso per il rigetto del

ricorso;

udito l’Avvocato Maurizio Iacono Quarantine per delega dell’avvocato

Giuseppe Iacono Quarantine.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1) L’Università Agraria Bracciano ha agito davanti al Commissario per gli Usi civici del Lazio per far accertare la abusività dell’occupazione di un terreno già oggetto di concessione nel 1987 alla Associazione Punto Linea Verde per lo svolgimento di attività di recupero soggetti disagiati, concessione che, in mancanza di effettivo rinnovo, era stata revocata.

Parte attrice ha chiesto quindi al Commissario di disporre la reintegra dei terreni (distinti in catasto di Bracciano al foglio (OMISSIS)) e dei fabbricati nella propria disponibilità.

L’Associazione convenuta ha resistito, svolgendo anche domanda riconvenzionale per il rimborso di spese sostenute per gli immobili e il terreno. Il Commissario con decisione del 12 febbraio 2009 ha ritenuto che, essendo stata contestata la abusività dell’occupazione, sussisteva la propria giurisdizione e ha accolto la domanda di rilascio. Ha dichiarato il difetto di giurisdizione sulla riconvenzionale.

Il reclamo proposto dall’Associazione è stato oggetto di decisione in via cautelare nel 2010 e di sentenza definitiva della Corte di appello di Roma in data 8 marzo 2013.

La Corte territoriale ha dichiarato inammissibile il reclamo, perchè ha ritenuto che il capo di pronuncia relativo alla demanialità non era stato impugnato e che gli altri capi avrebbero dovuto essere oggetto di ricorso straordinario per cassazione ex art. 111 Cost..

Associazione Punto Linea Verde ha proposto tempestivo ricorso per cassazione, resistito da controricorso, con il quale ha svolto due motivi.

La Seconda Sezione della Corte ha esaminato il ricorso e con ordinanza n. 74 del 2018 ha rimesso gli atti al primo presidente per la assegnazione alle Sezioni Unite

Parte ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

2) Il primo motivo di ricorso è relativo alla declaratoria di inammissibilità del reclamo.

Il secondo motivo denuncia sotto più profili (art. 360 c.p.c., nn. 1, 3 e 5) il difetto di giurisdizione del giudice adito, questione rimasta non esaminata, perchè la Corte di appello l’ha ritenuta preclusa dalla inammissibilità del reclamo.

Conviene muovere dall’esame di questo secondo motivo, che va dichiarato inammissibile, come rilevato dal controricorso e dal Procuratore generale.

Essi hanno correttamente rilevato che la questione non è stata posta tempestivamente dall’Associazione con l’atto di “reclamo con citazione in appello” del marzo 2009, ma solo con la comparsa di costituzione con nuovo difensore del giugno 2010, come si riscontra in atti.

Pertanto, alla luce dell’insegnamento instauratosi a partire da Cass. Su 24883/09, come precisato da SU 26019/2008, sul punto si è formato un giudicato implicito, per effetto della pronuncia sul merito in primo grado e della mancata tempestiva impugnazione, al riguardo, dinanzi al giudice di appello.

2.1) Mette conto precisare, in risposta alla memoria della ricorrente, che non opera qui la L. n. 1766 del 1927, art. 31, comma 1 che prevede la peculiare dispensa per i Commissari “dalla osservanza delle forme della procedura ordinaria”, atteso che si verte nella parte del procedimento che tende alla formazione del giudicato, cioè di un passaggio processuale che risponde non a mere esigenze di semplificazione non essenziali al contraddittorio, quali allude la dispensa per la fase commissariale, ma di uno snodo fondamentale del procedimento, che regge la esistenza o meno dell’impugnazione e quindi il conseguente formarsi del giudicato.

3) Il primo motivo di ricorso censura la sentenza della Corte di appello nella parte in cui ha ritenuto che la decisione commissariale sfugga al reclamo. Secondo la Corte di appello la controversia non rientra tra le questioni reclamabili L. n. 1766 del 1927, ex art. 32 cioè quelle concernenti l’esistenza, la natura e l’estensione dei diritti di cui all’art. 1 e la rivendicazione delle terre.

Nel caso di specie la Corte di appello ha ritenuto che “in assenza di contestazioni sulla demanialità fin dall’inizio”, il reclamo sarebbe inammissibile e si dovrebbe far luogo al ricorso per straordinario per cassazione (SU 27/2001). A tal fine ha richiamato la massima di Cass. 10814/08, che era però relativa a caso in cui la natura demaniale era stata “accertata con sentenza passata in giudicato” e si discuteva di situazione soggettiva del privato configurabile come interesse legittimo”, caso quindi ben diverso da quello in esame.

Questa statuizione è puntualmente censurata in ricorso.

Ivi (v. pag. 16) l’Associazione ha dedotto: che sia in primo grado che in appello essa aveva contestato la destinazione ad uso civico delle terre, “facendo rilevare la privazione delle stesse ai diritti di pascolo e legnatico”; che se la domanda di rilascio, che presupponeva l’accertamento sulla abusività, era di competenza del Commissario, doveva ritenersi consentita la reclamabilità della relativa decisione; che la stessa Corte di appello in sede di primo esame ai fini cautelari aveva ritenuto prima facie ammissibile il reclamo.

Ha poi argomentato che la dedotta abusività dell’occupazione implicava un accertamento della estensione (art. 29) dei diritti di uso civico, perchè la legittimità dell’occupazione avrebbe – per converso – compresso proprio l’esercizio di tali diritti da parte dell’Università agraria di Bracciano.

Il ricorso è fondato.

Già nella sentenza di primo grado il Commissario ebbe ad osservare (fine pag. 4 inizio pag. 5) che l’avvocato dell’Ente agrario aveva dedotto che l’oggetto del giudizio era l’accertamento “dell’abusività dell’occupazione, nonchè della qualitas soli, implicitamente contestata da parte convenuta” rifiutando il rilascio.

Sebbene quella stessa sentenza in parte motiva abbia poi manifestato perplessità sulla esistenza di una espressa contestazione della qualitas, rimane tuttavia evidente che è rimasta viva la contestazione, logica e pregiudiziale, di parte resistente.

Al di l quanto dedotto in ricorso, se ne ha riscontro nell’atto di reclamo, ove a pag. 17 la difesa dell’Associazione esponeva, evidenziandolo in grassetto, che vi era stata “definitiva cessazione dell’uso civico” con la “impossibilità di ripristinare l’uso collettivo agricolo del terreno”. Non è quindi esatto quanto dedotto in memoria da parte attrice (qui resistente) che nega che vi sia una contestazione, almeno implicita, nell’atto di appello.

Va invece riaffermato, anche sulla scorta di quanto in memoria è stato argomentato da parte ricorrente, che decisiva per la competenza giurisdizionale del Commissario per la liquidazione degli usi civici è la sussistenza di questioni che incidentalmente sorgano sui presupposti necessari della domanda.

Sul tema Sez. U, n. 15300 del 04/07/2014 è massimata nel senso che il rimedio impugnatorio esperibile avverso le sentenze rese dal commissario per la liquidazione degli usi civici in materia di esistenza, natura ed estensione dei diritti di uso civico, anche con contenuto di omologa od approvazione di accordi conciliativi raggiunti tra le parti, è costituito, ai sensi della L. 16 giugno 1927, n. 1766, art. 32 esclusivamente dal reclamo alla corte d’appello di Roma, sezione speciale usi civici.

In quel caso la Suprema Corte ha rilevato che la sentenza impugnata aveva “espressamente proceduto ad una preliminare delibazione sulla qualità giuridica del terreno oggetto dell’intervenuta conciliazione tra le parti” e aveva rilevato che tale valutazione comportava che si era “in presenza di un accertamento preliminare sull’esistenza o meno di un diritto di uso civico sul terreno oggetto del giudizio, anche in assenza di una contestazione della “qualitas soli”, che si pone come un antecedente logico – giuridico della decisione”.

Aveva pertanto ritenuto inammissibile il ricorso straordinario.

Parimenti nel caso odierno si deve constatare che la presenza, quale presupposto dell’azione proposta, di una valutazione preliminare sulla esistenza di un diritto di uso civico del terreno era sufficiente ad attrarre la controversia nell’ambito riservato alla giurisdizione commissariale, e, in fase di appello, in quello del reclamo ex art. 32.

Discende da quanto esposto l’accoglimento del primo motivo di ricorso e la rimessione della causa alla Corte di appello di Roma affinchè, in diversa composizione, si pronunci sul merito dell’impugnazione, nonchè sulla liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il secondo motivo di ricorso. Accoglie il primo motivo.

Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla Corte di appello di Roma, in diversa composizione, che provvederà anche sulla liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio delle Sezioni Unite civili, il 17 aprile 2018.

Depositato in Cancelleria il 20 dicembre 2018

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