Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 33010 del 13/12/2019

Cassazione civile sez. VI, 13/12/2019, (ud. 02/10/2019, dep. 13/12/2019), n.33010

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19091-2018 proposto da:

A.M., elettivamente domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR

presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato CLEMENTINA DI ROSA;

(Ammesso p.s.s. Delib. 13 ottobre 2019 Ord. Avv. Campobasso);

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO (OMISSIS);

– intimato –

avverso il decreto n. 2211/2017 R.G.A.C. del TRIBUNALE di CAMPOBASSO,

depositato l’11/05/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 02/10/2019 dal Consigliere Relatore Dott. FALABELLA

MASSIMO.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. – E’ impugnata per cassazione la sentenza del Tribunale di Campobasso, pubblicata l’11 maggio 2018, con cui è stato negato che a A.M. potessero essere riconosciuti lo status di rifugiato la protezione sussidiaria e quella umanitaria.

2. – Il ricorso per cassazione si fonda su cinque motivi. Il Ministero dell’interno, intimato, non ha svolto difese.

Il Collegio ha autorizzato la redazione del provvedimento in forma semplificata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – Il primo motivo denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35, commi 10 e 11, come modificato dal D.L. n. 13 del 2017. Il ricorrente si duole della mancata fissazione dell’udienza di comparizione nonostante la formale istanza in tal senso e l’assenza della videoregistrazione dell’audizione resa innanzi alla Commissione territoriale.

Il secondo motivo oppone la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 351 del 2007, artt. 3, 5, 6, 7, 8 e 14. Rileva il ricorrente che la normativa indicata risultava essere stata violata, tenuto conto della propria vicenda personale e del quadro sociopolitico emergente dalle COI (Country of Origin Information) richiamate e prodotte.

Col terzo motivo è lamentata la violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6. Assume l’istante che avrebbe avuto diritto al riconoscimento della protezione umanitaria in considerazione della propria vulnerabilità, oggettiva è soggettiva.

Il quarto mezzo censura la sentenza impugnata per omesso esame di un fatto decisivo e per contraddittorietà e illogicità del provvedimento impugnato. Il ricorrente si duole dell’omessa valutazione dell’effettiva situazione socio-politica del paese di origine in termini di instabilità e insicurezza, così come emergente dalle fonti internazionali, oltre che della circostanza per cui era a lui riferibile una peculiare situazione di vulnerabilità.

2. – Gli esposti motivi vanno disattesi.

Il primo si fonda su di un dato – la mancata fissazione dell’udienza – che risulta sconfessato dal tenore del provvedimento impugnato, nel quale è menzione della trattazione della causa all’udienza dell’8 febbraio 2018 (pag. 1). Il ricorrente non si misura affatto con tale affermazione, nè spiega la ragione per la quale non si debba prestar fede ad essa.

Il secondo motivo è infondato. Per un verso, infatti, il giudice di prime cure ha ritenuto, con giudizio non sindacabile nella presente sede (Cass.: 30 ottobre 2018, n. 27503), non credibile e generico il racconto del richiedente; per altro verso ha escluso, avvalendosi di qualificate fonti informative, citate nel corpo del decreto (pag. 3), che il paese di provenienza dell’istante fosse interessatol situazioni di violenza diffusa tali da giustificare il riconoscimento all’odierno ricorrente della protezione sussidiaria (segnatamente, può qui aggiungersi, quella di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c)): l’apprezzamento del fondamento, in fatto, del contrario assunto, secondo cui il detto paese sarebbe oggi teatro di un conflitto armato sfugge, con evidenza, al sindacato di legittimità; si ricorda, in proposito, che la violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato, interno o internazionale, che integra minaccia grave e individuale alla vita del richiedente, sia pure in rapporto alla situazione generale del paese di origine, costituisce oggetto di un apprezzamento di fatto di esclusiva competenza del giudice di merito (Cass. 12 dicembre 2018, n. 32064).

Parimenti da respingere è il terzo motivo. A sostegno della censura il ricorrente invoca il suo inserimento nel mercato del lavoro e il disagio che subirebbe in conseguenza del rimpatrio, stante la situazione socio-politica del paese di origine. Rammentato che la condizione di vulnerabilità deve essere sempre correlata a elementi legati alla vicenda personale del richiedente, apprezzata nella sua individualità e concretezza (Cass. 23 febbraio 2018, n. 4455), non si vede come, nella conclamata assenza di allegazioni puntuali e di riscontri, riferite alla situazione individuale del ricorrente (e non alle generali condizioni del suo paese di origine), il Tribunale potesse reputare fondata la domandata protezione per motivi umanitari. Nè assume rilievo, nella presente fattispecie, il livello di integrazione del richiedente nel nostro paese. Infatti, il ricorrente non spiega se e come abbia fatto valere nel giudizio di merito il tema della propria integrazione in Italia (aspetto, questo, che la giurisprudenza di questa S.C. non ritiene peraltro in sè sufficiente a consentire il riconoscimento della protezione umanitaria: Cass. 28 giugno 2018, n. 17072), in rapporto con la propria situazione originaria.

Il quarto motivo è palesemente destituito di fondamento. Non si ravvisa, infatti, il denunciato omesso esame di un fatto decisivo; si delinea, piuttosto, un accertamento (che investe sia la situazione sociopolitica del paese di origine del ricorrente, sia la condizione personale di quest’ultimo, ritenuto non portatore di uno stato di vulnerabilità) da cui l’istante dissente: non per questo, tuttavia, l’accertamento in questione può essere efficacemente censurato in questa sede.

3. – Il ricorso è respinto.

4. – Nulla deve statuirsi in punto di spese processuali.

P.Q.M.

La Corte:

rigetta il ricorso; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della 6a Sezione Civile, il 2 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2019

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