Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 33007 del 13/12/2019

Cassazione civile sez. VI, 13/12/2019, (ud. 10/09/2019, dep. 13/12/2019), n.33007

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – rel. Consigliere –

Dott. RIVERSO Roberto – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24121-2018 proposto da:

R.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CHIANA 48,

SCALA 3, INTERNO 11, presso lo studio dell’avvocato GIORGIO

MORGANTI, rappresentato e difeso dall’avvocato GIUSEPPE PUORTO;

(Ammesso p.s.s. Delib. 3 luglio 2018 Ord. Avv. Napoli);

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’AVVOCATURA CENTRALE

DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocati CLEMENTINA

PULLI, NICOLA VALENTE, EMANUELA CAPANNOLO, MANUELA MASSA;

– resistenti –

e contro

MINISTERO DELL’INTERNO, MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE;

– intimati –

avverso la sentenza n. 8419/2017 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 02/02/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 10/09/2019 dal Consigliere Relatore Dott. ESPOSITO

LUCIA.

Fatto

RILEVATO

CHE:

La Corte d’appello di Napoli confermava la sentenza del giudice di primo grado che aveva rigettato la domanda avanzata da R.A. volta al riconoscimento del suo diritto alla pensione o assegno di invalidità o indennità di accompagnamento;

le conformi decisioni dei giudici del merito si fondavano sulle risultanze della consulenza tecnica d’ufficio che aveva accertato una percentuale di invalidità non utile per il raggiungimento dei requisiti previsti per alcuna delle prestazioni richieste;

avverso la sentenza propone ricorso per cassazione R.A. mediante unico motivo, illustrato mediante memoria;

I’Inps produce procura in calce al ricorso mentre le altre parti (Ministero Interno e Ministero Economia e Finanze, Direzione Tesoro Ministero Economia e Finanze, Direzione Territoriale Ministero Economia e Finanze) sono rimaste intimate;

la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio non partecipata.

Diritto

CONSIDERATO

con l’unico motivo il ricorrente deduce omesso, insufficiente contraddittorio esame della questione relativa alla necessità della nomina in sede di gravame di un nuovo c.t.u., in ragione della contraddittorietà e insufficienza della relazione di primo grado, osservando che la Corte territoriale aveva insufficientemente motivato il rigetto della richiesta di nuova consulenza, pur potendo essere espresso soltanto da un tecnico specialista del settore il giudizio sulla condizione sanitaria del ricorrente;

il motivo è infondato alla luce del consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, in forza della quale (Cass. n. 2103 del 24/01/2019) “In tema di consulenza tecnica d’ufficio, rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito la valutazione dell’opportunità di disporre indagini tecniche suppletive o integrative, di sentire a chiarimenti il consulente sulla relazione già depositata ovvero di rinnovare, in parte o “in toto”, le indagini, sostituendo l’ausiliare del giudice. L’esercizio di tale potere non è sindacabile in sede di legittimità, ove ne sia data adeguata motivazione, immune da vizi logici e giuridici; peraltro, il provvedimento con cui il giudice dispone la rinnovazione delle indagini non priva di efficacia l’attività espletata dal consulente sostituito”;

va rilevato, infatti, che nella specie la Corte d’appello ha compiutamente motivato il rifiuto di rinnovo, evidenziando come non risultava prodotta in grado d’appello documentazione sanitaria idonea a mutare il quadro esaminato dal consulente, in tal modo concludendo: “deve ritenersi… che le critiche dell’appellante sono il frutto di divergenti valutazioni medico legali, espresse in modo superficiale e non suffragate di elementi obiettivi, documentali o logici idonei a porre in dubbio le convincenti valutazioni e conclusioni del c.t.u.”;

in base alle svolte argomentazioni il ricorso va dichiarato inammissibile, con esclusione di statuizioni sulle spese a carico della ricorrente, in presenza di dichiarazione sostitutiva ex art. 152 disp. att. c.p.c.;

non compete anche l’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, commi 1 bis e 1 quater, stante l’ammissione della parte al gratuito patrocinio.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della non sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 10 settembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2019

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