Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3300 del 03/02/2022

Cassazione civile sez. I, 03/02/2022, (ud. 19/11/2021, dep. 03/02/2022), n.3300

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Presidente –

Dott. DI MARZIO Mauro – rel. Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21289/2020 proposto da:

S.O., elettivamente domiciliato in Roma Via Teofilo

Folengo, 49 presso lo studio dell’avvocato Facilla Giovanni Maria,

che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’interno, (OMISSIS);

– intimato –

avverso la sentenza del TRIBUNALE di VENEZIA, depositata il

04/06/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

19/11/2021 da Dott. DI MARZIO MAURO.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. – S.O., (OMISSIS), ricorre, nei confronti del Ministero dell’interno, contro il decreto con cui il Tribunale di Venezia ha respinto la sua domanda di protezione internazionale o umanitaria.

2. – Non spiega difese l’amministrazione intimata, che si è limitata a depositare un atto di costituzione per i fini dell’eventuale partecipazione alla discussione orale.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

3. – Il mezzo denuncia dell’erronea e parziale valutazione dei fatti dichiarati dal ricorrente ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, ed è seguito da cinque paragrafi intitolati, “Sulla protezione sussidiaria”, “Sulla sussistenza del diritto di asilo”, “Sulla sussistenza del diritto di protezione umanitaria”, “Applicazione del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 19 e art. 5, comma 6”, “Periculum in mora”.

RITENUTO CHE:

4. – Questa Corte ha chiarito che, “in tema di protezione internazionale, il ricorrente per cassazione che agisca ai sensi del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 35 bis è tenuto ad allegare l’avvenuta comunicazione del decreto impugnato (o la mancata esecuzione di tale adempimento), producendo, a pena d’improcedibilità, copia autentica del provvedimento unitamente alla relazione di comunicazione, munita di attestazione di conformità delle ricevute PEC, fermo restando che il mancato deposito di tale relazione è irrilevante non solo nel caso in cui il ricorso sia comunque notificato entro trenta giorni dalla pubblicazione del decreto (cd. prova di resistenza), ma anche quando essa risulti comunque nella disponibilità della Corte di cassazione, perché prodotta dalla parte controricorrente ovvero acquisita a seguito dell’istanza di trasmissione del fascicolo d’ufficio, sempre che l’acquisizione sia stata in concreto effettuata e che da essa risulti l’avvenuta comunicazione, non spettando alla Corte attivarsi per supplire, attraverso tale via, all’inosservanza della parte al precetto posto dall’art. 369 c.p.c., comma 2” (Cass. 14839/2020, 22324/2020; più di recente Cass. n. 32023/2021).

Nel caso di specie non risulta dalla copia del decreto impugnato prodotto in atti la data (totalmente illeggibile la scritturazione in alto a destra di ciascuna pagina del decreto, sicché neppure è possibile procedere alla prova di resistenza) in cui è stato pronunciato, né detta data e indicata nel corpo del ricorso, e non è allegata la data della sua comunicazione, sicché non risulta la tempestività del ricorso per cassazione effettuato con atto passato alla notifica il 6 luglio 2020.

5. – Nulla per le spese. Sussistono i presupposti processuali per il raddoppio del contributo unificato se dovuto.

PER QUESTI MOTIVI

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso, dando atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, che sussistono i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 19 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 febbraio 2022

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