Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32997 del 10/11/2021

Cassazione civile sez. trib., 10/11/2021, (ud. 13/07/2021, dep. 10/11/2021), n.32997

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Presidente –

Dott. CATALLOZZI Paolo – Consigliere –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. LEUZZI Salvatore – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 27643/2012 R.G. proposto da:

Crimo Italia s.r.l., in persona del legale rappresentante p.t.,

rappresentato e difeso, anche disgiuntamente, dall’avv. Angelo

Stefanori e dall’Avv. Guglielmo Castaldo, con domicilio eletto

presso lo studio del primo, in Roma, via Giuseppe Ferrari, n. 2;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato, in persona del Direttore p.t., con domicilio

eletto presso gli uffici della predetta Avvocatura, in Roma, via dei

Portoghesi, n. 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale

dell’Umbria, depositata l’11 maggio 2011, n. 80/2/2012.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 13 luglio

2021 dal Cons. Salvatore Leuzzi.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– La Crimo Italia s.r.l. ha proposto ricorso per cassazione avverso

la sentenza della Commissione tributaria Regionale dell’Umbria, depositata l’11 maggio 2011, di accoglimento dell’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate avverso la decisione di primo grado della Commissione tributaria provinciale di Perugia, che aveva accolto il ricorso della contribuente, avverso l’avviso di accertamento n. (OMISSIS), con cui l’Ufficio di (OMISSIS) aveva rettificato la dichiarazione dei redditi presentata dalla società per l’anno 2004, riprendendo a tassazione, per un totale di Euro 109.163,00, i costi ritenuti non inerenti e indeducibili e recuperato l’IVA indebitamente detratta in relazione a un contratto di sponsorizzazione stipulato con una società sportiva;

– La Commissione tributaria regionale, in difformità da quanto ritenuto da quella provinciale che aveva annullato l’atto impositivo sul presupposto della ritenuta inerenza delle spese, ha viceversa, da un lato, affermato che non appariva “ragionevole l’impiego di una somma indubbiamente rilevante da un punto di vista oggettivo (anche se asseritamente pari solo al 3% del fatturato della Crimo Italia s.r.l.) per una sponsorizzazione che si risolve in un veicolo pubblicitario diretto al grande pubblico e non certo a quello assai selezionato per la natura stessa dell’attività svolta dall’appellata di riparazione e manutenzione di attrezzature mediche”, dall’altro lato, evidenziato che si palesava “difficile… ipotizzare una qualche influenza della svolta pubblicità su una gara pubblica oppure nei confronti di un laboratorio privato di analisi che senza alcun dubbio troverà più efficace la notorietà ed il buon nome dell’azienda per la qualità del servizio reso piuttosto che per un improbabile sponsorizzazione in ambito motociclistico”;

– Il ricorso della Crimo Italia s.r.l. è affidato a tre motivi;

– L’Agenzia delle Entrate ha resistito con controricorso.

– In esito alla camera di consiglio del 2 ottobre 2019, la Corte riconvocatasi – prendeva atto dell’intervenuto deposito di istanza di sospensione D.L. n. 19 del 2018, ex art. 6, comma 10, e sospendeva il processo, rinviando la causa a nuovo ruolo.

– In seguito al decorso del periodo di sospensione la causa è stata rimessa all’adunanza camerale del 13 luglio 2021, in esito alla quale è stata decisa.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– Con il primo motivo di ricorso, la Crimo Italia s.r.l. lamenta, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (nel testo previgente rispetto alle modifiche apportate dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54), l’omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, per essersi limitata, la Commissione tributaria regionale, “a richiamare elementi di fatto”, svolgendo “affermazioni tautologiche” e facendo leva su “un criterio di ragionevolezza non previsto dalla legge” e su “ragionamenti meramente ipotetici ed espressioni… del tutto estranee a richiami della comune esperienza, oltre che del tutto assenti nel panorama giurisprudenziale”; la carenza e illogicità della motivazione emergerebbe – secondo la ricorrente – sia in quanto “nessuno degli elementi considerati corrisponde a quelli sintomatici della inerenza dei costi alla attività d’impresa”, sia in quanto “le conclusioni tratte dalla considerazione dei predetti elementi appaiono anch’esse prive di oggettivo riscontro logico e fattuale”;

– Con il secondo motivo di ricorso, la ricorrente lamenta ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la nullità della sentenza e del procedimento per violazione del principio di cui all’art. 112 c.p.c. della corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato, in quanto la decisione d’appello, nel riformare integralmente quella di primo grado, “ha pronunciato su questioni su cui si era formato il giudicato enroprocessuale”, atteso che “l’Agenzia delle Entrate aveva incentrato la propria impugnazione della sentenza della Commissione tributaria provinciale di Perugia sui soli profili attinenti le imposte sul reddito”, non anche sugli aspetti relativi all’IVA;

– Con il terzo motivo di ricorso, l’Agenzia denuncia ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e/o falsa applicazione del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 109, e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 19 ,per avere, la Commissione tributaria regionale, “ritenuto irrilevanti ai fini fiscali i costi di sponsorizzazione/pubblicità”, ancorché l’inerenza delle spese di sponsorizzazione non potesse essere “contestata tout court…, ovvero con riferimento a parametri astratti… e diversi da quelli di legge”.

– Il D.L. n. 119 del 2018, art. 6, comma 12, stabilisce che: “L’eventuale diniego della definizione va notificato entro il 31 luglio 2020 con le modalità prevista per la notificazione degli atti processuali. Il diniego è impugnabile entro sessanta giorni dinanzi all’organo giurisdizionale presso il quale pende la controversia. Nel caso in cui la definizione della controversia è richiesta in pendenza del termine per impugnare, la pronuncia giurisdizionale può essere impugnata dal contribuente unitamente al diniego della definizione entro sessanta giorni dalla notifica di quest’ultimo ovvero dalla controparte nel medesimo termine”. Ai sensi del D.L. cit., art. 6, comma 13, “In mancanza di istanza di trattazione presentata entro il 31 dicembre 2020 dalla parte interessata, il processo è dichiarato estinto, con decreto del Presidente. L’impugnazione della pronuncia giurisdizionale e del diniego, qualora la controversia risulti non definibile, valgono anche come istanza di trattazione. Le spese del processo estinto restano a carico della parte che le ha anticipate”.

– Nella fattispecie, non è stata presentata istanza di trattazione entro il 31 dicembre 2020, né è stato notificato diniego della definizione entro il 31 luglio 2020. In ragione di siffatti rilievi, va dichiarata l’estinzione del giudizio essendo cessata la materia del contendere. Alla declaratoria di estinzione del giudizio per sopravvenuta cessazione della materia del contendere, segue che le spese dell’intero giudizio estinto restano a carico della parte che le ha anticipate, come espressamente disposto dal D.L. 119 del 2018, art. 6, comma 13. (v. Cass. n. 21826 del 2020).

P.Q.M.

La Corte dichiara estinto il giudizio; spese a carico della parte che le ha anticipate.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Tributaria della Suprema Corte di Cassazione, il 13 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 novembre 2021

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