Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32990 del 10/11/2021

Cassazione civile sez. trib., 10/11/2021, (ud. 17/06/2021, dep. 10/11/2021), n.32990

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. BALSAMO Milena – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – rel. Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – Consigliere –

Dott. FILOCAMO Fulvio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso R.G.N. 6430/2017 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, – (C.F. (OMISSIS)) in persona del Direttore

pro tempore, rappresentata e difesa ope legis dall’Avvocatura

generale dello Stato elettivamente domiciliata in Roma via dei

Portoghesi 12;

– ricorrente –

contro

GFM – GLOBAL FOOD MARKETING s.r.l., con sede in (OMISSIS), in persona

del legale rappresentante pro tempore elettivamente domiciliata in

Roma via della Scrofa 57 presso lo studio dell’avv. Giancarlo

Zoppini, rappresentata e difesa dagli avv.ti Giuseppe Pizzona e

Giuseppe Russo Corvace;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 5069/12/16 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE del LAZIO, depositata il 6 settembre 2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 17.06.2021 dal Consigliere Relatore RITA RUSSO.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

La società GFM ha impugnato l’avviso di liquidazione e irrogazione sanzioni per omesso versamento imposta di registro relativamente al finanziamento dei soci stanziato in favore della società controllante OPENIM.

La società deduce che si tratta di un contratto formatosi per corrispondenza e quindi soggetto al disposto di cui all’art. 1 comma 1 della Tariffa seconda parte allegata dal D.P.R. n. 131 del 1986 (TUR) secondo il quale gli atti aventi oggetto prestazioni di contenuto patrimoniale formati per corrispondenza (quali sono i finanziamenti sociali) sono soggetti a imposta di registro solo in caso di uso.

La Commissione tributaria di primo grado ha accolto totalmente il ricorso. L’Agenzia delle entrate ha proposto appello che la Commissione regionale ha respinto, osservando che il finanziamento trae origine da un contratto stipulato per corrispondenza che deve essere registrato solo in caso d’uso, e ciò avviene ai sensi dell’art. 6 del TUR quando un atto si deposita presso le cancellerie giudiziarie nell’esplicazione delle attività amministrative o presso amministrazioni dello Stato; che in questo caso non sussistono questi presupposti, prodromici all’applicazione dell’art. 22, comma 1, del TUR, come già rilevato dal giudice di prime cure.

Avverso la predetta sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle entrate affidandosi ad un motivo. Si è costituita con controricorso la società contribuente, che ha successivamente depositato memoria. La causa è stata trattata all’udienza camerale non partecipata del 17 giugno 2021.

Diritto

RITENUTO

CHE:

1.- Con il primo motivo e unico del ricorso si lamenta la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 131 del 1986, artt. 6 e 22 (TUR) nonché dell’art. 9 della tariffa parte prima e della art. 1 tariffa parte seconda del D.P.R. n. 131 del 1986, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.

Deduce che secondo quanto disposto dall’art. 22 del TUR se nel contratto sono enunciate disposizioni contenute in atti non registrati, l’imposta si applica anche alle disposizioni enunciate e ciò a prescindere dall’uso, in base alla sola enunciazione.

Il motivo è fondato.

In tema d’imposta di registro, sono assoggettati a tributo, ai sensi del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 22 anche gli atti sottoposti a registrazione solo in caso d’uso ove enunciati in atti soggetti a registrazione, dovendosi individuare il soggetto obbligato, in tale evenienza, in base alle regole operanti per l’imposizione dell’atto enunciante e non di quello enunciato (Cass. n. 22243/2015).

Pertanto se in un atto, come nelle a specie, sono enunziate disposizioni contenute in atti scritti o contratti verbali non registrati e posti in essere tra le stesse parti intervenute, ai sensi del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 22, comma 1, l’imposta di registro si applica anche alle disposizioni enunziate; ne consegue l’imponibilità del finanziamento enunciato a prescindere dall’effettivo uso trattandosi di atto avente ad oggetto prestazioni a contenuto patrimoniale, finalizzato a determinare una modificazione della sfera patrimoniale e suscettibile di valutazione economica (Cass. n. 32516/2019) del 12/12/2019 (Rv. 656035 – 01).

Ha pertanto errato il giudice d’appello a dare rilievo alla circostanza che l’atto non fosse stato depositato presso le cancellerie giudiziarie o presso altre amministrazioni dello Stato.

Ne consegue la cassazione della sentenza impugnata e non essendo necessari altri accertamenti in fatto, può decidersi nel merito rigettando l’originario ricorso della società contribuente.

Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo, mentre si compensano le spese del doppio grado di merito.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito rigetta l’originario ricorso della società condanna parte controricorrente alle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 6.500,00 oltre spese prenotate a debito; compensa le spese del doppio grado di merito.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio da remoto, il 17 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 novembre 2021

 

 

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