Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32988 del 10/11/2021

Cassazione civile sez. trib., 10/11/2021, (ud. 11/06/2021, dep. 10/11/2021), n.32988

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PERRINO Angel – Maria –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – rel. Consigliere –

Dott. GALATI Vincenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 5019/2015 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, con

domicilio eletto in Roma, via Dei Portoghesi, n. 12;

– ricorrente –

contro

CENTRO CASA CERNUSCO S.R.L., in persona del legale rappresentante

p.t., rappresentato e difeso dall’Avv. Paolo Maria Zappa e dall’Avv.

Nicola Di Pierro, anche disgiuntamente, con domicilio eletto presso

lo studio del secondo sito in Roma via Tagliamento n. 55;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della

Lombardia, n. 3581/27/2014 depositata il 3 luglio 2014, non

notificata.

Udita la relazione svolta nell’adunanza camerale dell’U giugno 2021

dal consigliere Pierpaolo Gori.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. Con sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia veniva rigettato l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Milano n. 179/36/2012 la quale, a sua volta, aveva accolto il ricorso della società Centro Casa Cernusco S.r.l. avente ad oggetto una cartella di pagamento per IRES, IRAP e IVA 2007, emessa a seguito di un controllo automatizzato D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 bis con cui era stata rettificata la dichiarazione presentata per l’anno 2007 per effetto del mancato riconoscimento dei crediti riportati dall’esercizio 2006 per le imposte predette.

2. La CTR confermava la decisione di primo grado, ritenendo che il controllo automatizzato non potesse essere legittimamente utilizzato dall’Agenzia nel caso di specie, dovendosi risolvere questioni giuridiche, nella specie il disconoscimento di crediti stante l’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi per l’anno precedente e, conseguentemente, riteneva fosse necessario un atto impositivo di rettifica debitamente motivato.

3. Avverso la decisione propone ricorso l’Agenzia delle Entrate, affidato ad un unico motivo, cui replica la contribuente con controricorso. L’Agenzia ha da ultimo depositato istanza di fissazione udienza a seguito di diniego di definizione agevolata D.L. n. 119 del 2018, ex art. 6.

Diritto

CONSIDERATO

che:

4. In via preliminare devono essere esaminate e disattese le plurime eccezioni di inammissibilità del ricorso, articolate dalla contribuente ex art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4 e art. 360 bis c.p.c., dal momento che l’unico motivo di censura non è aspecifico, ed è completo e riferito alla decisione impugnata, la cui parte censurata è anche riportata nel “fatto” a pag.3 del ricorso, mentre la questione giuridica da risolvere è sintetizzata a pag.1 dell’atto introduttivo del giudizio di legittimità, il quale nel corpo dell’esposizione individua con adeguata precisione le norme di diritto, e l’interpretazione datane dalla giurisprudenza, che assume violate. Inoltre, il ricorso prospetta una violazione di legge e non chiede pertanto il riesame del fatto, consentendo al Collegio, con adeguati richiami anche agli snodi processuali occorsi e alle difese delle parti, di verificare la denunciata violazione, mentre la deduzione secondo la quale la controversia sarebbe stata decisa dal giudice d’appello in senso conforme al diritto vivente dev’essere esaminata unitamente al merito.

5. Con l’unico motivo di ricorso – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 -, l’Agenzia deduce la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis, del D.P.R. n. 916 del 1986, art. 7, D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 19, 27, 28, 30 e 55 per aver la CTR affermato che l’Agenzia non può procedere alla rettifica attraverso controllo formale D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis in caso di disconoscimento di crediti, nel caso in cui la contribuente non abbia presentato la dichiarazione annuale.

6. Il motivo è infondato. Premesso che il ricorso è calibrato sul solo credito IVA, l’Agenzia richiama a sostegno della propria prospettazione le ordinanze della S.C. nn. 16053 e 22902 del 2014. La Corte osserva che tali decisioni hanno condotto, successivamente alla proposizione del presente ricorso, alla decisione delle Sezioni Unite n. 17758 del 08/09/2016 la quale ha chiarito come “In caso di omessa presentazione della dichiarazione annuale IVA, è consentita l’iscrizione a ruolo dell’imposta detratta e la consequenziale emissione di cartella di pagamento, potendo il fisco operare, con procedure automatizzate, un controllo formale che non tocchi la posizione sostanziale della parte contribuente e sia scevro da profili valutativi e/o estimativi nonché da atti di indagine diversi dal mero raffronto con dati ed elementi dell’anagrafe tributaria, ai sensi del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 54-bis e 60 fatta salva, nel successivo giudizio di impugnazione della cartella, l’eventuale dimostrazione, a cura del contribuente, che la deduzione d’imposta, eseguita entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto è sorto, riguardi acquisti fatti da un soggetto passivo d’imposta, assoggettati ad IVA e finalizzati ad operazioni imponibili.”. L’insegnamento delle Sezioni Unite citato è stato poi confermato dalla successiva giurisprudenza di legittimità (Cass. Sez. 5 -, Sentenza n. 4392 del 23/02/2018, Rv. 647546 – 02).

7. Dunque, in linea generale, se manca una diversa valutazione nel-l’an o nel quantum del presupposto impositivo ovvero una diversa valutazione della esistenza di crediti o oneri, l’amministrazione può liquidare quanto rilevato nel controllo formale ed effettuare l’iscrizione a ruolo e la notifica della cartella, senza necessariamente dover emettere un previo avviso di accertamento in rettifica. Da ciò deriva, in applicazione del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, artt. 30 e 55 in materia IVA, la correttezza della tesi giurisprudenziale, già espressa da Cass., 2 aprile 2009, n. 9564, secondo la quale, allorquando il credito portato in detrazione non risulti dalla dichiarazione annuale, sia perché diverso sia, più radicalmente, perché la stessa non è stata presentata, è pienamente legittimo il ricorso alla procedura di controllo automatizzato.

Infatti, la procedura si conclude con un atto liquidatorio ai fini dell’iscrizione a ruolo a titolo definitivo, ai sensi del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54-bis, comma 3 e art. 60, comma 6.

8. Coerentemente con quanto precede, le Sezioni Unite citate hanno nondimeno anche statuito, con riferimento specifico al credito IVA, che il diritto di detrazione non può essere negato nel giudizio d’impugnazione della cartella emessa dal fisco a seguito di controllo formale automatizzato, laddove, pur non avendo il contribuente presentato la dichiarazione annuale per il periodo di maturazione, sia dimostrato in concreto – ovvero non sia controverso – che si tratti di acquisti fatti da un soggetto passivo d’imposta, assoggettati a IVA e finalizzati a operazioni imponibili e di deduzione eseguita entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto è sorto (conf. Cass. Sez. U, ud. 21 giugno 2016, Fa/I. LTS). Questo è proprio il caso di specie, in cui l’esistenza dei presupposti sostanziali per la detrazione e il rispetto della c.d. “cornice biennale” non sono contestati, e va pertanto data continuità all’insegnamento giurisprudenziale che precede.

9. Siffatte conclusioni, fatte proprie dal Collegio, sono coerenti anche con il quadro Eurounitario e con la sentenza della Corte di Giustizia 18 marzo 2021 resa nella causa C-895-19, secondo la quale, ove sussistano le condizioni sostanziali del diritto a detrazione dell’IVA, l’applicazione di una normativa nazionale non può impedire, in modo automatico e a causa dell’inosservanza di un requisito formale, l’esercizio del diritto a detrazione dell’IVA dovuta a titolo di un acquisto intracomunitario nel corso dello stesso periodo in cui è avvenuta la liquidazione dell’IVA.

10. Al rigetto del ricorso segue la compensazione delle spese di lite, in ragione del fatto che la giurisprudenza si è consolidata solo successivamente all’incardinamento del presente giudizio di legittimità.

11. Si dà atto del fatto che, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, in presenza di soccombenza della parte ammessa alla prenotazione a debito, non sussistono i presupposti per il versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e compensa le spese di lite.

Così deciso in Roma, il 11 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 novembre 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA